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Fenomenologia della donna runner

  • 3 minute read

Il mondo è bello perché vario. (sempre piú spesso a-variato, ma questo è un altro discorso).
Il mondo dei runners é variopinto. Nei colori come nelle intenzioni.
Il mondo delle donne runners é variabile. Anzi, é un mondo a sé. Con le sue regole, le sue accezioni, i suoi archetipi.

Ho avuto ulteriore conferma di questa lapalissiana verità la scorsa domenica, partecipando ad una 11k non competitiva organizzata nell’ambito della EcoMaratona del Ticino 2013, bellissima manifestazione giunta alla seconda edizione e che si snoda nel Parco del Ticino.

Al nastro di partenza centinaia di persone; mentre gli uomini sono tutti banalmente simili nella loro smania di muovere gli zoccoli (pardon, i piedi) non appena parte lo sparo le donne no. Le donne sono diverse: fanno capannello tra loro chiacchierando e quando si mettono a correre continuano a chiacchierare fino a quando l’oggetto della conversazione non è stato sviscerato. Del resto… siamo o non siamo multitasking?

Ma anche le runner del gentil sesso non sfuggono ad alcune, ovvie categorie.

  1. La fashionista, per cominciare. Perfetta dalla radice dei capelli alle stringhe. La t-shirt è ovviamente abbinata al pantaloncino, che si fonde con il calzino, si armonizza con la scarpa e fa pendant con il colore dello smalto, dettaglio mai trascurato. Come per il capello: non una coda di cavallo. Non una forcina visibile ad occhio nudo. Ciocca fuori posto? Giammai! Anche se sembra raccolto ‘a caso’ racchiude una struttura degna di un hair stylist. Il trucco, leggero, potrebbe resistere alla Marathon des Sables e non colare. Mai. Insomma, esteticamente inarrivabile.
  2. La iper-tecnologica. Sempre connessa: smartphone su un braccio, per registrare percorso attraverso qualche app. Cardiofrequenzimetro con GPS, altimetro, barometro e capacità di fare anche il caffé, se opportunamente settato. Ovviamente tiene un diario dei propri allenamenti. Che condivide attraverso i social e di cui discute con il proprio coach (virtuale).
  3. La green runner (e varianti eco, bio & natural). Veste rigorosamente in cotone non trattato. Naomi Klein é la sua musa, il barefoot il suo sogno. Corre su asfalto solo se strettamente necessario perché vuoi mettere con il single track alpino o la spiaggia? Mangia solo cibi a chilometro zero e dopo la corsa beve frullato di sedano ché purifica l’organismo e rivitalizza la pelle.
  4. La runner per caso, oppure per necessità. Si avvicina alla corsa a primavera inoltrata,  quasi sempre perché ha letto sul qualche magazine femminile che la corsa aiuta a prepararsi all’inevitabile prova costume, traguardo agognato in vista delle vacanze. Non ha idea di cosa sia una scarpa tecnica, e ricorda che sudare molto fa bene. Quindi indossa il pile anche sotto il sole, e sopra ad una bella fascia dal garantito effetto sauna.

Pensate che sia stata feroce? No… io sono un insieme di tutte queste donne. Adoro il cromatismo sfumato (e guai se il calzino non si intona); quando corro ho fili ovunque e sul mio smartphone ho una cartella “fitness” che contiene 6 app (giuro, le ho contate ora). Seguo un regime alimentare (ma dopo 10k mi sbranerei una porchetta) e non disdegno di tonificare… mica voglio sfigurare con le ventenni sulla spiaggia di Rimini!

Perché noi donne siamo così… complicate, ironiche (perché la vita è già difficile quindi bisogna riderci sopra) e irresistibili.
Quindi se sei una donna e mi stai leggendo inforca le scarpette e vieni alla We Own The Night… divertimento assicurato!

PS: Il cartello che vedete nella foto era esposto fuori da un’abitazione, quasi all’ultimo chilometro. Non so a chi fosse rivolto ma l’ho interpretato come un segno del destino. Ho fatto un profondo respiro, raddrizzato la schiena e dato fondo alle (poche) energie rimaste. E con Bach nelle orecchie a volumi da hard rock (sto scoprendo la musica classica nella corsa grazie ai consigli di @lacritica e @marcoapostoli) ho tagliato il traguardo con un pensiero in testa: le donne… Se non ci fossero bisognerebbe inventarle!

 

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