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Virginia Nanni, passione “ultra”

  • 3 minute read

“La prima volta che ho corso 50 km ho capito che quelle erano le mie gare: nelle lunghe distanze ritrovavo me stessa”.
Nel gruppo dei FrontRunner Asics non ci sono solo velocisti e mezzofondisti. Virginia Nanni, ad esempio, ama le ultramaratone, la corsa di resistenza, che è prima di tutto un modo – dice – per stare con se stessa e riflettere. Pochi giorni fa si è anche tolta la soddisfazione di un quinto posto di categoria alla Strasimeno – 58km -, anche se il suo prossimo obiettivo è la Nove Colli e il suo sogno nel cassetto è correre la Spartathlon.

“A cosa penso mentre corro? A tutto. Rifletto su me stessa, sulla mia vita, penso al lavoro, ma anche alle lavatrici da fare il giorno dopo. Mi sono fatta amica la mia testa. Il corpo a volte ti chiede di fermarti, ma è la mente che alla fine sceglie di non mollare, di non sentire gli acciacchi, la fatica. E lo dice una che di acciacchi ne ha da vendere. Però ho imparato a stringere i denti e a non mollare.
E pensare che io odiavo correre e i miei primi 3 km furono un’agonia. Venivo dalla palestra, dal fitness, tutto un altro tipo di allenamento. Ho scoperto la corsa quattro anni fa, in un momento in cui tutto andava per il verso sbagliato: avevo perso una persona cara, un’altra si era ammalata, ero rimasta senza lavoro e la mia relazione era finita. Capita che la vita ti presenti il conto tutto in una volta. Così al mattino presto – sono sempre stata una mattiniera – andavo a camminare sul lungomare, per staccare da tutto. Vedevo tante persone correre e mi chiedevo come facessero, così ho voluto provare.
Una fatica! Però, fatti i primi 3 km, mi sono detta “Perché non arrivare a 3,5km?”.
E poi sono diventati 4, poi 6, poi 8. Mi sono accorta che la corsa mi aiutava a staccare la testa da tutto quello che accadeva in quel periodo, che piano piano mi stava restituendo la fiducia in me stessa e la voglia di tenere duro nonostante le difficoltà. Dopo due settimane sono arrivata a 18 km, dopo quattro mesi, a Roma, ho corso la mia prima maratona: 3h51’ senza averla nemmeno preparata.
Poi la prima 50 km: è stato subito amore. Ho capito che quelle erano le mie gare, le mie distanze.
Ho trovato chi ha creduto in me: Nico Leonelli, un amico, atleta della nazionale italiana di ultramaratona. “Ce la farai”, mi ha detto e da allora mi ha dato una grossa mano dal punto di vista della preparazione.

Ho corso tre volte il Passatore. Sono iscritta anche quest’anno ma non so se la correrò: una settimana prima sarò al via della Nove Colli. Sono fatta così: devo sempre provare ad alzare un po’ l’asticella. Mi aspettano 202 km, il doppio rispetto al Passatore.
Mi sto allenando al meglio, soprattutto a livello mentale. La testa può davvero fare la differenza sulle lunghe distanze, e io sto lavorando soprattutto su questo aspetto: mi preparo alle fasi di crisi. Durante la settimana corro, ogni giorno, 25 km. Mi alzo presto, alle 6 di mattina, per allenarmi prima di andare al lavoro; nel weekend invece ho inserito 60 km, divisi però in tre momenti diversi: 20 km alle 7 del mattino, 20 km alle 13 e 10 km alle 18. In questo modo alleno la mente a non rilassarsi dopo la prima uscita, a tenere duro per le successive.
La Strasimeno è venuta così, come alternativa ai 60 km del fin settimana.
Sono partita senza Garmin perché mi interessava solo finirla e correre a sensazione. Nonostante un clima terribile, con vento contrario, freddo, pioggia, e un percorso in gran parte sterrato, a cui non sono abituata, con tanto fango, ne è uscito un quinto posto di categoria e il mio personal best: 5h39’. Quando l’avevo corsa la prima volta avevo impiegato 6h55’’. È una soddisfazione enorme vedere ripagati tanti sacrifici.
Ancora più bello è stato condividere questo risultato con Fabio, il mio compagno, che mi segue in bici durante gli allenamenti e mi è stato al fianco tutta la gara. È la mia forza e i miei traguardi li devo anche a lui.
Ora ho davanti ancora un mese di lavoro, poi lo scarico prima della Nove Colli: un altro traguardo da raggiungere per poi guardare ancora più in là, alla Spartathlon. È il mio sogno, fin da quando ho iniziato a correre e se c’è una cosa che il running mi ha insegnato, è che se vuoi… puoi”.

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2 commenti
  1. Patrizio ha detto:
    19 Aprile 2018 alle 19:36

    Tanta tanta stima! Ho il tuo stesso sogno, ed è bello vedere che qualcun altro ha provato lo stesso

    Rispondi
  2. Virginia ha detto:
    20 Aprile 2018 alle 07:15

    Grazie di cuore Patrizio! Riuscire a motivare, a far superare la zona di comfort, per me è fantastico. Credo che noi tutti disponiamo di grandi capacità, ma non sempre me siamo a conoscenza. Quindi forza!!!! Sono sicura che raggiungerai il tuo sogno!!!! A presto e buone corse!

    Rispondi

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