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Nessuno ti può giudicare

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  • Correre ti permette di esprimere la tua identità liberamente sfidando gli stereotipi.
  • L’ambiente della corsa assomiglia però sempre di più al mondo della moda.
  • Non esiste un modo “giusto” di vivere la corsa, la sincerità è fondamentale.

 

In redazione stiamo parlando e riflettendo tanto sulla piega che sta prendendo il mondo della corsa oggi. Ne ha parlato Sandro nel secondo segmento del 105° episodio de Il Lungo e approfitto del fatto che l’argomento sia ancora caldo per riproporlo anche qui, sulle pagine di Runlovers. 

Ripetiamo sempre, e non ci stancheremo mai di farlo, che la corsa annulla le differenza rendendoci tutti uguali di fronte a lei. Questo non deve però significare che dobbiamo omologarci per apparire tutti uguali gli uni con gli altri. Non è questo il senso, ma di fatto è quello che ci sembra stia accadendo. 

Liberi di correre come si vuole

Per correre e vivere il mondo della corsa non dobbiamo perdere, o ancora peggio rinunciare alla nostra identità, anche se questo significa correre indossando capi di abbigliamento multi brand, di colori sgargianti, per non dire fluo, con accostamenti cromatici inusuali. Non è accettabile che si venga definiti e giudicati da come ci presentiamo, né tanto meno è pensabile di essere esclusi per le stesse ragioni. 

C’è chi è disposto ad annullare la propria personalità, allineandosi al gusto personale di altri, seppur lontano dal proprio, piuttosto che essere esclusi dal gruppo. Ma non c’è niente di peggio che farsi velatamente imporre un determinato dress code in un ambiente che davvero non ne ha alcun bisogno né motivo. Ognuno deve sentirsi libero di poter correre come vuole, anche se questo implica correre un’intera maratona travestito da Barbie o da Ken.

L’apparenza

L’attenzione verso l’apparenza è sempre più evidente anche in eventi internazionali come lo sono le maratone che si svolgono nelle capitali di tutto il mondo, capaci di trasformare le strade urbane nelle nuove passerelle di moda per i brand del settore. Vengono create collezioni ad hoc per gli eventi, in stoccaggio limitato e con prezzi difficilmente accessibili a tutti.

Restando in questi grandi contesti internazionali, è bello che si parli sempre più della settimana della gara piuttosto che soltanto del giorno della gara. Nell’arco dell’intera settimana che precede il giorno della competizione vengono organizzati una quantità sempre maggiore di eventi, run, talk per attirare e rendere partecipe anche chi non vi prenderà parte in prima persona. In questo rivedo lo spirito di inclusione e condivisione caratteristico della corsa, aspetto che non ritrovo quando questi stessi eventi iniziano ad essere solo su invito, privati ma ugualmente comunicati e pubblicizzati (con quale scopo se poi non è possibile iscriversi e parteciparvi?), facendo sviluppare in chi non viene coinvolto un sentimento di inadeguatezza. La domanda sorge spontanea: “perché non io? Cos’ho che non va?”. A questo punto c’è un’unica chance per sperare di poter essere presi in considerazione: per essere “eletti” bisogna omologarsi, assomigliare ai componenti del gruppo, a costo di azzerare la propria personalità. Peccato che così facendo la corsa, e tutto ciò che rappresenta, perda di significato.

Sincera, sempre e per sempre

Purtroppo quello che stiamo notando è che questa “tendenza” è sempre più diffusa che anche nei contesti quotidiani, rendendo l’ambiente della corsa sempre più simile a quello della moda e del fashion, quindi, per essere sicuri di intenderci, snob ed esclusivo.

La verità è che non esiste un modo trendy o cool di vivere la corsa. Correre è già una figata di per sé, senza bisogno di aggiungere altro. L’abbigliamento griffato o l’avere i baffi o dei tatuaggi non ti definisce un runner migliore. E tu non dovresti mai sentirti sbagliato in questa o quella circostanza. Ognuno deve poter essere libero di vivere la corsa a modo suo, senza essere giudicato da nessuno. Perché la corsa è democratica, inclusiva e sincera, e sempre lo sarà!

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