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Ochy: analizzare la corsa con il telefono

  • 5 minute read

Dieci secondi di video girati con lo smartphone, di lato e da dietro, diventano un referto su come ti muovi quando corri: come girarli bene, da dove cominciare a leggerli e quando portarli a un fisioterapista.

  • Chi ha fondato Ochy e da quale infortunio nasce l’idea
  • Come preparare la ripresa: dove appoggiare il telefono, chi filma, a che andatura correre
  • Un box con cinque errori che rendono il video poco utilizzabile
  • In che ordine leggere il referto, dai parametri più solidi a quelli da prendere con più cautela
  • Come inserire gli esercizi nella settimana e quando coinvolgere un professionista

La biomeccanica fuori dal laboratorio

Per sapere come appoggi il piede o quanto si piega il ginocchio mentre corri, fino a pochi anni fa le strade erano due. Il commesso di un negozio specializzato, che ti guarda correre per qualche metro e si fa un’idea a occhio. Oppure un laboratorio di biomeccanica: una stanza piena di telecamere a infrarossi, sferette riflettenti incollate sulla pelle, il movimento ricostruito in tre dimensioni. Preciso, costoso, raramente dietro l’angolo.

Ochy si mette nello spazio in mezzo. Gli basta un video di dieci secondi girato con il telefono, di lato e da dietro. Il modello riconosce il corpo fotogramma per fotogramma, ne ricava angoli delle articolazioni, tempi del passo e allineamenti, e li confronta con una postura di riferimento calcolata sulla tua morfologia. In meno di un minuto arriva il referto, con gli esercizi per lavorare su ciò che è emerso.

L’idea ha una storia precisa. Khaldon Evans correva i 400 metri per la University of Central Missouri, nel circuito universitario americano, finché una serie di infortuni ricorrenti ne ha interrotto la carriera. Per anni nessuno ne aveva capito l’origine, finché una sola visita in un laboratorio con motion capture a più telecamere ha mostrato un difetto nella sua corsa che nessun clinico aveva colto a occhio nudo, al prezzo di qualche migliaio di euro. Ochy è nata a Rennes nel 2021 per rendere accessibile quello che a lui era arrivato tardi e caro.

Con Evans l’hanno fondata Perrine Chapot, fisioterapista che all’epoca lavorava in un laboratorio di biomeccanica e oggi guida quella parte del progetto, e Victor Dequidt, ingegnere, responsabile tecnologico dal 2022. Nel prodotto si riconosce la mano della fisioterapista: ogni voce del referto porta a un esercizio, perché una misura senza un’indicazione su cosa fare dopo serve a poco.

Girare il video nel modo giusto

Il referto vale quanto il video da cui nasce, e il telefono deve restare fermo mentre gli passi davanti: un treppiede è la soluzione più comoda, ma bastano anche una panchina, un muretto o una borraccia a fare da appoggio. Se filma qualcuno, l’unica consegna è tenere le mani immobili. Le riprese sono due: una di profilo, con il corpo che attraversa l’inquadratura, e una da dietro, mentre ti allontani.

Se corri da solo, il tapis roulant è probabilmente il posto migliore per il primo video. Il telefono appoggiato di fianco al nastro resta alla stessa distanza per tutta la ripresa, e non serve nessuno che ti filmi. È una soluzione che suggeriscono gli stessi fondatori.

Corri al ritmo delle uscite facili, senza accelerare perché sai di essere ripreso. Il referto descriverà la corsa che fai ogni giorno, e le misure dei tempi di appoggio sono più precise alle andature comode che a quelle molto lente o molto veloci. Se usi la fotocamera e carichi il video dopo, impostala a 60 fotogrammi al secondo o più: il piede si muove così in fretta che, con pochi fotogrammi, l’istante in cui tocca terra rischia di cadere tra uno frame e l’altro.

Cinque errori che rovinano la ripresa

  • Seguire il corridore con il telefono. L’inquadratura resta ferma, sei tu ad attraversarla.
  • Tagliare piedi o testa. Il corpo deve restare tutto dentro, dalla testa alle scarpe, per l’intera ripresa.
  • Lasciare altri corridori in scena. In un’uscita di gruppo o in gara il modello rischia di analizzare la persona sbagliata.
  • Scarpe che si confondono con lo sfondo. Il piede è la parte più difficile da seguire, e scarpe chiare su un fondo chiaro ne peggiorano la lettura. Per lo stesso motivo evita il controluce, che trasforma le gambe in una sagoma scura.
  • Dimenticare la vista da dietro. Di profilo si vedono ginocchio e busto; da dietro emergono la rotazione del piede all’appoggio e il movimento del bacino.

Leggere il referto

La prima schermata mostra un punteggio per ogni parte del corpo, e toccandone una si aprono spiegazioni ed esercizi. Conviene partire da ciò che il modello misura meglio: Ochy lo ha confrontato con un sistema di motion capture da laboratorio, in uno studio condotto dall’azienda.

Pensa a una foto scattata a qualcuno che corre: il busto è nitido, mentre mani e piedi, che si muovono più in fretta di tutto il resto, escono un po’ mossi. Il referto va letto allo stesso modo, dal centro verso le estremità.

Il primo numero da guardare è la frequenza dei passi, cioè quanti appoggi fai in un minuto. È la misura più solida del referto e la più facile da usare. Subito dopo viene il ginocchio visto di lato: quanto arriva disteso all’appoggio, quanto si piega mentre assorbe il peso.

L’inclinazione del busto è l’esempio con cui Evans ha spiegato l’app, ed è anche la voce che puoi controllare da solo. Ferma il video di profilo a metà appoggio e guarda la linea che va dall’orecchio all’anca: se quello che vedi coincide con il referto, hai un punto fermo in più.

Caviglia, gomito e le misure di tempo più fini, legate all’istante in cui il piede si stacca da terra, vanno trattati come indicazioni: diventano utili quando li confronti nel tempo, o quando li porti a qualcuno che può guardarti correre dal vivo.

Dagli esercizi al fisioterapista

Gli esercizi sono la parte che trasforma il referto in uno strumento attivo. Trattali come un blocco di forza e mobilità, due o tre volte a settimana, dopo una corsa facile o in un giorno senza corsa. Durante le uscite evita di correggere la tecnica passo per passo: se vuoi alzare la frequenza, procedi per piccoli aumenti.

Dopo quattro-sei settimane gira un nuovo video nelle stesse condizioni: stesso posto, stesso ritmo, stesso telefono. L’app conserva le analisi precedenti, e un cambiamento netto tra due riprese identiche vale più di qualsiasi singolo valore.

Al fisioterapista conviene arrivare quando c’è un dolore o un infortunio che si ripresenta, quando il referto segnala qualcosa su piede e caviglia e vuoi intervenire, o prima di cambiare in modo consistente il tuo modo di correre. Evans lo dice apertamente: l’app non nasce per sostituire allenatori e fisioterapisti, ma per dare loro uno strumento in più. Il referto si esporta in PDF: portalo insieme ai due video, e la visita partirà un passo più avanti.

A Evans sono serviti anni per vedere il difetto che lo fermava. Oggi il primo sguardo costa dieci secondi, e quello successivo resta nelle mani di chi può toccarti le gambe.

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