Sulle salite in cui si cammina i bastoncini diventano due gambe in più, e usarli bene è questione di pochi gesti da imparare prima di partire.
- Su quali percorsi i bastoncini aiutano e su quali restano peso in più
- La spinta in salita, simultanea e alternata, con la posizione giusta delle punte
- Come regolare la lunghezza, anche con i modelli pieghevoli a misura fissa
- L’uso in discesa come freno e punto d’appoggio
- Dove tenerli nel gilet e come aprirli camminando
Sui sentieri di montagna, a fine settembre, il suono è cambiato. Tra il fruscio delle foglie e il respiro corto delle rampe si sente sempre più spesso un ticchettio secco sulla roccia, due colpi ogni paio di passi. Sono i bastoncini, e chi prepara un’uscita per il weekend prima o poi si chiede se servirebbero anche a lui.
Servono, ma non sempre e non ovunque. Il modo più utile per pensarli è come due gambe in più che entrano in gioco solo quando il sentiero si impenna: sulle salite ripide in cui si cammina lavorano parecchio, sui tratti che si corrono restano piegati nel gilet a pesare quel poco che pesano. Il resto è tecnica, e si impara in un paio di uscite.
Quando portarli e quando lasciarli a casa
Il criterio più affidabile è il profilo del percorso, prima ancora della distanza. Se nella traccia ci sono salite lunghe e ripide, quelle in cui anche chi va forte smette di correre, i bastoncini spostano una parte del lavoro dalle gambe a spalle, braccia e dorso. Sulle pendenze forti camminare con decisione rende spesso più che correre piano e i bastoncini mettono anche la parte alta del corpo al servizio di quella camminata. Lo stesso vale per le discese tecniche prolungate e per le uscite oltre le tre ore, quando all’ultima salita le gambe arrivano già stanche e ogni aiuto conta.
Il conto si ribalta quando il percorso si corre quasi tutto. Su un anello collinare con salite brevi, che si superano in un minuto o due senza cambiare andatura, i bastoncini passano la giornata piegati sulla schiena o in mano, a spezzare il movimento delle braccia. Sui sentieri stretti o affollati il problema diventa di tutti: la punta di un bastoncino tenuto male finisce all’altezza dello stinco di chi segue. Per uscite così li lascerei a casa senza rimpianti.
Se l’uscita è una gara, leggi il regolamento prima di iscriverti: le regole sui bastoncini cambiano da una manifestazione all’altra.
La spinta in salita
Il bastoncino lavora quando spinge il corpo in avanti e verso l’alto, e per spingere deve stare dietro. Per questo la punta tocca terra accanto al piede avanzato o poco più indietro: da lì, quando il braccio si distende, ti porta su. Piantata più avanti costringerebbe a tirarsi su con le braccia, una fatica che dopo mezz’ora si sente tutta negli avambracci.
Sulle pendenze forti, quelle in cui cammini, i due bastoncini lavorano insieme. Li pianti in contemporanea all’altezza dei piedi, con il busto appena inclinato in avanti, e mentre fai due passi distendi le braccia spingendo verso il basso e indietro, come quando ti alzi da una poltrona facendo leva sui braccioli. Poi li riporti avanti insieme e ricominci. Il ritmo si trova da solo dopo qualche minuto, e con lui una sensazione precisa: le cosce cedono un po’ di lavoro alle spalle.
Quando la pendenza cala e il passo si allunga, torni al movimento naturale della camminata: braccio opposto alla gamba, un appoggio per passo, alternato. È la spinta delle salite moderate e dei falsopiani da camminare svelti. Le punte restano dietro al piede anche qui, il braccio oscilla dalla spalla e la mano chiude la manopola senza stringerla, perché un pugno morbido affatica meno l’avambraccio nelle ore lunghe.
Tra le due, quella che cambia la giornata è la simultanea: è sulle rampe in cui ogni passo pesa che i bastoncini si guadagnano il posto nel gilet.
Regolare la lunghezza
Il riferimento di partenza si prende in piano: manopola in mano, punta a terra accanto al piede, e il gomito deve piegarsi a circa novanta gradi. In salita il terreno si alza incontro alla punta, quindi il bastoncino va accorciato di qualche centimetro per non ritrovarsi con le mani all’altezza delle spalle. Molti bastoncini da trail sono pieghevoli a lunghezza fissa, e lì non c’è niente da regolare: sulle rampe si impugna più in basso, sulla parte rivestita sotto la manopola, quando c’è. In discesa vale il contrario, e un bastoncino un po’ più lungo raggiunge prima il gradino sotto.
In discesa, appoggio e freno
Quando il sentiero scende i bastoncini passano davanti. La punta si appoggia avanti, dove il piede sta per arrivare o appena oltre, e fa due cose insieme: rallenta il corpo mentre la gravità lo porta giù e offre un punto di equilibrio quando il terreno si muove sotto la suola. È la stessa mano che, scendendo una scala al buio, cerca il corrimano prima ancora che il piede trovi il gradino.
Sui gradoni di roccia il bastoncino scende per primo: lo pianti sul gradino inferiore, ci carichi una parte del peso e solo dopo appoggi il piede. Le ginocchia restano morbide e il peso resta soprattutto sulle gambe, con il bastoncino che accompagna e corregge. Quando la discesa torna fluida e corribile conviene tenerli sollevati da terra o chiusi in mano, perché a quella velocità una punta incastrata tra due sassi significa un bastoncino piegato, nel migliore dei casi.
Riporli e tirarli fuori senza fermarsi
Per tutto il tempo in cui non servono, i bastoncini stanno piegati nel gilet: sugli elastici degli spallacci o in una faretra dietro la schiena, a seconda del modello. D’autunno lo spazio è conteso, perché lì dentro viaggiano già guscio e strato isolante, quindi conviene decidere a casa dove vanno e verificare di raggiungerli con una mano sola.
Il gesto per aprirli si fa camminando, all’attacco della salita: sfili il bastoncino piegato dall’aggancio, lo tieni per la manopola, lasci cadere le sezioni inferiori perché si allineino e tiri la manopola verso l’alto finché il blocco scatta. Le gambe intanto continuano a salire. Per riporli fai il contrario: sblocchi, pieghi le sezioni una sull’altra e le fermi con l’elastico.
Prova il gesto a casa, in corridoio, più di una volta: la prima rampa con il fiato corto non è il momento giusto per scoprire da che parte si apre l’elastico. Sui tratti brevi tra una salita e l’altra, quando non vale la pena riporli, puoi portarli piegati in una mano, verticali e con le punte verso il basso: non tocchi nessuno e alla rampa successiva sono già pronti.