Il tratto migliore di un cammino lungo si percorre in due giorni, e l’autunno è la stagione in cui è più bello farlo.
- Tre porzioni di cammini italiani che si chiudono tra sabato mattina e domenica pomeriggio, con distanze e tempi dai siti ufficiali dei percorsi.
- Il Sentiero del Viandante sul lago di Como è il più semplice da organizzare, perché ogni fine tappa ha una stazione ferroviaria.
- Il tratto umbro della Via di Francesco sale a piedi verso Assisi dalle colline e scende poi negli oliveti verso Spello.
- In autunno la variabile che decide la giornata è la luce, non i chilometri: le ore utili si contano prima di partire.
Un cammino intero chiede dieci giorni e le ferie sono finite ad agosto. La via d’uscita sta nel prendere il tratto che di quel cammino è la parte più bella e percorrerlo in due giornate, dormendo una notte a metà strada. L’autunno è il momento in cui questa idea funziona meglio: il caldo se n’è andato, le colline centrali tornano camminabili anche a mezzogiorno, e i boschi cambiano colore proprio nelle settimane in cui i cammini si svuotano.
Due giorni bastano per un tratto che vale
La porzione giusta si sceglie a partire da tre condizioni, e il chilometraggio è l’ultima. Serve un arrivo che valga il viaggio, perché camminare verso qualcosa cambia il passo. Serve un centro abitato a metà percorso dove si dorme e si mangia. E serve un modo di tornare al punto di partenza con i mezzi pubblici, altrimenti l’unica soluzione resta la seconda macchina lasciata all’arrivo, che raddoppia l’organizzazione e dimezza la voglia.
Chi cammina due giorni non sta facendo una versione ridotta del cammino: sta percorrendo la parte che gli altri otto giorni servono a raggiungere. È una differenza pratica, oltre che di principio, perché un cammino di più giorni chiede una pianificazione diversa, fatta di gestione del carico sulla settimana, bucato serale e recupero progressivo. Su due giorni tutto questo sparisce. Restano uno zaino leggero, un cambio e un orario dei treni.
Come misura di riferimento, una giornata comoda sta tra i dodici e i venti chilometri su fondo misto. Oltre i ventitré si entra in un’altra categoria: si può fare, ma il pomeriggio diventa una marcia e il paese d’arrivo si visita da seduti.
I tre itinerari
Il Sentiero del Viandante corre a mezza costa sulla sponda orientale del lago di Como, sopra la ferrovia e la statale, su antiche mulattiere. Il weekend naturale parte da Abbadia Lariana, dorme a Lierna e chiude a Varenna: circa venti chilometri in totale, con il lago sempre lì sotto e il castagneto che in ottobre scarica ricci sul sentiero, così che si cammina su un tappeto che scricchiola. Dei tre è quello che consiglierei per un primo weekend in cammino, e il merito non è della lunghezza: è della linea ferroviaria che segue la costa, con una stazione in ogni paese, che rende il rientro una questione da dieci minuti.
Il tratto umbro della Via di Francesco tra Gubbio e Spello supera i sessanta chilometri e va diviso in quattro giornate. La porzione che vale il weekend è quella finale: sabato da Valfabbrica ad Assisi, 13,4 km per tre quarti su sterrato, con l’ultimo tratto che si apre sulla valle e mostra la Basilica da lontano; domenica si esce da Assisi verso Spello lungo la tappa che porta a Foligno, fra gli olivi terrazzati alle pendici del Subasio. La salita nel bosco che apre la giornata di Valfabbrica è la parte migliore dell’intero tratto e va affrontata con le gambe del sabato mattina, non con quelle della domenica pomeriggio.
In Toscana il weekend classico è la coppia di tappe della Via Francigena che unisce San Miniato a Gambassi Terme e poi Gambassi a San Gimignano. Sono trentasette chilometri complessivi, quasi tutti sui crinali della Val d’Elsa, con le pievi medievali che scandiscono il percorso e un secondo giorno breve che lascia il pomeriggio libero per la città delle torri. È il più impegnativo dei tre, per via delle sei ore quasi piene del primo giorno.
Distanze, tempi e ritorno al punto di partenza
| Itinerario | Giorno 1 | Giorno 2 | Fondo e dislivello | Notte a metà | Rientro |
|---|---|---|---|---|---|
| Sentiero del Viandante (LC) | Abbadia Lariana – Lierna, 10,6 km, 3h30 | Lierna – Varenna, 9,4 km, 3h30 | Mulattiere e selciati, +/- 360 m il primo giorno, +/- 655 m il secondo | Lierna | Treno: la linea costeggia il sentiero e ferma in ogni paese |
| Via di Francesco (PG) | Valfabbrica – Assisi, 13,4 km, 5 h | Assisi – Spello, sulla tappa per Foligno (19,2 km e 6 h fino a Foligno) | 75-85% sterrato, +490/-403 m il primo giorno | Assisi | Treno da Spello ad Assisi, poi autobus per Valfabbrica |
| Via Francigena (FI-SI) | San Miniato – Gambassi Terme, 23,7 km, poco meno di 6 h | Gambassi Terme – San Gimignano, 13,4 km | Prevalenza di sterrato di crinale, saliscendi continui senza salite lunghe | Gambassi Terme | Autobus da San Gimignano verso la Valdelsa, poi treno per San Miniato |
Due avvertenze sui rientri. La stazione di Assisi è a Santa Maria degli Angeli, quattro chilometri sotto la città, collegata da autobus urbani; Valfabbrica non ha ferrovia e si raggiunge con le corse extraurbane da Perugia o da Assisi, che in autunno seguono il calendario scolastico e vanno verificate prima di partire. San Gimignano è nella stessa condizione: niente treno, autobus verso i centri della Valdelsa che invece la stazione ce l’hanno.
Cosa cambia camminare in autunno?
La luce è il vincolo, e va calcolata all’indietro. Una tappa da cinque ore ne occupa sette con le soste e la sosta lunga di mezzogiorno, quindi con una partenza alle nove si arriva con margine finché il sole cala alle sette di sera. Dopo il ritorno all’ora solare, a fine ottobre, alle cinque del pomeriggio la luce è già finita: la stessa tappa va anticipata di due ore, oppure accorciata.
Il secondo cambiamento riguarda il fondo. Le foglie bagnate sopra la pietra e i gradoni delle mulattiere sono la superficie più insidiosa dell’anno, perché nascondono quello che c’è sotto e non danno nessun preavviso quando cedono. Nelle discese lunghe, i bastoncini smettono di essere un accessorio e diventano due punti di appoggio in più.
Poi c’è l’escursione termica, che in collina d’autunno arriva a superare i dieci gradi tra l’alba e il primo pomeriggio. Si parte al freddo, si suda entro venti minuti, e alle quattro il versante si mette in ombra e la temperatura scende di colpo, come quando si entra in una cantina. Il modo di gestirla è vestirsi a strati sottili e togliere il primo prima di iniziare a sudare, non dopo. Il vantaggio, in compenso, è enorme: si cammina tutto il giorno senza inseguire l’ombra, e i borghi di ottobre sono semplicemente meravigliosi.
lo zaino per due giorni
Venticinque o trenta litri sono la misura giusta, e vanno riempiti al massimo per due terzi. Dentro: un cambio completo per la sera, calze di ricambio, un guscio antipioggia e la copertura per lo zaino, una frontale, un litro e mezzo d’acqua, il minimo per lavarsi. Fuori niente, perché quello che penzola sui fianchi oscilla a ogni passo. Il peso va sistemato con gli oggetti pesanti contro la schiena, all’altezza delle scapole, e la cintura ventrale va stretta prima degli spallacci: è lei a scaricare il carico sul bacino.
Il criterio per capire se hai esagerato è uno solo e si applica prima di partire: sollevalo da terra a braccio teso. Se devi pensarci, togli qualcosa. Chi non ha mai camminato a lungo con un carico può abituare le spalle al peso con qualche uscita da due ore nelle settimane precedenti, con lo zaino esattamente com’è quando parte, scarpe comprese.