Con un paio di ciaspole il bosco che conosci d’estate resta percorribile anche sotto la neve, e diventa un posto diverso: più silenzioso, più lento, pieno di tracce.
- Cosa cambia in un bosco innevato quando lo si attraversa a piedi, dal suono alle impronte sulla superficie
- L’attrezzatura per la prima uscita, ciaspole comprese, e come vestirsi a strati
- La tecnica del passo in piano, in salita e in discesa
- Dove fare la prima ciaspolata e il controllo da fare ogni volta prima di partire
Il bosco d’inverno a passo lento
La prima cosa che si nota, entrando in un bosco dopo una nevicata, è che il rumore se n’è andato. Il torrente si sente ancora, ma ovattato. La strada a valle sparisce, e anche la tua voce sembra arrivare meno lontano. La neve fresca è un’imbottitura stesa su tutto: tra un cristallo e l’altro resta pieno d’aria, e quella struttura porosa assorbe buona parte delle onde sonore, come i pannelli di uno studio di registrazione. Rimane il tuo passo, lo scricchiolio della neve che si compatta sotto il piede, e il respiro.
Senza ciaspole, quel bosco si attraversa a fatica. Con la neve fresca alta si sprofonda fino al ginocchio, e dopo poche decine di metri le gambe bruciano. Prova a premere un dito nella neve appena caduta: affonda. Appoggia il palmo aperto con la stessa forza e resta quasi in superficie. La ciaspola fa la stessa cosa con il piede, allarga l’appoggio e distribuisce il peso del corpo su una superficie molto più ampia, così si galleggia sulla neve invece di bucarla. Per farlo bastano le gambe di chi cammina in montagna d’estate, senza nessuna tecnica alpinistica: d’inverno la montagna è anche di chi cammina.
Poi ci sono le tracce. Sulla neve fresca resta scritto chi è passato durante la notte: la fila quasi perfetta della volpe, che posa una zampa davanti all’altra; il disegno a gruppi di quattro della lepre, con le zampe posteriori che atterrano davanti alle anteriori; le impronte che finiscono di colpo alla base di un abete, dove uno scoiattolo è salito. D’estate quegli animali c’erano lo stesso, ma non lasciavano scritto niente. D’inverno il bosco tiene il registro, e leggerlo diventa parte della camminata.
Il passo rallenta da solo. Con le ciaspole ai piedi si va più piano che sullo stesso sentiero in estate, e conviene accettarlo invece di combatterlo, perché la ciaspolata dà il meglio quando la si tratta come una passeggiata lunga. Chi ha provato il forest bathing riconoscerà qualcosa: l’attenzione smette di andare avanti per conto suo e si posa su quello che c’è, un ramo che scarica la neve, la luce bassa tra i tronchi. Tra le attività della montagna invernale è quella che consiglierei a chiunque ami camminare, perché chiede pochissima tecnica e lascia molto tempo per guardarsi intorno.
Cosa serve per la prima uscita
Per cominciare le ciaspole: si trovano nei negozi di sport. All’inizio puoi anche noleggiarle, così capisci se l’attività ti piace prima di comprarne un paio. Accanto alle ciaspole servono due bastoncini con le rotelle da neve, i dischi larghi vicino alla punta che impediscono al bastoncino di sprofondare. Quelli da trekking estivo vanno bene, se le rotelle piccole si possono sostituire con quelle invernali.
Ai piedi ci vogliono scarponi da escursionismo impermeabili, abbastanza rigidi da reggere la stretta degli attacchi. Sopra lo scarpone vanno le ghette, che chiudono lo spazio tra la scarpa e il pantalone: senza, la neve entra a ogni passo, si scioglie, e per il resto della giornata il piede cammina dentro una calza fredda e bagnata.
Come si cammina con le ciaspole
In piano si cammina quasi normalmente, con i piedi un po’ più distanti del solito per non pestare con una ciaspola il bordo dell’altra. Si solleva il piede quanto basta e lo si appoggia senza trascinarlo, mentre i bastoncini accompagnano il ritmo. Le prime uscite stancano più del previsto, perché a ogni passo si sposta un po’ di peso in più con le gambe più aperte: conviene calcolare tempi più lunghi di un sentiero estivo della stessa lunghezza.
In salita il passo si accorcia e si lascia lavorare la parte anteriore della ciaspola, dove sotto la piastra ci sono i denti che fanno presa sulla neve. Molti modelli hanno anche un alzatacco, una barretta che si ribalta sotto il tallone: sulle pendenze lo tiene più in alto e toglie lavoro ai polpacci, e va riabbassato appena il terreno torna piano.
In discesa il peso si sposta leggermente indietro, le ginocchia restano morbide e si appoggia prima il tallone, così la ciaspola entra nella neve e fa da freno. Allungare i bastoncini di qualche centimetro aiuta a tenerli davanti senza piegarsi in avanti.
La prima ciaspolata, su un percorso segnalato
La prima uscita si fa su un percorso battuto e segnalato, oppure con una guida. Molte località di montagna preparano ogni inverno itinerari dedicati alle ciaspole, con segnavia e paline, dove la traccia è già aperta e la strada si ritrova anche quando la neve copre tutto. Guide alpine e accompagnatori di media montagna organizzano uscite di gruppo: oltre a scegliere il percorso in base alle condizioni del giorno, ti insegnano il passo mentre cammini.
Prima di partire, ogni volta, si consulta il bollettino valanghe, che per l’arco alpino trovi sul sito di AINEVA. Vale anche per un giro breve su un percorso segnalato, perché le condizioni della neve cambiano da un giorno all’altro. Chi lascia i percorsi segnalati entra in un’attività diversa, che richiede altra attrezzatura e una formazione specifica.
A un certo punto fermati, togli il cappuccio e ascolta quanto poco si sente.