Perché abbiamo smesso di voler essere unici per rifugiarci nelle scarpe “brutte” di nostro padre? Un viaggio tra Normcore e nuove sincerità per capire il fascino sovversivo della normalità.
La scarpa più eversiva del decennio non è futuristica, né aggressiva, né “da performance”. È grigia. È comoda. È quella che tuo padre metteva per lavare la macchina o tagliare l’erba: la Dad Shoe.
Nel nuovo episodio di Contaminazioni ricostruiamo come un oggetto nato per non farsi notare, come le New Balance 990, le Asics Gel-Kayano e tutta l’estetica delle sneaker “comode”, sia finito ai piedi di modelle fuori dalle sfilate e nei quartieri più trendy del mondo. Per capirlo bisogna tornare agli anni post-2010: l’affermazione di Instagram, l’ossessione per il personal brand, l’obbligo di distinguersi, l’esaurimento di dover essere sempre speciali. Da lì nasce il Normcore: la ribellione non è più l’eccentricità ma la scelta deliberata di mescolarsi alla folla, di diventare invisibili.
Ma parliamo anche di come le sottoculture usano gli oggetti come linguaggio, tipo rubare un simbolo, svuotarlo, riscriverlo. Ma c’è però da chiedersi: quando l’apatia diventa consapevole, può trasformarsi in apatia performativa, in snobismo al contrario? E allora la domanda finale è inevitabile: quando l’ironia si consuma, cosa resta? Forse una nuova sincerità. Forse l’oggetto torna a essere solo un oggetto. E le scarpe, finalmente, si indossano. Punto.
Ascolta “Dad’s Shoes su Contaminazioni Fuorisoglia.
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