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La fonte della complessità: perché il vero agonismo non cerca l’isolamento

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La forza non nasce dal vuoto, ma dal caos quotidiano. Cronaca dal camp di San Pellegrino, dove il Talent Team italiano di Kailas FUGA prepara la sfida di Chamonix capovolgendo il mito della performance pura.


Tre giorni a San Pellegrino non sono un set fotografico per sponsor. Sono un laboratorio di fatica. Quando vedi cinque delle più forti trail runner italiane correre fianco a fianco nelle nuvole di maggio, l’errore più grande è pensare che la loro forza risieda nell’isolamento monastico che la narrazione sportiva classica tenta sempre di imporci. Ci hanno convinti che per eccellere si debba cancellare il resto dell’esistenza, riducendo l’atleta a una macchina biologica da cronometro. Ma la montagna e la vita insegnano l’esatto contrario: la complessità del quotidiano non è un ostacolo alla performance, è la sua fonte primaria.

Questo concetto ha smesso di essere una teoria astratta per diventare la strategia di un brand. Kailas FUGA, insieme al FUGA Mountain Club, ha intercettato questa anomalia fondando in Italia un ‘Talent Team’ femminile. Non è un’operazione cosmetica o un elenco di nomi da classifica, ma la risposta a un’esigenza reale: dimostrare che l’eccellenza d’élite può – e deve – nutrirsi della gestione del tempo. Tra sessioni di fisioterapia, workshop di nutrizione e goal setting intensi, i tre giorni di San Pellegrino sono serviti a mappare un’attitudine comune. Cinque storie verticali che convergono verso un unico, imminente punto di tensione.

Alla stessa filosofia risponde The Big Test, l’iniziativa con cui Kailas FUGA mette a disposizione diecimila pack trail ad altrettanti runner, di ogni livello. Perché possano testarli, per ascoltarli.

La disciplina del turno

Correre cento miglia in montagna significa saper abitare la crisi e gestire lo sfinimento quando l’orizzonte scompare per la stanchezza. Per le gemelle Luisa ed Enrica Dematteis, questa non è una dinamica da fine settimana, ma il ritmo biologico delle loro vite. Entrambe affrontano quotidianamente turni di dodici ore come infermiere in ospedale. La resilienza che Luisa ha usato a inizio maggio per prendersi il primo posto alla Vibram Trail Mottarone (60km), o quella che ha permesso a Enrica di salire sul terzo gradino del podio nella difficile 100km dell’Istria 100 by UTMB, è la stessa che applicano nei corridoi dei reparti. Quando le ore di sonno sono poche e la stanchezza morde le caviglie, la loro mente non cerca l’evasione: attinge a una capacità di resistenza strutturata nel lavoro di cura.

Accanto a loro, Nicol Guidolin porta nel team la stessa precisione millimetrica nel ricalibrare i pesi della vita. Il suo secondo posto all’Ultra Trail Vipava Valley è arrivato a un solo anno dalla nascita del suo primo figlio, ma il dato che sposta il giudizio sul suo valore assoluto è un altro: il terzo posto assoluto ai World Masters Mountain Running Championships nel 2025. La maternità e le crescenti responsabilità familiari non hanno spento l’agonismo; lo hanno affilato, trasformando la linea di partenza in uno spazio di affermazione ancora più denso e consapevole.

L’ossessione e il sogno

Non esistono scuse geografiche quando c’è l’ossessione per il millimetro. Benedetta Broggi vive e lavora come medico vicino a Milano, dove la pianura cancella ogni pendenza. Eppure, la sua dimensione è la verticalità pura. Per vincere lo Skymarathon Sentieri 4 Luglio nel Vertical e presentarsi a pochissime settimane dagli Europei in Slovenia in condizioni d’élite, Benedetta ha dovuto ottimizzare ogni singolo frammento di tempo libero. Ha chiuso lunghe giornate in ambulatorio per andare a consumare i polmoni su un tapis roulant inclinato, ricreando artificialmente la durezza della montagna nel mezzo del cemento. La sua performance non nasce dai grandi spazi montani, ma dalla disciplina ferrea con cui strappa il dislivello alla pianura.

Se il gesto di Benedetta è una sottrazione geometrica di tempo, quello di Alice Minetti è stato un salto nel vuoto. Alice ha preso una decisione radicale: lasciare l’insegnamento a tempo pieno per inseguire quel sogno profondo che custodiva fin da bambina, legando la propria vita interamente al movimento. Oggi allena cento atleti, è arrivata nona nelle Golden Trail Series 2025 e coordina una community di quattrocento runner. La sua eccellenza non si misura solo nei secondi guadagnati sui sentieri, ma nell’impatto culturale di chi ha saputo trasformare una passione d’infanzia in una missione collettiva, creando uno spazio sicuro e inclusivo per chiunque decida di iniziare a correre.

La linea d’ombra di Chamonix

Il valore di un team d’élite si misura anche dalla capacità di creare una spina dorsale per l’intera industria sportiva. Il sostegno al movimento femminile non può più passare attraverso slogan di facciata, ma richiede investimenti reali e la creazione di ecosistemi sicuri, come dimostrano le partnership strutturali di Kailas FUGA con il Dolomiti Women’s Trail e lo Swiss Canyon Women’s Trail. L’obiettivo è ridefinire gli standard di accoglienza e sicurezza, offrendo alle atlete gli strumenti per sfidare i propri limiti alle stesse identiche condizioni dei colleghi uomini.

Mentre la nebbia di San Pellegrino si dirada, il camp si chiude lasciando una tensione aperta, un filo invisibile ma fortissimo che unisce queste vite così diverse. Ad agosto 2026, tre di loro – Luisa, Enrica e Nicol – si ritroveranno fianco a fianco sulla stessa identica linea di partenza: l’UTMB a Chamonix. Cento miglia di buio, fatica e pietraia.

Nessuna di loro arriverà a quella partenza avendo vissuto in una bolla protetta. Ci arriveranno dopo i turni in ospedale, dopo le visite mediche, dopo aver gestito i figli e i carichi di una quotidianità complessa. Ma ci arriveranno consapevoli che quella complessità non è un punto di debolezza. È l’armatura invisibile che le renderà indistruttibili quando la montagna chiederà il conto.

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