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Non lasciare che il canto digitale di Strava ti porti fuori rotta: come Ulisse, legati alla tua tabella e ignora i ritmi folli degli altri per evitare il naufragio proprio prima della gara.
Nel XII libro dell’Odissea, Ulisse si trova ad affrontare le sirene. Sa che il loro canto è irresistibile e spinge i marinai a gettarsi in mare o a schiantarsi contro gli scogli pur di raggiungerle. Per salvarsi, tappa le orecchie del suo equipaggio con la cera e ordina di farsi legare all’albero maestro, imponendo di non slegarlo per nessun motivo.
A ridosso di una gara importante, noi runner abbiamo le nostre personalissime sirene. Vivono dentro il nostro telefono e si chiamano Strava o Instagram. Apri l’app e vedi gli altri: c’è chi sta facendo un “trentello” a ritmi folli, chi posta ripetute a 3:50/km, chi macina dislivelli assurdi. Il canto è suadente:
Se lo fanno loro, dovresti farlo anche tu. Stai riposando troppo. Non sei pronto.
La tentazione di deviare dal proprio piano per emulare gli altri è fortissima. Ma è la via più veloce per il naufragio. Oggi tappati le orecchie. Ignora il richiamo digitale. Legati saldamente all’albero maestro della tua tabella di allenamento. Abbi una fede incrollabile nel percorso che hai tracciato da solo, in tutti questi mesi, quando nessuno guardava. Sulla linea di partenza, l’allenamento degli altri non ti servirà a nulla.
