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Dal test sui 10 km al programma per la mezza

  • 8 minute read

Un test sui 10 km corso a fondo restituisce il numero da cui ricavare tutti i ritmi della preparazione, così che la tabella descriva la condizione reale invece di un tempo desiderato.

  • Il test si corre su 10 km in condizioni controllate e produce un ritmo medio che diventa il riferimento di tutto il blocco.
  • Da quel ritmo si ricavano per differenza le andature di lento, medio, passo gara mezza e ripetute.
  • Il programma dura dodici settimane: il test cade nella prima, la gara nell’ultima.
  • Ripetere il test a metà preparazione ha senso solo replicando le condizioni della prima volta.

Le tabelle per la mezza si abbandonano quasi tutte nello stesso punto, intorno alla terza settimana. Quel punto di rottura arriva perché i ritmi scritti in tabella sono più veloci della condizione reale di chi li corre: la fatica che producono si accumula seduta dopo seduta, finché la successiva diventa impraticabile. Invertire l’ordine delle operazioni risolve il problema alla radice. Prima si misura, poi si scrive la tabella.

Perché una tabella tarata su un tempo desiderato smette di funzionare

Una tabella costruita a partire da un tempo obiettivo assegna a ogni seduta un ritmo derivato da una prestazione che ancora non esiste. Il tempo obiettivo non è un dato di ingresso: è un risultato.

Lo scarto iniziale, poi, non resta isolato. Se il riferimento è sovrastimato di dieci secondi al chilometro, ogni andatura derivata eredita quell’errore: il lento diventa un medio blando, il medio si avvicina al passo gara, le ripetute chiedono giorni di recupero invece di uno, e il lungo con finale veloce diventa impraticabile. Nell’arco di tre settimane l’accumulo produce sedute saltate, e la tabella smette di descrivere quello che stai facendo.

Un test misurato fornisce un numero che appartiene alla condizione di oggi. I 10 km sono la distanza più adatta a questo scopo: abbastanza lunga da non premiare la sola velocità di punta, abbastanza breve da poter essere corsa a fondo senza bruciare la settimana successiva in recupero.

Eseguire il test sui 10 km in modo che il dato serva

Un test vale nella misura in cui è ripetibile. Se lo corri con il vento a favore su un percorso in leggera discesa, il numero che ottieni descrive più il tracciato che la tua condizione, e ogni ritmo che ne deriverai sarà troppo veloce.

La preparazione occupa i giorni immediatamente precedenti. Il lungo settimanale va spostato ad almeno tre giorni prima, e nelle quarantotto ore che precedono si corre poco e piano, oppure si sta fermi. Il riscaldamento fa parte del protocollo e va replicato identico a ogni futura ripetizione: quindici minuti di corsa lenta, tre allunghi di 80-100 metri con recupero completo, cinque minuti di camminata prima di partire. Annota anche le scarpe che hai usato: se un giorno rifarai il test con un modello più reattivo, il confronto tra i due numeri non sarà pulito.

Percorso, orario e gestione dei primi chilometri

Serve un tracciato pianeggiante e misurato. Un anello da 2 o 2,5 km ripetuto funziona bene, così come un “andata e ritorno” di 5 km, che compensa una pendenza costante e neutralizza in buona parte l’effetto del vento. La pista di atletica resta l’opzione più precisa: venticinque giri sono monotoni, ma la misura è certa e non ci sono semafori a spezzare il ritmo. Da escludere il fondo sconnesso, i percorsi con incroci e ogni tratto in cui devi rallentare per motivi che non dipendono dalle gambe.

L’orario giusto è il mattino presto, prima che la temperatura salga. In agosto e a inizio settembre l’umidità pesa più del valore sul termometro: il punto di rugiada è l’indicatore da controllare la sera prima per decidere se il test è rimandabile di ventiquattro ore.

La gestione dei primi chilometri decide la qualità del dato. Il primo chilometro va corso cinque-dieci secondi più lento del ritmo medio che pensi di poter tenere, il secondo in linea con quel ritmo, e da lì in avanti si valuta se c’è margine per accelerare. Il chilometro più veloce dovrebbe cadere negli ultimi tre. La stessa logica di distribuzione dello sforzo che vale in gara qui protegge il dato: una partenza troppo rapida porta a un crollo nella seconda metà e un tempo finale che sottostima la condizione.

Alla fine registri il tempo totale, i parziali di ogni chilometro e una riga su come sono andati gli ultimi tre. Se tra il parziale più veloce e il più lento ci sono più di venti secondi, il test è utilizzabile ma impreciso: il ritmo medio nasce da una gestione irregolare e conviene ripeterlo dopo una decina di giorni.

Dai numeri del test ai ritmi delle sedute

Il ritmo medio del test, che nel resto dell’articolo chiamiamo ritmo test, si ottiene dividendo il tempo totale per dieci. Un test chiuso in 50:00 dà un ritmo test di 5:00 min/km. Tutte le altre andature si ricavano per differenza da quel valore.

Fascia Come si ricava dal ritmo test Esempio con ritmo test 5:00 min/km
Ritmo lento + 60-75 secondi al chilometro 6:00-6:15 min/km
Ritmo medio + 25-35 secondi al chilometro 5:25-5:35 min/km
Passo gara mezza + 15-20 secondi al chilometro 5:15-5:20 min/km
Ripetute lunghe (1000-2000 m) dal ritmo test a 5 secondi più veloce 4:55-5:00 min/km
Ripetute brevi (400-800 m) 10-15 secondi più veloce 4:45-4:50 min/km

L’ordine delle fasce merita una nota, perché a prima vista sembra un refuso: il ritmo medio è più lento del passo gara mezza. La scelta è voluta. Il medio serve ad accumulare minuti a un’intensità sostenuta senza pagare il conto di una seduta a passo gara, e tenerlo appena sotto quel valore è ciò che gli permette di convivere con le altre sedute della settimana.

Dal passo gara mezza discende anche la proiezione sul tempo finale: 5:15-5:20 min/km su 21,097 km valgono un arrivo compreso tra 1h50’46” e 1h52’32”. Resta una proiezione, con tutti i margini del caso. Il lavoro delle dodici settimane consiste esattamente nel rendere sostenibile per 21 km un ritmo che oggi sai tenere per dieci.

Nelle prime due settimane le fasce vanno verificate sul campo. Se il lento ti costringe a un’andatura che senti innaturalmente lenta, resta comunque in fascia: quella sensazione indica che le uscite facili venivano corse a un’andatura superiore a quella utile. Se invece le ripetute si chiudono con l’ultima ripetizione nettamente più lenta della prima, il ritmo test era gonfiato e conviene arretrare tutte le fasce di cinque secondi al chilometro.

Il programma settimana per settimana

Tre sedute a settimana, distribuite con almeno un giorno di stacco tra la qualità e il lungo. Uno schema che funziona è martedì, giovedì e domenica. Le eventuali uscite aggiuntive si corrono a ritmo lento e non sostituiscono nessuna delle tre.

Le ripetute. Dopo quindici minuti di corsa lenta e tre allunghi, ogni ripetizione si corre alla velocità prescritta dalla fascia, cercando il ritmo entro i primi cento metri e mantenendolo fino alla fine. Il recupero si fa in corsa lentissima, mai da fermo, per la durata indicata. Chiudi con dieci minuti di lento. Il criterio di riuscita è la costanza: l’ultima ripetizione deve avere lo stesso tempo della prima. Sulle distanze più lunghe della tabella vale quanto già scritto sul ruolo delle ripetute lunghe nella preparazione alla mezza.

Il medio. È un blocco continuo dentro un’uscita più lunga. Dieci-quindici minuti di lento per entrare nel movimento, poi il blocco alla velocità prescritta senza interruzioni, poi dieci minuti di lento per chiudere. La cura sta nel non accelerare: un medio corso dieci secondi al chilometro più veloce del dovuto costa quanto una seduta di qualità e produce molto meno.

Il lungo. Nelle prime settimane si corre interamente a ritmo lento, e la variabile che cresce è solo la durata. Dalla quarta settimana compare una parte finale a velocità superiore, prima a ritmo medio e poi a passo gara mezza, che riproduce la gestione della fatica negli ultimi chilometri. La costruzione della seduta segue i criteri generali del lungo settimanale.

Settimana Seduta facile Seduta di qualità Lungo
1 8 km a ritmo lento Test sui 10 km 12 km a ritmo lento, almeno 48 ore dopo il test
2 8 km a ritmo lento 5 x 1000 m a ritmo ripetute lunghe, rec. 2′ 14 km a ritmo lento
3 8 km a ritmo lento 20′ a ritmo medio dentro un’uscita da 10 km 15 km a ritmo lento
4 9 km a ritmo lento 6 x 1000 m a ritmo ripetute lunghe, rec. 90” 16 km, ultimi 3 km a ritmo medio
5 8 km a ritmo lento 8 x 600 m a ritmo ripetute brevi, rec. 2′ 12 km a ritmo lento (settimana di scarico)
6 9 km a ritmo lento 30′ a ritmo medio dentro un’uscita da 12 km 17 km, ultimi 4 km a passo gara mezza
7 10 km a ritmo lento 2 x 3000 m a passo gara mezza, rec. 3′ 18 km a ritmo lento
8 10 km a ritmo lento 3 x 3000 m a passo gara mezza, rec. 3′ 19 km, ultimi 5 km a passo gara mezza
9 8 km a ritmo lento Ritest sui 10 km, oppure 8 x 800 m a ritmo ripetute brevi, rec. 2′ 14 km a ritmo lento
10 10 km a ritmo lento 40′ a ritmo medio dentro un’uscita da 14 km 20 km, ultimi 6 km a passo gara mezza
11 8 km a ritmo lento 4 x 1500 m a ritmo ripetute lunghe, rec. 2′ 14 km, ultimi 3 km a passo gara mezza
12 6 km a ritmo lento con 4 allunghi 20′ facili con 3 km a passo gara mezza, a cinque giorni dalla gara Gara

La settimana 12 riduce il volume e conserva un contatto breve con il passo gara, che serve a mantenere la memoria del ritmo senza aggiungere fatica. Nei due giorni prima della gara si corre venti minuti facili o niente.

Come si adatta se salti una settimana

Le sedute perse non si sommano a quelle successive. Con una settimana saltata si ripete l’ultima settimana completata, poi si riprende la progressione dal punto in cui si era interrotta. La data della gara resta fissa, quindi una riga va eliminata: si toglie una delle settimane di costruzione centrali, la 3 o la 7, mai lo scarico e mai le ultime due.

Con due settimane di stop si arretra di due righe e si riparte da lì, accettando che il blocco arriverà alla gara con un chilometraggio inferiore. Oltre le tre settimane il ritmo test non descrive più la condizione attuale, e la scelta corretta è rifare il test prima di riprendere: quasi sempre restituirà un valore più lento, e tutte le fasce vanno ricalcolate su quello.

Quando una settimana è compressa e riesci a salvare una sola seduta, tieni il lungo. È la sessione con la funzione meno sostituibile e quella che, saltata più volte di seguito, si sente di più negli ultimi chilometri di gara.

Testarsi a metà blocco: quando conviene e quando no

La finestra utile è la nona settimana, dopo otto settimane di lavoro continuativo e prima che il volume raggiunga il picco. Il segnale che rende il “ritest” sensato è tecnico: due sedute di qualità consecutive in cui il ritmo prescritto risulta chiaramente comodo e le ultime ripetizioni escono più veloci delle prime. Una gara sui 10 km in calendario può sostituire il test, a patto di correrla con la stessa gestione dei parziali.

Perché il confronto abbia senso, il ritest replica il primo: stesso percorso, stessa ora, punto di rugiada paragonabile, stesse scarpe. Cambiare una di queste variabili produce una differenza che non sai attribuire alla condizione o al contesto.

Conviene rinunciare in tre casi. Nella settimana successiva a uno stop, perché il numero fotograferà una condizione temporaneamente arretrata e finirai per rallentare fasce che invece reggevi. Nelle ultime tre settimane, quando un test a fondo sottrae recupero senza lasciare tempo per usare il dato. E quando la spinta a ritestarsi nasce da una singola seduta andata male, che dice qualcosa sulla giornata e nulla sulla forma.

Se il ritest conferma un miglioramento, il nuovo ritmo test sostituisce il precedente per tutte le fasce, comprese quelle lente. Aggiornare solo le andature veloci e lasciare il lento dov’era è il modo più rapido per trasformare un progresso reale in una fatica cronica.

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