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I consigli per fare trail running durante le vacanze

  • 4 minute read

La montagna non è il parco sotto casa: per correre sui sentieri in vacanza servono pianificazione, umiltà e la consapevolezza che il meteo e il terreno dettano sempre le regole.

  • Condividi sempre il tuo itinerario e l’orario di rientro previsto con qualcuno.
  • Impara a decifrare la segnaletica CAI (T, E, EE) per non infilarti in percorsi oltre le tue capacità.
  • Il meteo estivo in quota è bipolare: parti sempre con un guscio impermeabile, anche se c’è il sole.
  • Abbandona le scarpe da asfalto; servono grip, uno zainetto per l’acqua e mappe scaricate offline sul telefono.

Arrivi in montagna, apri la portiera dell’auto e respiri quell’aria frizzante che profuma di resina e libertà. Improvvisamente, scatta in te la “Sindrome di Kilian Jornet”: guardi le vette intorno e pensi che sia un’ottima idea lanciarti su per il primo sentiero disponibile, correndo libero e selvaggio come se fossi nato tra i camosci.

Fermati un secondo.

Uscire dall’asfalto per iniziare a esplorare il fuoristrada è una delle esperienze più belle che la corsa possa regalarti, ma la montagna richiede grande rispetto. Non è il parco cittadino dove, se ti stanchi o piove, chiami un taxi o ti infili in un bar. Lì sei tu, le tue gambe e l’ambiente circostante. Che è meraviglioso, certo, ma anche indifferente alle tue necessità.

Se vuoi trasformare le tue vacanze in un’avventura spettacolare (ed evitare di diventare il protagonista di un recupero del Soccorso Alpino), ci sono alcune regole da infilare nello zaino prima ancora di allacciare le scarpe.

Prima di uscire: sicurezza e pianificazione

La regola aurea dell’outdoor è quella che ti insegnava tua madre quando eri piccolo: dimmi dove vai e a che ora torni. Non è un consiglio, è un’assicurazione sulla vita. Comunica sempre al compagno di viaggio o alla reception dell’hotel il numero del sentiero che intendi fare e l’orario stimato di rientro. Se ti storci una caviglia in una zona senza copertura di rete, qualcuno deve sapere dove mandare i soccorsi.

Come leggere la segnaletica e scegliere un percorso adeguato al proprio livello

I sentieri non sono tutti uguali e la distanza in chilometri, in montagna, è un dato quasi irrilevante. Quello che conta sono il dislivello e la tecnicità del fondo. Prima di lanciarti, impara a leggere i famosi segnavia a strisce orizzontali bianco-rosso-bianco del CAI (Club Alpino Italiano).

Fai attenzione alla lettera che ne indica la difficoltà:

  • T (Turistico): Percorsi facili, larghi, senza pendenze estreme. Perfetti per iniziare a prendere confidenza e imparare a leggere il terreno sterrato senza dover pensare a dove mettere i piedi ogni singolo secondo.
  • E (Escursionistico): Sentieri veri e propri. Richiedono senso dell’orientamento, calzature adeguate e una discreta forma fisica. Qui si comincia a fare sul serio.
  • EE (Escursionisti Esperti): Terreni impervi, ripidi, con passaggi esposti o rocciosi. Se la tua massima esperienza di dislivello è il cavalcavia della tangenziale, stanne alla larga. Non c’è alcuna vergogna nel fare un passo indietro.

Il meteo in montagna d’estate: perché cambia tutto in poco tempo

In montagna il meteo ha l’umore più instabile di un supercattivo Marvel. Puoi partire alle 8:00 con un cielo azzurro da cartolina e ritrovarti alle 13:00 avvolto da nuvole nere, vento gelido e un temporale violento. L’aria calda e umida del mattino sale, si condensa rapidamente sulle cime e scatena acquazzoni improvvisi. Controlla sempre i bollettini meteo locali (quelli specifici per la montagna, non l’app generica del telefono) e ricorda che in quota la temperatura può crollare di 10-15 gradi nel giro di mezz’ora. Se vedi le nuvole gonfiarsi e scurirsi, gira i tacchi e scendi. La montagna resta lì anche domani.

L’attrezzatura che non può mancare

Sul cemento puoi permetterti di uscire con una t-shirt di cotone e un paio di scarpe quasi scariche. Sui sentieri, l’equipaggiamento è la tua rete di salvataggio. Non serve comprare l’intero catalogo di un negozio di sport estremi, ma alcune cose sono semplicemente non negoziabili.

Le scarpe, lo zaino, l’acqua e l’impermeabile: cosa scegliere e perché

Le scarpe: Usare le tue amate scarpe da asfalto sull’erba bagnata o sul fango equivale a pattinare sul ghiaccio con le scarpe da scoglio. Ti servono calzature da trail running. Hanno una suola tassellata (il grip è fondamentale), una struttura rinforzata per proteggere le dita dai sassi e un’intersuola che stabilizza il piede sui terreni sconnessi.

Lo zaino e l’acqua: L’idratazione non è un optional. In quota l’aria è secca e sudi molto più di quanto percepisci. Un gilet da trail leggero è essenziale per trasportare almeno una o due flask d’acqua e magari una borraccia di riserva, insieme a un paio di gel o barrette energetiche. Non contare di trovare sempre fonti d’acqua potabile sul percorso.

L’impermeabile (Il Guscio): Indipendentemente dalle previsioni, nel tuo zaino deve sempre esserci una giacca a vento o un guscio antipioggia leggero e impacchettabile – non un semplice antivento. Se ti devi fermare per un imprevisto, il sudore che ti si raffredda addosso combinato all’aria di montagna può portarti all’ipotermia anche a Ferragosto.

Le app per la navigazione offline che funzionano anche senza segnale

Google Maps è eccezionale per trovare la pizzeria più vicina in città, ma in mezzo a un bosco a 1800 metri di quota è totalmente inutile. Prima di uscire, usa il Wi-Fi dell’hotel per scaricare le tracce GPX del tuo itinerario su app specifiche per l’outdoor (come Komoot, Fatmap, Outdooractive o la stessa app del tuo sportwatch). Assicurati che le mappe siano salvate per l’uso “offline”, perché – come insegna la Legge di Murphy – la copertura di rete cellulare sparirà nel momento in cui ti verrà il dubbio se dovevi svoltare a destra o a sinistra al bivio. E, mi raccomando, parti col telefono carico al 100%.

Il trail running in vacanza è un’esplorazione, una forma di meditazione dinamica che ti riconnette con un ritmo primordiale. Preparati bene, sii prudente e poi divertiti. Che là fuori c’è un mondo intero che aspetta solo di essere corso.

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