Le borracce morbide anteriori offrono velocità di ricarica e controllo a vista dell’acqua, mentre le sacche idriche posteriori garantiscono scorte abbondanti per i percorsi lunghi, scaricando il peso sulla schiena.
- Trasportare acqua significa aggiungere peso: capire se posizionarlo sul petto o sulla schiena è fondamentale per non sbilanciare la corsa.
- Le borracce morbide (soft flask) anteriori sono comode, si rimpiccioliscono man mano che bevi per non far “sbattere” il liquido, ma offrono una scorta limitata (in genere un litro totale).
- Le vecchie borracce rigide sono ormai superate per l’uso nello zaino, ma rimangono comode per gli allenamenti brevi se inserite nei marsupi da vita.
- Le sacche idriche (spesso chiamate Camelbak) ospitano fino a 2-3 litri d’acqua, ideali per le lunghissime distanze dove i punti di rifornimento sono rari.
- Durante una gara, riempire le flask ai ristori richiede pochi secondi; smontare e riempire una sacca idrica ti fa perdere molto più tempo.
- In inverno o sotto il sole cocente, l’isolamento termico diventa vitale per evitare che l’acqua congeli nel tubicino o diventi imbevibile.
La gestione del peso dei fluidi sul baricentro corporeo
L’acqua è pesante: un litro equivale a un chilo esatto. Quando corri in montagna o su sentiero, aggiungere uno, due o tre chili al tuo equipaggiamento modifica inevitabilmente il tuo equilibrio.
Il modo in cui distribuisci questo peso influisce sulla fatica e sulla postura. Se carichi tutto sul petto, il baricentro si sposta in avanti, costringendo i muscoli della schiena a un lavoro extra per tenerti dritto. Se metti tutto il peso sulla schiena, accade il contrario. Un vest o uno zaino da trail running ben progettati servono proprio a questo: avvolgere il corpo per far aderire il peso dell’acqua al torace, impedendo che sballotti a ogni passo e crei fastidiosi sfregamenti.
Soft Flask anteriori: accessibilità rapida e monitoraggio
Le soft flask sono borracce in materiale plastico morbido che si inseriscono nelle tasche anteriori degli spallacci dello zaino. Hanno rivoluzionato il trail running per un motivo molto pratico: mentre bevi, si accartocciano su se stesse. Questo elimina l’aria all’interno e impedisce all’acqua di fare quel fastidioso rumore di “sciabordio” mentre corri.
Averle sul petto è comodissimo. Ti basta abbassare leggermente la testa per mordere la valvola e bere, senza usare le mani. Inoltre, hai sempre sott’occhio quanta acqua ti è rimasta, evitando di rimanere a secco all’improvviso. Il loro limite è il volume: la maggior parte degli zaini ospita due flask da 500 millilitri, offrendo un’autonomia massima di un litro. Per quanto riguarda le classiche borracce rigide, oggi sono considerate scomode e pesanti da tenere sul petto: la loro unica vera utilità è rimasta nei marsupi lombari per gli allenamenti più brevi.
Sacche idriche (Camelbak): volumi estremi per le ultra distanze
Quando il percorso è molto lungo (ultra trail) e passi ore senza incontrare fonti d’acqua, un litro non basta. In questi casi entra in gioco la sacca idrica posteriore.
Questo sistema prevede una grossa sacca di plastica morbida (da 1,5 fino a 3 litri) infilata nello scomparto sulla schiena dello zaino. Da qui parte un lungo tubicino che passa sopra la spalla e arriva vicino alla bocca. Il grande vantaggio della sacca è l’autonomia enorme e la posizione del peso: caricando l’acqua vicino alla colonna vertebrale, il carico risulta meno gravoso sulle spalle, rivelandosi una scelta molto confortevole per chi ha un passo più lento o alterna molta camminata alla corsa.
La problematica del rabbocco veloce ai check-point
In gara, o in un allenamento con pause programmate, il tempo e l’energia spesi per ricaricare l’acqua fanno una grande differenza. Sotto questo aspetto, c’è un’unica opzione: le soft flask.
Arrivato a un ristoro o a una fontana, ti basta sfilare le due borracce morbide dalle tasche anteriori, svitare i tappi, riempirle e rimetterle a posto. Un’operazione di dieci secondi.
Gestire una sacca idrica è decisamente più noioso e faticoso. Devi toglierti lo zaino di dosso, aprire lo scomparto principale, sfilare la sacca, riempirla (facendo attenzione a non bagnare il resto del materiale), infilarla di nuovo nello zaino, far ripassare il tubicino e rimetterti in spalla tutto l’equipaggiamento. Se devi farlo più volte in una giornata, diventa macchinoso.
Isolamento termico dei sistemi in condizioni estreme
L’ultimo fattore da considerare, importante per la sicurezza, è la temperatura. L’acqua deve poter essere bevuta.
Le soft flask sul petto sono esposte in modo diretto al sole in estate, e assorbono anche il calore del tuo corpo, rendendo l’acqua simile a un brodo tiepido in poco tempo. In inverno, a temperature sotto lo zero, le valvole e l’acqua all’interno possono ghiacciare rapidamente.
La sacca idrica sulla schiena è leggermente più isolata, perché è protetta dal tessuto dello zaino. Il suo vero punto debole, però, è il tubicino esterno: l’acqua ferma al suo interno congela in pochi minuti in inverno. Per risolvere questi problemi, esistono in commercio tubicini e borracce rivestite di materiale termico (come il neoprene), indispensabili se affronti ambienti con temperature estreme.