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Su e giù per l’Etna

  • 4 minute read

Per Francesco Mangano è normale amministrazione. Lui si allena lì. E prima di correre, sul vulcano siciliano ci andava in bici. E prima ancora con gli sci. Il suo, per l’Etna è un amore viscerale. E da ASICS FrontRunner il suo obiettivo è contagiare tante altre persone con questa stessa passione. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per conoscerlo un po’ meglio.

Partiamo dall’inizio: quanti anni hai, di dove sei e da quanto tempo corri?

Ho 23 anni e vivo a Linguaglossa, in provincia di Catania, a 15 km dalle piste da sci di Piano Provenzana. Ho sempre fatto sport, ho iniziato da piccolo con lo sci, discesa e alpinismo, il nuoto e poi la bicicletta. Poi 5 anni fa ho seguito un amico durante un trail sull’Etna, ho corso per la prima volta e da allora non ho più smesso. Correre mi regala un senso di solitudine molto piacevole e allo stesso tempo di libertà infinita. Mi fa stare bene.

Non hai più abbandonato la corsa, ma nemmeno l’Etna.

No. Con il vulcano ho sempre avuto un rapporto molto stretto, un amore viscerale. Quando sono lontano da casa è la cosa che mi manca di più. Sono cresciuto a Linguaglossa, conosco bene l’Etna. Ci sono stato più volte in bici e con gli sci. Oggi ci corro, per me è normale allenarmi lì, in inverno nei fine settimana, e in estate appena ho un po’ di tempo libero. Non posso neanche chiamarli allenamenti: vado perché mi piace, sono quasi momenti catartici.

Com’è correre sull’Etna?

Un po’ complicato, in effetti. Più di un trail sulle Alpi, perché il terreno è sabbioso, quindi morbido e pesante. Salire significa fare un passo avanti e tre indietro. La tecnica di corsa cambia ed è più impegnativa. Però lo preferisco. Non amo molto correre su strada, anche se a volte mi capita di doverlo fare, per esigenze di preparazione.

Ovviamente, hai anche fatto diverse gare sul vulcano.

Ho iniziato da amatore con il trail di 30 km e poco alla volta sono arrivato quasi a 100, anche se l’anno scorso alla Raidlight Etna Trail di 94 km mi sono dovuto ritirare. Ho un conto in sospeso con questa gara, ci riproverò quest’anno a luglio.

Tra le sfide che ti attendono quest’anno ce n’è anche una particolare…

Sì, il progetto Up&down. A fine agosto tenterò il record di salita e discesa dell’Etna, partendo da Linguaglossa, a 500 metri sul livello del mare, salendo fino a 3340 metri, sulla cima Nord-Est del vulcano. Sono 43 km per 2800mD+. L’idea è di un caro amico, Salvatore Ragonese che è il vero ideatore del progetto. L’ha corsa negli ultimi due anni, stabilendo il record di 6h21’ e quest’anno mi ha invitato a provare l’esperienza. Proverò a fare meglio, magari scendendo sotto le 6 ore.

Una bella sfida.

Bellissima e affascinante, tanto che abbiamo in progetto, per il 2018, di farla diventare qualcosa di più: una due giorni con una prova vertical, al venerdì, e l’up&down al sabato.

Intanto, però, c’è un’altra gara che ti aspetta.

Già. Tra meno di un mese, il 10 giugno, mi attende la Supermaratona dell’Etna. E’ la gara che amo di più in assoluto. Si parte da Marina di Cottone, sul livello del mare e si arriva a 3000 metri. Per me sarà in quinto anno e in passato sono anche riuscito ad ottenere dei buoni piazzamenti, soprattutto se si considera che arrivano atleti di livello nazionale e internazionale. Tra i più affezionati, basti citare Giorgio Calcaterra, che detiene il record della gara, e Carmine Buccilli

A quella gara parteciperai anche come ASICS FrontRunner, visto che da poco sei entrato nella nuova crew italiana.

Un gruppo bellissimo, ci siamo incontrati per la prima volta a Cuneo qualche settimana fa. E’ molto eterogeneo, ci sono persone di diverse età, triatleti, runner, appassioanti di trail, con diversi livelli di preparazione. Tra loro c’è anche Daniele Cesconetto, che per me è un mito. Mi piacerebbe diventare come lui, o almeno avvicinarmici, quanto a resistenza.

Come mai hai scelto di candidarti per diventare un ASICS FrontRunner?

Perché mi piacerebbe contagiare gli altri con la mia passione: quella per la corsa ma anche per l’Etna. E’ il luogo in cui sono cresciuto e quando corro sulle sue pendici, ascoltando solo il rumore del mio respiro, dei miei passi, lo scricchiolio della sabbia sotto i piedi.. beh, mi sento me stesso e realizzo il mio sogno, giorno dopo giorno. Non sono uno da tabelle, di solito, amo correre in solitaria e non mi piacciono le gare canoniche. Essere un ASICS Frontrunner significa avere la possibilità di trasmettere tutto questo, quello che faccio, che vivo, la sensazione di libertà. Mi piace contagiare le persone. E spero di riuscire a farlo soprattutto con i più giovani. Vorrei convincerli a uscire, a muoversi, a fare qualcosa di bello, a fare uno sport a contato con la natura, che sia la corsa o altro. Perché lo studio e il lavoro vanno bene, ma la vita è una sola e va vissuta intensamente. C’è un mondo là fuori. E’ bellissimo ed è tutto da scoprire.

(Photo credits ASICSFrontRunnerItaly)

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