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La scoperta e la corsa a Eindhoven

  • 6 minute read

Avventura, (s)fortuna, una buona dose di leggerezza, spirito di adattamento e curiosità.

Se qualcuno mi avesse chiesto gli ingredienti del mio viaggio perfetto, avrei risposto esattamente in questo modo.

Il mio viaggio ad Eindhoven in compagnia di Elisa è stato, non dico epico, ma sicuramente indimenticabile.

Anche perché: chi è Elisa?

Quando il nostro caro Big mi comunicò la sua decisione di spedirmi ad Eindhoven, mi disse: “Ho trovato la compagna di viaggio per te, Elisa Laffi. Non vi conoscete ancora, ma vi divertirete un mondo!”

“Sicuramente!” risposi, ma in realtà pensai: “Speriamo”.

Ormai un pochino mi conosci: sono triathleta, mezzofondista e non farò mai una maratona o un Ironman intero. Ho 29 anni, amo i colori sgargianti (il fucsia ed il verde in particolare), ho i capelli corti e gli occhi scuri. Non amo le zuppe e le minestre e non mangio formaggio. Mangio chili d’insalata verde e di verdure in genere, tranne finocchi, cetrioli e barbabietola.

Elisa è ESATTAMENTE il mio opposto: bionda, occhi azzurri, ama anche lei i colori sgargianti, ma odia il rosa. È velocista e la massima distanza che percorre tutta in una volta sono i 400m. Anche lei mangia chili di verdure ma, pensa un po’ cosa non mangia? Risposta esatta: l’insalata verde, la far star male come un cane, ma in compenso adora cetrioli, finocchi e barbabietola.

Sembra una barzelletta, ma mi cascasse il naso in questo momento se sto dicendo stupidaggini.

Fortunatamente abbiamo anche alcune cose in comune, come l’amore per il cibo, lo stesso nutrizionista e l’aver dedicato una parte importante della nostra vita a fare le “atlete serie”. Lei vede il fatto di essere un’atleta matura come un’opportunità ulteriore per dare il meglio di se e dimostrare ancora una volta il suo valore, io a volte vedo l’età quasi come un handicap nei confronti delle nuove leve, ma ciò non mi impedisce di vendere cara la pelle ogni volta. Dimenticavo di dirti che siamo coetanee.

Non sapevamo cosa aspettarci da questo viaggio. Le uniche certezze erano: i voli di andata e ritorno e il fatto che avrei corso una 10km il sabato sera. Fine. Il resto sarebbe stato tutto in divenire.

“Elisa, sei mai stata ad Eindhoven?”
“No, però sono stata diverse volte ad Amsterdam, vale uguale?”
“Non lo so, ma a me hanno detto che non c’è nulla da vedere”.

Eravamo completamente fuori strada: si tratta di una delle città più affascinanti che abbia mai visitato. Il problema è che non bisogna limitarsi ai consueti itinerari, ma armarsi di un po’ di sana curiosità ed esplorare. Oppure, come nel nostro caso, essere estremamente fortunati ad avere delle ottime quanto improbabili guide.

Prima tra tutti Ailèn Gamberoni, una food writer italiana che si è innamorata della città a tal punto da trasferire il suo business proprio ad Eindhoven e di aprire, insieme al marito, un ristorante italiano, un angolo di “Cucina Italiana” (questo il nome del locale) nel mercato coperto di Vershal het Veem.

Philips Museum Eindhoven

Ailèn, ci ha fatto scoprire il cuore pulsante della città, che si sviluppa attorno allo scheletro della vecchia fabbrica Philips, abbandonata una decina d’anni fa per trasferire la produzione in oriente.

Quest’area di circa 30 ettari è il simbolo della città che non si perde d’animo e si ricostruisce: avrebbe potuto diventare un disastro ecologico e rappresentare la fine della città stessa, ma grazie alla visione lungimirante della famiglia Philips, che ha donato il terreno alla città, e ad un’amministrazione pubblica illuminata, Eindhoven ha saputo cogliere nella difficoltà un’opportunità, tanto da trasformare l’area da cimitero industriale a cuore pulsante dell’innovazione e del design. Qua infatti tra loft super moderni e locali alla moda, si può respirare l’energia e la spinta creativa che ha spinto la città a rivivere, grazie alla presenza delle tantissime botteghe di artisti, designer, stilisti e musicisti che sono stati chiamati a riutilizzare gli spazi abbandonati.

Qui, per gli amanti del genere, si trova anche il più grande skate center al coperto d’Europa. In pratica, anziché vedere orde di bambini vocianti correre dietro ad un pallone, si possono osservare un sacco di nanerottoli fare evoluzioni su qualunque cosa abbia almeno due ruote (pattini, skate, roller, monopattini, bmx…). Adorabili!

photo by Nick Bookelaar

A pochi minuti a piedi da questa zona, spicca anche il polo del designer olandese Piet Hein Eek, colui che ha fatto del riciclaggio un marchio di fabbrica, facendo innamorare milioni di persone grazie ai suoi mobili realizzati in scarti di legno recuperati. Distribuita su due capannoni, la sua factory ospita un’officina open air, dove si osserva in diretta come si costruiscono i complementi di design, un negozio di accessori e abbigliamento, un bar e un ristorante. Non manca un’enorme showroom per l’esposizione delle opere dell’artista e dei nuovi talenti che aiuta a emergere.

photo by Nick Bookelaar

Un’altra piccola perla che ci ha fatto scoprire Andressa Corbucci, la nostra guida del sabato mattina, è nei pressi di Galvanistraat: un piccolissimo angolo di quiete dove il tempo si è fermato, le case sono piccole, ordinate e colorate ed i bambini giocano ancora all’aperto.

Degno di nota, anche un fantastico negozio vintage nel quale si possono trovare oggetti che pensavamo di avere ormai abbandonato da tempo: dai pantaloni a zampa anni 70, alle vecchie sveglie della nonna, ai cappelli da marinaretto, fino ad arrivare alle Air Jordan anni 90. Insomma un vero e proprio tuffo nel passato, corredato da un Hairstylist degno del musical Hair. Non mi sarei di certo stupita, se avessi visto sbucare da un angolo un gruppo di hippy cantare Aquarius. Decisamente un luogo incredibile e difficile da descrivere a parole. Da vedere.

Abbiamo anche avuto modo di vedere il museo Philips, il celeberrimo Blob di Fuksas, il Van Abbemuseum, il grattacielo Vesteda, dalle linee decise, e l’Evoluon, il centro congressi a forma di disco volante che si staglia nello skyline cittadino. Ma questa parte di città potete trovarla su qualunque guida turistica.

Adesso passiamo alle cose importanti: il cibo e la corsa.

photo by Nick Bookelaar

Per quanto riguarda il cibo, gli olandesi non sono di certo famosi per la loro straordinaria cucina. Diciamo che hanno altre qualità, infatti per quanto riguarda il mangiare nonostante le nostre richieste insistenti di assaggiare qualcosa di tipicamente Dutch, ci siamo sentite rispondere che a parte qualche zuppa non esistono piatti tipicamente olandesi, ma al massimo qualche patatina fritta, fatta come dio comanda. Così venerdì sera ci hanno portato a mangiare da Ailèn e suo marito che difendono a spada tratta le tradizioni italiane (quindi niente panna nella carbonara o nel sugo alla bolognese), mentre, il sabato a pranzo, al Down Town Gourmet Market: il meglio delle cucine di tutto il mondo condensate in un mercato coperto. Qua si possono gustare ostriche fresche (buonissime!), formaggi dal mondo, tapas spagnole, fino ai piatti della tradizione vietnamita e giapponese. Ce n’è davvero per tutti i gusti.

E ora arriviamo alla corsa

Eindhoven è circondata da numerosissimi parchi ed è decisamente una delle città più verdi che abbia mai visto. Qui si possono trovare percorsi per ogni gusto: chi ama i percorsi cittadini, può correre per le vie del centro sfruttando le numerose piste ciclabili, stando però attenti a rimanere nella corsia “pedoni”, perché in Olanda i ciclisti sono i padroni della strada e non guardano in faccia nessuno, nemmeno gli ignari pedoni o runner; chi ama invece correre immerso nella natura può scegliere, come già detto, tra i tantissimi parchi che si trovano a pochi passi dal centro.

Io ho avuto la fortuna di correre la 10km che si svolge alla vigilia della maratona, in notturna. Partenza ore 20.30. Con pasta party dell’organizzazione alle 18. Per ovvi motivi, non abbiamo partecipato al Pasta Party (come si fa a mangiare e poi correre 10km tendenzialmente a tutta?!), riscaldamento e alle 20.15 ero schierata sulla linea di partenza.

photo by BlowUP Media

Il percorso non è così banale: parte dal centro, attraversa la fabbrica Philips per toccare quindi tutti i punti nevralgici della città per poi tornare nel centro storico, il tutto seguendo il fil rouge rappresentato dai tanti parchi che si sviluppano tutto intorno.

Sinceramente, al momento della partenza non mi ero posta il problema dell’illuminazione. “Siamo in città”, pensavo. In realtà essendo gran parte del percorso immerso nel verde, l’illuminazione era pressoché assente e bisognava stare attenti a dove si mettevano i piedi. È stato interessante gareggiare al buio. Non mi era mai capitato ed è stato davvero suggestivo!

Inoltre l’atmosfera è molto festosa e la gara è davvero molto partecipata. Mi sono sentita quasi a casa.

Insomma, per concludere la città di Eindhoven è un piccolo gioiellino, da scoprire e visitare che è stato in grado di stupirci. Parlo per me, ma credo che anche Elisa sarebbe d’accordo, mi è davvero rimasta nel cuore.

Inoltre se ti capita di non sapere dove andare a gareggiare, prova la maratona di Eindhoven. Non è la più veloce, non è la più grande, ma è quella più attenta alla tecnologia e all’aiuto che quest’ultima può dare per il miglioramento della prestazione.

Insomma, assolutamente imperdibile.

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