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Chiara, bella, dolce acqua

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Che il corpo umano abbia bisogno di acqua è un fatto evidente. Evidenza ancora più assodata è che i corridori hanno bisogno di acqua, tanta acqua. La disidratazione è la causa principale dei ritiri nelle gare di lunga distanza, perché un corpo non idratato significa crampi, problemi di stomaco, spossatezza e mal di testa, fino anche alle allucinazioni. Chiunque abbia corso per più di un’ora sa che poi il corpo ci chiede di bere.

Se nelle gare su pista le andature troppo veloci e la durata delle gare fanno sì che non ci sia esigenza di bere durante lo sforzo, su strada e in generale nelle lunghe distanze esistono i ristori e sono posizionati, per convenzione, ogni 5 km. In questi ristori possono esserci cibi per reintegrare calorie, ma soprattutto liquidi (siano essi sali, soft drink, acqua) in bottigliette e bicchieri di plastica o altro materiale (ma comunque monouso). Ogni atleta beve quello che vuole e prosegue la gara. E credo che, fin qui, siamo tutti d’accordo.

Le gare di corsa in montagna o in natura – e parliamo non di “corsa in montagna” da denominazione della FIDAL, ma gare su lunga distanza, soprattutto ultra – sono obbligate a gestire diversamente i rifornimenti di liquidi. Il tutto è piuttosto evidente: non tutti i luoghi sono ben raggiungibili dai mezzi e piazzare un ristoro ogni 5 km in una gara di 160 diventerebbe piuttosto dispendioso.

I pionieri, Do it Yourself, in qualche modo, fallo.

Il primo uomo che corse 100 miglia si organizzò in questo modo. Piazzò delle bottigliette di acqua e Gatorade sul percorso il giorno prima, così da poterle usare nel momento in cui sarebbe passato. Intelligente, si, ma anche macchinoso. In una gara point to point significa percorrere un sacco di ore in macchina, e poi al ritroso fino alla partenza, oltretutto fermandosi ogni “po’” per imboscare le bottigliette, per poi tornare il giorno dopo a recuperare i vuoti e trovare un secchio dove buttarle. Una cosa da pionieri, appunto, ma che funzionò fino circa il 1978/1980. A quei tempi non esisteva niente, le bottigliette in plastica erano la cosa più comoda, costavano ancora meno delle borracce: era l’unico modo, ci si arrangiava come si poteva.

Do It Yourself parte 2, se devi farlo, fallo in modo intelligente.

Il metodo di cui sopra iniziò a diventare impossibile. Poteva ancora funzionare per Western States 100, dove si attraversano svariati paesotti o comunque i luoghi sono piuttosto accessibili anche in macchina. Però non andava affatto bene per le gare montuose, quelle dove per chilometri e chilometri non si vede anima viva, tipo nello Utah.

Durante una delle prime corse più brevi che precedettero la Wasatch 100 Front, una gara di vera montagna, il direttore di gara Richard Barnum-Reece, disse agli atleti che avrebbero trovato delle bottigliette d’acqua a bordo strada durante la competizione.
La corsa, della durata di 5 ore circa per il vincitore era già considerata di per se follia. La giornata fu particolarmente calda e nessun corridore riuscì ad arrivare all’arrivo salvandosi dalla disidratazione.

When we chided him about the lack of water, he just laughed and said: “Those son-of-a-bitch motorcyclists must have kicked the water jugs off the road!”  It was kind of funny and no one was upset.  It felt more like we were ultimately responsible for our own fluids and that his efforts to provide water were a bonus rather than something any of us depended on for our well-being.

Insomma, dei motociclisti “figlidiputtana” avevano calciato via le bottigliette dal sentiero. Ma, come racconta uno dei partecipanti alla corsa, nessuno era veramente arrabbiato, nessuno era triste, faceva parte del gioco e dell’attitudine di chi pratica l’ultrarunning. L’aspetto più intelligente che ne emerse fu che non potevi incazzarti con gli altri per l’acqua, se ne volevi, dovevi arrangiarti e pensare a te stesso. Se poi trovavi qualche ristoro, tanto meglio. L’idea di doversi arrangiare trasportando con sé l’acqua però fu – a mio avviso – rivoluzionaria, sebbene piuttosto lampante e logica. Bere acqua arrangiandosi a portarsela o accettare la disidratazione, potevi scegliere.

I corridori iniziarono quindi a correre con le bottigliette di acqua in mano. Poi, per la comodità di non avere il tappo da svitare ogni volta si passò alle borracce. Da lì le aziende vennero incontro al bisogno dei corridori e crearono i sistemi che vedremo venerdì prossimo.

Ma la vera domanda che sorge alla fine di questo pezzo, alla quale da anni non so rispondere è:

Perché su strada ancora ci sono i bicchieri usa e getta ai ristori? Pensate le tonnellate di inquinamento di materiale ogni settimana sommando tutte le corse che si corrono su strada al mondo. Non potremo evitare tutto questo inquinamento inutile?

 

 

(Credits immagine principale: rachwal on DepositPhotos.com)

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