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Il metodo RUN-CAT per scegliere la scarpa da running

  • 3 minute read

Fino a non molti anni fa le scarpe da running venivano classificate secondo sigle abbastanza oscure: A1, A2, A3 ecc. Lettere e numeri, si scoprì poi, che non erano altro che le coordinate delle celle di un foglio Excel: ogni sigla identificava una categoria, tipo “Neutra”, “Con supporto antipronazione”, “Trail” ecc.

Questa categorizzazione ha sempre più perso senso negli ultimi anni, sia perché l’offerta dei diversi brand si è diversificata e arricchita, sia perché ha senso solo se si considerano i runner come formati da gruppi omogenei e soprattutto dando per scontato che tutti corrano di tallone. Cosa che è sempre meno vera, tanto da rendere inutile definire una scarpa “antipronazione” o “neutra”, dato che si tratta di caratteristiche che hanno poco senso per chi corre di mesopiede o di avampiede.

Più recentemente è stato proposto un nuovo metodo di valutazione della scarpa da running che pone il runner e la sua percezione della scarpa al centro, associandola finalmente a chi la dovrà indossare, senza assegnargliela a priori.

Il fondamento di questo metodo è il comfort, cioè la sensazione di benessere che si ha usando le scarpe da running.
L’assunto è tutt’altro che banale: dato che si tratta di strumenti per la corsa che devono essere indossati a lungo e sotto sforzo, perché non considerare come dato più importante la sensazione che si percepisce usandoli?

Cinque parametri

Il metodo, frutto di una ricerca, è chiamato “The RUN-CAT Running Footwear Comfort Assessment Tool” (letteralmente “Strumento di valutazione del comfort delle calzature da corsa”) e si basa sulla valutazione di cinque parametri empirici:
1. ammortizzazione del tallone
2. ammortizzazione dell’avampiede
3. stabilità
4. flessibilità dell’avampiede
5. comfort generale

Non sono gli unici parametri che vengono considerati: il metodo valuta anche altri fattori, come il sesso, la massa corporea e l’età, ma ci torniamo più avanti.

Per ognuno di questi parametri si stabilisce una valutazione che varia da un estremo all’altro, espressa dopo aver effettuato una prova delle scarpe in oggetto. Considerando il primo (ammortizzazione del tallone) si esprime quindi se la sensazione è di mancanza di ammortizzazione sul tallone fino a un eccesso di ammortizzazione.

Ogni parametro è valutato soggettivamente, ed è questo l’aspetto più interessante del metodo, perché il suo scopo è di trovare la scarpa più adatta individualmente, non in assoluto.

Osservando infine i criteri di valutazione, si nota che oscillano fra “troppo poco” o “eccessivamente”. Se ne deduce che la scarpa ideale per ognuno di noi è quella che ottiene una valutazione più positiva è quella che sta nel mezzo, cioè che è perfettamente bilanciata, “né troppo, né troppo poco”.

È chiaro infine che tutti i cinque parametri vanno valutati singolarmente ma anche complessivamente: per esempio, una scarpa percepita come poco ammortizzata sul tallone potrebbe essere comunque valutata positivamente da chi corre di avampiede (chi, in altre parole, è poco interessato all’ammortizzazione del tallone ma dà più peso a quella dell’avampiede) e viceversa. Altrettanto vale per la flessibilità all’avampiede (alcuni preferiscono sentire una scarpa rigida, altri meno) o la stabilità.

Ogni piede ha la sua scarpa

Lo ripetiamo spesso: le scarpe si scelgono con i piedi, non con gli occhi. Quest’accortezza rimane verissima ma se ne aggiunge un’altra che il metodo RUN-CAT considera, e cioè l’età del soggetto.

Il corpo cambia con l’età e così anche le sue parti. Con l’avanzare degli anni non solo cambiano le prestazioni ma anche come corriamo e con quale impostazione di corsa. Se a ciò si aggiungono le variazioni di peso, gli eventuali infortuni e molti altri fattori, è evidente che una scarpa che trovavamo perfetta a 25 anni può non esserlo più a 50. In questo caso, la scarpa non è cambiata ma siamo cambiati noi, ed è il caso di tenerlo in considerazione.

 

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