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Il privilegio di correre la maratona di Berlino

  • 3 minute read

La maratona è un amplificatore. Ingrandisce e ingigantisce tutto, nel bene e nel male. Amplifica le sensazioni, le emozioni, i timori e le insicurezze. Non importa quanto arriverai pronto al giorno per cui ti sei dedicato anima e corpo per giorni, settimane, mesi. Le 24 ore prima della maratona avrai la sensazione di sentire fastidio a un ginocchio, un polpaccio, un piede. Sentirai i battiti del cuore accelerare quando stringerai tra le mani un semplice foglio di carta con un numero stampato sopra. Un numero che i tuoi amici inseriranno nell’app ufficiale per attivare il tracking e seguirti a distanza lungo il percorso. Una sequenza di cifre associate a un nome, il tuo, che sentirai gridare dagli spettatori che accorreranno per strada e si posizioneranno dietro le transenne per dare la carica a te e altre decine di migliaia di persone. Ti sentirai esplodere di energie e non vedrai il momento di sfruttarle tutte fino all’ultima riserva residua.

Pensieri, dubbi, domande

E se qualcosa dovesse andare storto? Qualsiasi cosa, anche la più improbabile. Cosa farò? Riuscirò a reagire? E se il film che mi sono fatta non venisse proiettato come l’ho immaginato io? Dubbi, incertezze, paure. La maratona amplifica ogni pensiero che transita nella tua mente. Quella stessa mente che è responsabile dell’80% della tua gara. Uno strumento potentissimo che ti può aiutare o danneggiare, ingannandoti e facendoti sembrare reale qualcosa che non lo è.

Ti senti forte ma anche fragile. Ti senti invincibile ma anche fallibile. I giorni, le ore, i minuti prima della maratona sono micidiali da gestire dal punto di vista emotivo. Non importa quanta esperienza tu abbia e quante maratone possa vantare nel tuo portfolio di atleta amatoriale: ogni volta ricadrai sempre nel solito schema. Per lo stesso motivo per cui sai che al termine di una maratona non vedrai già l’ora di pianificare la successiva. È un cliché che si ripete. È la tua passione. L’hai scelta e hai deciso di accettare gli aspetti positivi, che ti fanno stare bene, ma anche quelli negativi, che ti fanno penare e arrabbiare. L’hai scelta nel bene e nel male.

Poi succede che inizi a correre e tutto si ridimensiona. I piedi tornano a essere ben saldi per terra e ti proiettano in avanti, a passi svelti e decisi. Ci sei solo tu e la strada che hai davanti. Non importa quante persone tu abbia attorno a te. Non conta che tu stia prendendo parte a una delle maratone più ambite e rinomate del mondo. Quello che conta adesso è realizzare il film di cui sei al tempo stesso regista e attore protagonista.

Darsi una possibilità

Correre a Berlino è stato un privilegio. Non il percorso più suggestivo su cui abbia corso ma sicuramente uno dei più memorabili. Mi ha reso il compito più facile. Mi è sembrato di correre per 42 chilometri nella corsia di sorpasso dell’autostrada con pilota automatico.

Alla maratona di Berlino si è verificata una serie di fortunati eventi che ho saputo sfruttare a mio vantaggio: il clima, le strade veloci e le Adizero Boston 12. Tutto ha concorso al raggiungimento del risultato finale. Tutto è servito per farmi tagliare il traguardo poco oltre la porta di Brandeburgo in 3 ore 21 minuti e 44 secondi. Un personal best migliorato di oltre 5 minuti dallo scorso aprile quando ho tagliato il traguardo della maratona di Londra.

Non ho mai sentito il desiderio di visitare la città a cui ho sempre attribuito ingiustizie, dolore e sofferenza. Pur non conoscendola la giudicavo, come spesso capita di fare anche con le persone. Giudicavo un libro dalla copertina. Poi l’ho aperto, ho iniziato a leggerlo e mi ci sono appassionata. Io ho dato una possibilità a Berlino e Berlino l’ha data a me. Ci siamo conosciute e piaciute. Insieme abbiamo abbattuto le mura del tempo e del pregiudizio.

1 commento
  1. Tanino ha detto:
    5 Ottobre 2023 alle 21:08

    Leggendo l’articolo ho ripensato a Berlino alle emozioni e mi sono ritrovato nelle parole di Sara

    Rispondi

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