Fra pochi mesi saranno passati ben 4 anni dall’inizio della pandemia del COVID. Al tempo nessuno poteva prevedere quanto sarebbe durata, eppure se ne parla ancora, anche perché continuano a esserne contagiate molte persone, e altrettante per l’ennesima volta. C’è però una particolare categoria di persone che, pur essendone guarite, ne soffrono ancora le conseguenze. Anche a mesi o anni di distanza, diverse persone sono affette da una patologia chiamata Long Covid. Non ha una sintomatologia definita, o meglio, ne ha una talmente varia da far impallidire. Può infatti manifestarsi dopo più di 4 settimane dall’infezione a livello respiratorio, cardiovascolare, neurologico, gastrointestinale e psicologico.
Chi ne soffre ha la cosiddetta fame d’aria (dispnea), tosse persistente, dolore al petto e senso di oppressione, tachicardia e palpitazioni, aritmie, variazioni della pressione arteriosa, ma anche pericarditi e miocarditi, mal di testa, difficoltà di concentrazione e memoria (la cosiddetta nebbia mentale o “brain fog”), disturbi dell’olfatto, del gusto, dell’udito, nausea, vomito, perdita di appetito, dolori addominali, diarrea, reflusso gastroesofageo, disturbi del sonno, depressione del tono dell’umore, ansia, stress, psicosi.
Chi ne soffre può fare sport?
Conoscendo i benefici mentali e fisici dello sport, viene spontaneo chiedersi se fare attività motoria possa in qualche modo aiutare chi ne soffre. Ammesso che la forma fisica lo permetta, è naturale pensare che, per esempio, il movimento possa alleviare in chi soffre di gli stati depressivi o i cali di motivazione. Purtroppo la medicina suggerisce a chi ne è affetto di evitare gli allenamenti intensi che potrebbero peggiorare i sintomi a causa dello stress fisico cui il corpo è sottoposto.
Come racconta il The Guardian, il dottor Rob Wüst ha trovato conferma nella ricerca che ha condotto presso la Vrije Universiteit di Amsterdam del fatto che per alcune persone che ne sono affette sia sconsigliato fare attività sportiva.
L’aspetto più preoccupante è che l’affaticamento e i dolori che seguono a un allenamento sono così debilitanti da protrarsi per settimane. Non stiamo insomma parlando di tempi di recupero un po’ più lunghi del normale ma di tempi completamente fuori norma.
I danni fisici del Long Covid
Lo studio condotto dal dottor Rob Wüst ha avuto 25 partecipanti con Long Covid e 21 che avevano avuto l’infezione ma si erano ripresi completamente. Tutte queste persone avevano un buono stato di salute prima della malattia e non avevano subiti ricoveri durante.
Lo studio – che ha però il limite di un numero ristretto di partecipanti e soprattutto la mancanza di un gruppo di controllo – consisteva nell’analisi dei parametri clinici durante un allenamento di 15 mintui su cyclette. Chi aveva il Long Covid ha mostrato di sapere esprimere prestazioni molto inferiori a chi si era ripreso perfettamente.
L’analisi è stata condotta praticando biopsie dei tessuti muscolari dei candidati che hanno rivelato che chi era affetto da Long Covid aveva una concentrazione più bassa del normale di mitocondri e un numero inferiore di capillari. I loro muscoli, in altri termini, erano più poveri dei responsabili della produzione di energie per alimentare i muscoli stessi. Da ciò deriva il senso di affaticamento e l’allungamento dei tempi di recupero.
Ecco spiegato perché i dolori post-allenamento duravano molto più a lungo: i muscoli, affaticati dallo sforzo fisico, avevano meno capillari e mitocondri per ricostruirsi, e per questo dolevano molto a lungo. Uno stato di continua infiammazione (altro sintomo del Long Covid) ha completato poi il quadro: muscoli affaticati e meno irrorati appartenti a un corpo con un alto livello di infiammazione non possono che definire un quadro clinico complesso.
La sostanza insomma è che, purtroppo, praticare sport per chi è affetto da Long Covid non sia consigliato. Ma per rendersene conto basta provarci, ammesso che se ne abbia la forza.