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Dai successi degli Europei di Roma ai sogni infranti di partecipare alle Olimpiadi di Parigi

  • 4 minute read

  • Gli Europei di Roma hanno visto la nazionale eccellere in molte discipline, conquistando titoli europei.
  • La coesione della squadra e il supporto reciproco, oltre ad atleti carismatici, hanno contribuito ai successi negli Europei.
  • Nel triathlon è però scoppiata una polemica per l’esclusione di atleti meritevoli dalla squadra olimpica.

 

Gli Europei di Roma sono stati uno spettacolo senza precedenti. Una nazionale che ha saputo eccellere in più discipline e prove, conquistando podi e medaglie, aggiudicandosi uno via l’altro i titoli europei in palio. L’inno di Mameli ha risuonato nello Stadio Olimpico al pari di una hit estiva che passa in continuazione alla radio. È stata una gioia vedere le espressioni e gli sguardi dei ragazzi che hanno visto coronare il lavoro di mesi, per non dire anni. Le urla, i pianti e i sorrisi a 32 denti spuntati sui volti che fino a pochi secondi prima avevano smorfie ed espressioni di fatica ha emozionato e al tempo stesso commosso. Uno sportivo sa bene cosa significhi lottare per cercare di raggiungere un obiettivo, qualsiasi esso sia. Il senso del sacrificio è qualcosa che sia un atleta professionista che un amatore conoscono e condividono, ognuno nella propria dimensione e misura.

Una squadra straordinariamente unita

La nazionale di atletica che ci ha fatto trascorrere notti magiche ci ha dato l’ennesima dimostrazione che la forza del singolo è accresciuta dalla squadra. E in che modo gli azzurri hanno contribuito ai successi dei loro compagni? Per esempio condividendo il senso di appartenenza al team, supportandosi a vicenda nelle diverse prove, assistendo gli uni alle gare degli altri. La presenza di un atleta carismatico e travolgente come Gimbo, Gianmarco Tamberi, ha sicuramente fatto la sua parte. Una squadra unita, composta da atleti determinati e preparati a raccogliere i frutti dei lunghi mesi e anni di lavoro. Una squadra che ha dimostrato di essere tale in tutto e per tutto e che ora guarda al prossimo grande appuntamento: le Olimpiadi di Parigi.

Altrove è polemica

Se a Roma si è esibita una nazionale di atletica leggera forte e coesa, il mondo del triathlon è stato travolto da un’accesa polemica proprio nei giorni in cui si sono disputati gli Europei. La polemica è scoppiata a seguito della comunicazione ufficiale della squadra che rappresenterà l’Italia alle Olimpiadi di Parigi. La polemica ruota attorno al fatto che tra i 5 atleti convocati è stato escluso Michele Sarzilla, primo italiano nel ranking olimpico e quindi, teoricamente, il primo a dover rientrare in squadra per i meriti e i risultati raggiunti in carriera, ben visibili agli occhi di tutti.

Quando i numeri non “parlano”

Michele, così come anche Ilaria Zane, sono stati scelti solo come riserve della squadra che parteciperà alle Olimpiadi. Anche in discipline in cui sono i numeri a decidere, il giudizio umano ha preso il sopravvento. Ho sempre pensato che sport come il nuoto, l’atletica, il ciclismo fossero “più giusti” di altri come il nuoto sincronizzato, la ginnastica artistica, ritmica o la ginnastica aerobica perché non soggetti a un giudizio umano, sia dal punto di vista tecnico che artistico. Se nuoti, corri o pedali più forte degli altri tagli per primo il traguardo e il tuo risultato sarà difficilmente contestabile da un giudice di gara. Non in questo caso, in cui non era direttamente in ballo la vittoria di una gara ma la possibilità di prendere parte a una competizione a cui si era rivolto il pensiero ogni mattina appena svegli e che aveva accompagnato ogni singola sessione di allenamento.

Ogni decisione provoca una reazione

Da sportiva mi è stato impossibile non essere toccata da quanto accaduto nel mondo del triathlon, e come me moltissimi altri che si sono esposti sui social, tra messaggi di solidarietà agli atleti esclusi e sconcerto per quanto accaduto. Probabilmente la notizia è risultata ancora più clamorosa perché nel frattempo c’erano atleti che stavano gioendo per essere riusciti a dare un senso a tutto il lavoro e il sudore versato, lontani da ogni possibile ingiustizia. Vedersi tolta anche solo la possibilità di presentarsi in gara è difficile da accettare, ancor più se quella possibilità te la sei guadagnata. Non so dire se faccia più male o dispiacere vedere che davanti allo sport siano stati messi, molto probabilmente, altri interessi. Fa pensare infatti che le due riserve della squadra olimpica di triathlon, quindi Michele e Ilaria, siano gli unici a non appartenere a una squadra sportiva legata all’esercito o alla polizia.

Se a Parigi la nazionale di atletica leggera si presenterà unita e coesa, forte dell’esperienza degli Europei di Roma, il timore è che non potrà fare la stessa cosa la nazionale di triathlon, perché avvenimenti come quello che si è verificato tendono a dividere, provocare malumori e distogliere attenzione e concentrazione dall’obiettivo. Nonostante tutto spero che i titolari della squadra abbiano la forza e la capacità di estraniarsi per impiegare tutte le loro energie solo e soltanto per gareggiare, lasciandosi alle spalle tutto il resto. Noi tiferemo per ciascuno dei ragazzi in gara restando, da sempre e per sempre, dalla parte dello sport!

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