Immagina di essere un giovane atleta di 15, 16 o 17 anni con un sogno enorme: diventare un professionista. Magari hai già affrontato i tuoi primi successi e, con loro, anche i tuoi primi dubbi, e sai che quella strada è lunga e piena di ostacoli. Ed è qui che entra in gioco l’On Youth Camp.
L’idea di creare questo camp nasce circa due anni e mezzo fa, con l’obiettivo di rivolgersi ai giovani atleti nel momento forse più delicato della loro carriera. È un’età in cui inizi a intravedere il futuro, ma hai ancora bisogno di strumenti, supporto e, soprattutto, qualcuno che, in qualche modo, ti guidi. On ha deciso di essere quel “qualcuno”.
Non ti nascondo che, quando ho visto questo progetto, sono stato subito molto curioso perché da tempo parliamo di quale sia il modo migliore per formare i nuovi atleti, quei ragazzi che – ancora minorenni – dividono la loro vita tra scuola e sport, spesso mettendo in secondo piano la vita sociale tipica dei loro coetanei. Quando On mi ha dato la possibilità di andare a St. Moritz e vedere il Camp, non ci ho pensato: ho visto i loro allenamenti, parlato con quei giovani atleti e soprattutto con Silja Mühlebach, Athlete Manager di On, e Emelia Gorecka, ex-atleta professionista, Brand Activator di On e coach del camp.
Oltre a quanto trovi qui, ti consiglio ascoltare l’ultimo episodio del Lungo con le interviste a Silja e Emelia: sentire l’entusiasmo e la sincera determinazione che hanno è di grande ispirazione e porta ottimismo verso il futuro dello sport.
Un approccio olistico che va oltre lo sport
Silja è una delle menti dietro l’On Youth Camp e mi spiega che il concetto di fondo è stato chiaro fin dall’inizio: “non metterli sotto pressione o con alte aspettative da parte nostra come brand, ma piuttosto per offrire loro un’esperienza che li aiuti a crescere come persone e come atleti”. Lo scopo principale del progetto è infatti offrire supporto reale, che non si limita alla performance sportiva, ma abbraccia tutta la crescita dell’atleta, sia dentro che fuori dalla pista. Un approccio olistico – termine molto utilizzato ultimamente ma che, in questo caso, calza a pennello – che è l’espressione del modo in cui On vede il rapporto con gli atleti: non una semplice e tradizionale sponsorizzazione, ma una vera e propria partnership.
Ed è proprio in questo contesto che nasce l’Athlete Compass, un programma guidato dall’ex triatleta professionista e campionessa olimpica Nicola Spirig. “Quando ha smesso, per lei è stato come chiedersi: ‘Cosa farò della mia carriera?’.” dice Silja. “Così abbiamo avuto lunghe conversazioni con lei, e da lì è nato l’approccio dell’Athlete Compass.” Il programma vuole offrire agli atleti professionisti di On le competenze che spesso non vengono insegnate: dalla gestione dei social media al branding personale, la finanza, la salute mentale e lo sviluppo professionale. Perché, diciamocelo, essere un atleta professionista non significa solo correre veloce o saltare più lontano. Significa essere pronti ad affrontare il mondo sia durante che dopo la carriera sportiva, comprendendo tutte le sue complessità. L’On Youth Camp rispecchia questo approccio olistico per i giovani atleti.

Un Camp di sport, vita e connessioni umane
Le giornate al Camp sono scandite da un programma dinamico, e sempre con la flessibilità di adattarsi alle esigenze dei ragazzi. “Ogni sera mandiamo un messaggio nel gruppo WhatsApp per comunicare il programma del giorno dopo,” spiega Emelia Gorecka, coach del camp. “Può essere una sessione di allenamento, un’attivazione in palestra o uno dei nostri tanti workshop.”
E qui sta la bellezza di questa esperienza: non è solo sport – anche se vedere quei ragazzi e quelle ragazze correre a meno di 4’/Km non si direbbe. I workshop spaziano dalla nutrizione all’allenamento in alta quota, fino a temi spesso trascurati come il ciclo mestruale nello sport e la salute mentale. L’obiettivo è semplice: aiutare i giovani atleti a diventare più consapevoli e preparati. Non solo come corridori, ma come persone.
E la vita da atleta passa anche per quelle piccole cose che, alla fine della giornata, fanno la differenza: fare la spesa, cucinare i pasti, occuparsi del bucato. Tutti aspetti che fanno parte della routine quotidiana al camp e che insegnano l’indipendenza, un valore fondamentale per chi sogna di diventare un professionista. Emelia racconta: “Quindi, fanno la spesa da soli, così quando tornano dalle loro sessioni di allenamento, mamma e papà non cucinano per loro. Devono pensare a cosa mangiare a pranzo e cena. Devono fare la spesa, tornare e preparare il cibo, e poi pulire tutto.”
Una famiglia lontano da casa
“Forse una delle cose più belle che vediamo qui,” dice Emelia, “è come i ragazzi iniziano a sostenersi a vicenda. Magari all’inizio sono timidi, non si conoscono e c’è anche la barriera linguistica, ma alla fine della settimana li vediamo salutarsi come vecchi amici.” E il concetto di famiglia torna spesso quando si parla dell’On Youth Camp. Non è solo un camp sportivo, ma una comunità che si crea, anche solo per pochi giorni, ma che poi si incontrerà di nuovo in gara, come avversari e avversarie.
La stessa comunità che poi si riflette nell’On Athletics Club (OAC), dove gli atleti trascorrono mesi insieme, viaggiando, allenandosi e costruendo legami che vanno oltre le gare e le competizioni. Un modello che, come spiegato nell’OAC Q&A: “loro si descrivono come una famiglia perché trascorrono otto mesi all’anno allenandosi, viaggiando e gareggiando insieme.”
Guardare al futuro con nuove certezze
Alla fine, ciò che mi rimane addosso dopo due giorni all’On Youth Camp è un’esperienza che va ben oltre la semplice preparazione atletica. Perché sì, ci si allena, si corre, si migliora. Ma il valore generale sta in tutto ciò che si porta via: le lezioni imparate nei workshop, i consigli dei coach e, soprattutto, che viene fornito ai ragazzi un assaggio della vita dell’atleta professionista. Oltre a quelle connessioni umane e quelle relazioni che aiutano a crescere, sempre.
Devo dire che – vivendo questo progetto di persona e parlando con Vittore, un partecipante italiano e medaglia d’argento ai 3.000 metri dei Campionati Europei U18 – mi ha colpito vedere come gli atleti si siano aperti e abbiano costruito legami tra loro. “Il nostro obiettivo è dare ai giovani atleti delle competenze che possono integrare nel loro allenamento. Vogliamo conoscerli e fornire loro alcune abilità di vita che possono portare via da questa esperienza per la loro carriera futura” spiega Silja.
L’On Youth Camp è molto di più di una settimana di allenamento. È un’opportunità per ispirare la nuova generazione a diventare non solo atleti migliori, ma atleti completi. E, da parte mia, non vedo l’ora di vedere dove li porterà questo percorso.
