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Strava introduce un algoritmo per auto-flagging di attività irrealistiche, eliminando 6,5 milioni di performance sospette dai leaderboards.
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Il sistema rileva corse “impossibili” o pedalate registrate come running, aumentando trasparenza e competitività.
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Gli utenti apprezzano l’iniziativa, ma alcuni rimangono scettici sull’efficacia e richiedono un sistema di segnalazione in-app.
Strava, alla fine, è un social network per chi fa sport (e non parliamo solo di corsa: c’è anche chi va in bici, per dire) ed è vittima delle stesse dinamiche che coinvolgono altre piattaforme più generaliste. Se Instagram ogni tanto fa pulizia di account fasulli usati per gonfiare il numero di follower di qualche profilo o interviene nel moderare la conversazione, altrettanto accade per Strava. Che ha a che fare con un altro tipo di problemi, cioè quello di chi posta degli allenamenti che potremmo definire gentilmente “Troppo belli per essere veri”.
Un algoritmo per scovare gli imbroglioni
Ecco perché ha introdotto un algoritmo aggiornato per eliminare le performance irrealistiche dai suoi leaderboards. E se pensi che in fondo alcune prestazioni incredibili fanno poco male, guarda il quadro complessivo: il danno che procurano a tutti è quello di inquinare le classifiche complessive, adulterando i risultati globali.
Con oltre 85 milioni di segmenti caricati quotidianamente, l’app ha quindi deciso di agire contro attività evidentemente falsate, come corse a velocità irraggiungibili o pedalate registrate come sessioni di running. La nuova funzione auto-segnalerà i risultati sospetti prima che raggiungano le classifiche, garantendo maggiore trasparenza e competitività.
Funzionerà?
Nonostante l’entusiasmo di molti utenti, alcuni rimangono scettici sull’efficacia dell’aggiornamento, lamentando la mancanza di un sistema di segnalazione più immediato in-app. Strava, però, sottolinea che l’obiettivo è proteggere gli utenti autentici e dare risalto alle loro vere performance, anche se riconosce che non sarà possibile eliminare completamente le frodi.