C’è un momento, nella vita di ogni persona che corre, che torna con puntualità implacabile: l’indecisione sull’acquisto di un nuovo paio di scarpe. Un momento sospeso tra la ragione e il desiderio, tra il conto in banca e quella vocina che sussurra: “Ma dai, sono in offerta”. E tu, lì, a cercare su Google se “iperpronatore neutro con supinazione latente” sia una diagnosi medica o una scusa plausibile per comprarne un paio di nuove.
Perché non è solo una decisione razionale. È una guerra fredda interiore. Da una parte il tuo lato pragmatico, che fa i conti (letteralmente) e ti ricorda che ne hai già un paio praticamente nuovo. Dall’altra, la tua anima corsaiola, che sogna una versione di te più veloce, più leggera, e anche più stilosa, perché no.
La dinamica del desiderio
Il meccanismo è sempre lo stesso. Inizia con un piccolo sospetto: “Mi sembra che la suola si stia consumando un po’ troppo sulla destra”. Poi guardi le tue scarpe con occhio clinico, come un esperto di arte moderna che osserva un’opera astratta: “Forse è usura? O forse è… espressività?”. Inizi a scorgere difetti che non hai notato in mesi e mesi di utilizzo e decreti che non c’è più niente da fare: sono da buttare. E quindi ti ritrovi a leggere recensioni su siti americani di modelli che in Italia non sono nemmeno usciti. E chissà se usciranno mai.
Nel frattempo, hai aperto ventisette tab nel browser. Undici sono di e-commerce, sei sono articoli con titoli tipo “Le migliori scarpe da running per il 2025 (che non ti rovineranno il portafoglio)” e uno è un forum dove un tizio del Wisconsin giura che con le sue Saucony è migliorato di venti minuti sulla mezza. Ti fidi di lui. Non sai chi sia, ma ti fidi.
Il senso di colpa (che dura poco)
Poi arriva la fase del pentimento. Hai cliccato “Aggiungi al carrello”. Il cuore batte un po’ più forte. “Non le comprerò davvero… dai, chiudiamo la pagina”. Ma la pagina resta aperta. Per giorni. Ogni tanto ci torni. Le guardi. Ti guardano. Hai adottato la tecnica che hai letto da qualche parte: quella di metterete carrello di Amazon degli articoli e lasciarli lì, per giorni o settimane. Se resistono e sono ancora desiderabili dopo un po’ di tempo allora hanno preso loro la decisione per te: ne hai davvero bisogno. Ormai le immagini già sulla scarpiera, già ai tuoi piedi, già sul tuo profilo Strava.
Quando finalmente premi “Compra ora”, parte quella micro-esplosione di dopamina che solo chi fa acquisti online conosce. Subito dopo: il vuoto. “Ne avevo bisogno? Forse no. Ma forse sì”. Poi arrivano. Le apri. Profumo di gomme nuove e futuro. Le provi. Ti guardi allo specchio. E ti perdoni. Tutto. Subito.
Il ciclo infinito
La verità è che chi corre è sempre alla ricerca di una sensazione nuova. E le scarpe nuove, per quanto razionalmente evitabili, hanno questo potere: raccontarti che forse sei pronto per un altro allenamento, un’altra ripartenza, un’altra versione di te. Del resto proprio noi runner siamo tesi al miglioramento continuo, alla nostra migliore versione. Che male c’è nell’aiutarsi a raggiungerla con un buon paio di scarpe nuove? Fa parte della disciplina. Fa parte del piano.
E poi, ammettilo: quel 10% di prestazione in più, che giuri di sentire, forse non esiste davvero. Ma se il tuo cervello lo crede, chi siamo noi per dirgli il contrario?
E allora: le compri o no?
Spoiler: sì. Magari non oggi, magari non domani. Ma alla fine le compri. E non perché ti servono davvero. Ma perché in fondo, anche solo per un attimo, ti fanno sentire come se stessi cominciando qualcosa di nuovo. Anche se fuori piove e hai solo corso per venti minuti sul tapis roulant. E, per sentirti meno in colpa, promuovi il vecchio paio a scarpa da aperitivo o da tutti i giorni. È ancora in buono stato in fondo, e non devi neanche sopportare la sgradevole sensazione di buttare qualcosa che, in fondo, può ancora darti molto.
Post Facebook: Le compro o non le compro? Ogni runner conosce questa domanda, e la risposta è quasi sempre la stessa. Un articolo ironico su quel momento eterno tra senso di colpa e clic su “acquista”. Spoiler: alla fine le compri.