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Correre è un po’ come scrivere

  • 2 minute read

È con grandissima gioia che oggi ospitiamo un contributo d’autore. Una meravigliosa riflessione sulla corsa, nata dalla penna (e dalla tastiera) di Tito Faraci. Buona lettura!


Correre è un po’ come scrivere.

Una cosa che tutti fanno. E che tutti, quindi, pensano di sapere fare. E guai a dire che non è così. Che non è così semplice. Che c’è una bella differenza tra farlo a un livello minimo necessario e farlo sul serio. Perfino un imbranato come me – che corre giusto dietro al tram con l’agilità di una cassa di mattoni – mal sopporta osservazioni al riguardo.

Le cose che sembrano facili sono, talvolta, le più ardue da ottenere. La semplicità è un traguardo difficile, soprattutto quando è sinonimo di purezza, di grazia.

La semplicità, nella scrittura, diventa velocità. Il lettore segue la tua storia senza mai tornare indietro, tutta d’un fiato. E alla fine, magari, proprio per questo pensa che… “be’, cosa ci vuole?”

Come quando, seduto su una panchina, io osservo un runner filare tranquillo attraverso il parco, senza mostrare un minimo di affanno. Il volto rilassato quanto, apparentemente, i muscoli. Sembra tutto così facile. Posso farlo anch’io, allora!

Invece no. Come con la scrittura, semplicità e agilità sono frutto di una fatica prima. Una fatica non ostentata, ma tale. È una cosa su cui fare una sana riflessione.

Ed è anche vero che quella soddisfazione del runner, quella felicità segreta, lo accomunano a chi scrive. A chi prova a farlo sul serio, a farlo bene.

Non ha poi così importanza quanto arriverai lontano, in quanti ti staranno dietro, quanti capiranno. Alla fine, sei solo tu con questa tua passione. In corsa con te stesso, sempre. Semplicemente.

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Luca “Tito” Faraci nasce a Gallarate, in provincia di Varese, il 23 maggio 1965. Abbandonata la carriera di giornalista musicale, entra nel mondo del fumetto negli anni Novanta, con Topolino: per lo storico settimanale Faraci sceneggia storie affidate a disegnatori del calibro di Romano Scarpa, Massimo De Vita, Corrado Mastantuono, Silvia Ziche e, in particolare, Giorgio Cavazzano. Insieme a quest’ultimo dà vita al personaggio di Rock Sassi. Nel 2000, per l’Einaudi, esce Topolino Noir, un volume che propone le migliori storie “criminali” di Faraci, con il quale si impone come autore anche a chi abitualmente non legge fumetti. La collaborazione con la Disney tocca il suo culmine nel biennio 2008-09, quando sceneggia La vera storia di Novecento, versione disneyana di Novecento di Alessandro Baricco.
A partire dal 1998 Faraci allarga il proprio campo di azione con soggetti e sceneggiature per Lupo Alberto e Diabolik. Dal 1999 collabora con Sergio Bonelli Editore, con episodi di Dylan Dog, Nick Raider, Magico Vento, Martin Mystère, nonché Cico. Nel 2005 nasce il suo primo personaggio: Brad Barron, la prima miniserie bonelliana, che si sviluppa in diciotto numeri e ottiene un notevole successo. È del 2007 il passaggio a Tex. Sceneggia due storie per la Marvel; del 2005, invece, è L’ultima battaglia, graphic novel disegnato dall’americano Daniel Brereton per la collana Buena Vista Lab. Alla fine del 2011, esce anche il romanzo Oltre la soglia, un horror pubblicato da Piemme. Attualmente Tito Faraci è al lavoro sul suo secondo romanzo.

(Photo credits: Francesco Chignola)

1 commento
  1. erikaman ha detto:
    9 Aprile 2014 alle 10:49

    “Ed è anche vero che quella
    soddisfazione del runner, quella felicità segreta, lo accomunano a chi
    scrive. A chi prova a farlo sul serio, a farlo bene.
    Non ha poi così importanza quanto
    arriverai lontano, in quanti ti staranno dietro, quanti capiranno. Alla
    fine, sei solo tu con questa tua passione. In corsa con te stesso,
    sempre. Semplicemente” Complimenti!! Hai azzeccato esattamente il punto… Parole stupendamente semplici….

    Rispondi

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