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Confessioni di una scettica

  • 3 minute read

È proprio vero che il momento in cui capisci e senti quanto tieni a qualcosa è quasi sempre quello in cui di quella cosa sei obbligato a fare a meno (poco importa per decisione di chi). Questo è il mio caso e del mio corpo che negli ultimi giorni mi sta, più o meno, privando di qualcosa che non avrei mai pensato apprezzare e desiderare così tanto: la corsa.

Questa storia parte dalla me pigra e convinta che le uniche cose che potevano schiodarla dal divano fossero lo shopping e una vasca piena di acqua eccessivamente azzurra e odorosa di cloro. Quella me convinta che tutto, proprio tutto, avrei potuto fare tranne che correre.
Apparte che le mie ginocchia proprio non lo avrebbero sopportato (credevo) ma poi, mi chiedevo, che senso ha tutto questo correre senza una meta? Per arrivare dove?

Poi qualcosa è cambiato

Gli stimoli? Il mio peso? I miei orari? Sì, tutto. E qualcosa nella mia testa anche. La cosa che mi ha spinto a dimostrare alle mie gambe, al mio sedere e alle mie convinzioni (e pure a tutte le persone che ho intorno) che io con i piedi, lunghi ma ti assicuro magrissimi, posso arrivare dove e come voglio.

Un cambiamento lento, per carità: ammetto lo scetticismo, il mal di gambe e il fiatone; ammetto una certa voglia di mollare che pervadeva tutte le prime volte, insieme alla mia tendenza scellerata a vestirmi troppo (capiscimi: sono follemente freddolosa) e alla brutta tosse che ne conseguiva.

Ma piano piano io ed il mio corpo ci siamo appassionati; ai prima, ai durante e soprattutto a quei dopo che ti fanno sentire benissimo anche se sei spezzata; mi sono appassionata alla fatica e al sudore fino a sentire crescere anche in me quello che definirei il virus del running: quello che si rafforza ogni volta che vai un pelo oltre, che va un cincinino meglio, che la fatica è un pochino minore. E ogni volta – mi dispiace ma va detto – che allo specchio il mio culo sembra più alto e meno ingombrante: in questi casi la voglia di ripartire è istantanea, anche se sono appena tornata.

E dopo 4 mesi sono al punto che potrei anche alzarmi alle 5 la mattina per correre, io che amo il mio letto quasi più del mio guardaroba.

L’epifania

Correre è stata un’epifania sotto molti punti di vista, troppi per una scettica come me a dire il vero.
Apparte le vista ripetuta e sempre più frequente ultimamente (vista la stagione) delle gambe di certe gnocche i cui dettagli fisici e estetici (anche di abbigliamento) ti fanno chiaramente dedurre un’appassionata affiliazione al gruppo del “io adoro il running” (e la rabbia verso la propria indolenza e l’invidia sana che ne deriva ti assicuro che è uno dei carburanti – molto femminili – più forti che possano esistere).
Ma poi una volta cominciato, è tutto un crescendo di novità e rivelazioni tanto banali quanto sorprendenti: è come se sentissi il tuo corpo in ogni sua parte in una maniera nuova e mai sperimentata (non sempre, comunque, proprio piacevolissima).
Ogni volta è un allenarsi non solo fisico, ma anche mentale. E i posti, le strade, il mondo intorno: è come ti si manifestasse per la prima volta sotto una luce nuova.
La mia città non è mai stata così bella e profumata (queste sono chiaramente le endorfine che ci mettono molto del loro), e la campagna dove sono nata mai così poco noiosa.

Scrivere tutto ciò, adesso che le mie gambe e i miei muscoli sono poco collaborative è frustrante ma anche utile. E il tempo per riprendersi sarà sempre troppo lungo: specie per te che potresti dover leggere elucubrazioni da nostalgia malinconica ed eccitata al tempo spesso ancora per un po’.

Ma questo mi insegna ancora un’altra cosa: che non è solo una questione di volontà, di fatica, di muovere le gambe; ma anche di ascolto: del fiato, dei pensieri, dei rumori intorno e del proprio corpo, che non ti parlerà mai così chiaro e così forte come quando corri.

1 commento
  1. Deborah Paviotti ha detto:
    11 Luglio 2014 alle 14:25

    Io ho iniziato da pochi mesi, pesavo tantissimo, e tutt’ora faccio poca strada ad ogni uscita; ma la soddisfazione di aggiungere ogni volta qualche metro in più è impagabile. E mi riconosco davvero nel tuo racconto, avrei potuto scrivere le stesse cose.
    È un mondo che ti rapisce, ti conquista proprio! La cosa che più mi ha colpito è il sorriso che mi spunta quando vedo un runner per strada, anche se io sono in auto per esempio. Ci si capisce, è fantastico!

    Rispondi

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