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Bolt, l’uomo fulmine

  • 2 minute read

A differenza di altre finali mondiali o olimpiche a Pechino si respirava un’aria diversa: c’era un serio, serissimo contendente al titolo di Uomo Più Veloce del Mondo. Lo statunitense Justin Gatlin era in ottima forma e si era classificato per la finale con un 9.83 ottenuto per di più in scioltezza, girandosi pure negli ultimi metri per misurare di quanto aveva bruciato gli avversari.

Del resto Gatlin è dalle Olimpiadi di Atene del 2004 uno dei più forti del mondo, anche se una squalifica per positività al testosterone (e anche una precedente per anfetamine) l’ha allontanato dalle piste per 4 anni. Ma esiste la pena e l’espiazione e Gatlin è tornato, molto molto forte.

Ha 33 anni, 4 in più di Bolt, e stupisce perché dal suo rientro nelle competizioni internazionali dopo la squalifica ha corso sempre più veloce, anno dopo anno. Invecchiando si corre più lentamente ma Gatlin ha invece migliorato sempre i suoi tempi, arrivando ad essere a 33 anni il più veloce 33enne della terra.

Insomma, il clima era carico di aspettative e forse molti si aspettavano una sconfitta di Bolt e una vittoria di Gatlin, che l’aveva già battuto al Golden Gala a Roma nel 2013 per un solo centesimo.

Non questa volta

Come è andata ormai è storia: alle ore 15.15 italiane i 9 finalisti dei 100 m maschili dei Mondiali di Atletica di Pechino 2015 sono scattati dai blocchi di partenza. Neanche 10 secondi dopo, come previsto, era tutto finito e Bolt aveva restituito a Gatlin quel centesimo che gli aveva prestato a Roma 2 anni prima. Con gli interessi, dato che questi sono i mondiali. Il cronometro segnava 9.79, un tempo notevole, non stratosferico e lontano da quello dello stesso Bolt che non è più riuscito a battere se stesso con il suo storico (e imbattuto) 9.58 del 2009. Lontano pure da quello che ha stabilito Gatlin stesso a Doha quest’anno: 9.74.

Non sembrano differenze abissali ma una misura di quanto il tempo conti nei 100 m sono gli ultimi metri percorsi a Pechino: Bolt e  Gatlin abbassano il capo come tori pronti ad incornare il traguardo, per vincere anche di un solo capello. Come diceva Al Pacino nello stupendo “Ogni maledetta domenica”

La vita è un gioco di centimetri.

E anche l’atletica lo è. Un gioco in cui vince semplicemente chi è il più veloce. Oggi lo è stato Bolt, con il suo fisico, con la sua tecnica, la sua spavalderia e la sua innegabile simpatia.
Ma abbiamo visto 2 atleti ormai nella fase finale della loro carriera: Gatlin di certo (ma chissà, continua a migliorare sempre quel vecchio diavolo) e Bolt. Se Bolt fosse come Gatlin potrebbe durare ancora 4/5 anni e magari riuscire a correre più forte di se stesso.
Ora è il tempo di festeggiare, e Usain sa benissimo come si fa.
 

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