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Iscriversi a una gara per sbaglio

  • 3 minute read

Domenica scorsa pioveva. Anzi, non è che “pioveva” così, genericamente.
Per un curioso effetto di gravità grazie al simpatico vento da nord-ovest, la pioggia anziché scendere dall’alto verso il basso, sembrava non cadesse e proseguisse dritta all’infinito la sua traiettoria, mantenendosi parallela al terreno; se volete vi faccio un disegnino, perché il fenomeno era curioso, l’acqua non cadeva ma “passava” tipo così:

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Come mai sto vestendo i panni di Giuliacci? Solo perché il fenomeno era affascinante e fino a che non sono uscita di casa, non mi sono resa conto di tutto ciò. E nello specifico sono uscita a prenderla dritta in faccia, quella maledetta a pioggia: sono uscita a correre.

In principio era solo un obiettivo.

E insomma, domenica prossima c’è questa mezza si dice la più conosciuta in Italia, la Roma-Ostia. Siccome io sono un po’ groupies delle gare della lunga distanza e mi gasa un sacco andare a fare quelle dove ci sono tanti runner delle tipologie più disparate (me compresa, ma anche gente un po’ più seria di me tipo top runner, per esempio), mi sono detta “mi serve un obiettivo per smuovere il culo, mi serve una … ok iscritta”. Quel classico gesto di registrarmi alle gare che non capisco come mai reitero con nonchalance ormai da anni, per poi ripetermi nelle settimane successive al misfatto: “merda, merda, merda”. Il tutto perché mi iscrivo senza poi rendermi conto di quanto non sono preparata o di quanto sono sfasciata. Ma vabbeh come tutte le volte quando faccio il gesto, imputo il numero della carta di credito nel sistema in maniera inconscia, mi arriva via mail quel numero, anzi NUMERO (perché poi i miei occhi i numeri di pettorale li riescono a leggere sempre e solo come se fossero numeri scritti in lettere maiuscole) ed ecco che appena ricevo la documentazione di “iscritta” mi sale un’ansia di quelle da compito-in-classe-azz-non-ho-studiato.
Perciò il mantra diventa solo uno: allenamento, a qualsiasi costo. Anche con il coltello in bocca se fosse necessario.

Vogliamoci un pochino male.

Per via di questo meccanismo che ancora direi così malamente mal gestisco (dai ok, è abbastanza imbarazzante considerando che non è che ho allacciato le scarpe da corsa proprio 2 mesi fa), domenica scorsa mi trovavo a conversare amabilmente con la mia coscienza.

E niente si parlava del più e del meno, fino a che non mi è caduto l’occhio sul calendario del maledetto iPhone. Ho iniziato a contare sulle dita delle mani e ne sono conseguite 2 cose abbastanza rilevanti per decidere a lanciarmi fuori, a correre controvento per 18km, temperatura percepita 2-3 gradi (e sto esagerando) senza sapere se dio esistesse o meno:

1 – Mancavano 7 giorni, anzi SETTE alla gara.

2 – Era da Settembre 2014 (le mie dita hanno contato 5 mesi!) che non correvo più di 17km.

E così eccomi tutta bella spavalda, incurante di quella pioggia che sembrava non cadesse mai per terra, io tutta baldanzosa nel mio giacchetto anti vento e anti pioggia, convinta che mi avrebbe reso un po’ un Invincibile repellente all’acqua e al freddo. Proprio uno di quei giorni in cui ti senti un po’ tipo Fantozzi quando urla “alla bersagliera!”

Ecco insomma, in uno di quei giorni in cui penso molti di voi probabilmente stavano correndo come me o forse si stavano pure facendo una garetta (magari la prima garetta della vita! Poveri!), io mi sono ritrovata a dire che ci si deve volere davvero un pochino male, per raggiungere l’obiettivo e poi magari ri-volersi molto più bene. E che la pioggia che passa senza cadere mai per terra esiste e i runner della domenica (anche detti “invasati” o “semi*” come dice mio babbo), la conoscono meglio degli altri.

[to be continued]

 

*da leggersi alla romagnola stretta, dove decade foneticamente la nota “sci/e” strisciata per lasciare posto a un dialettale e sibilante “sssssemo” dal noto aggettivo italiano “scemo”)

(Photo Credits from Flickr by dalioPhoto)

2 commenti
  1. ZiaLiz ha detto:
    24 Febbraio 2015 alle 12:56

    Oddio. L’ho fatto pur’io. Mi sono segnata ad una gara a 2 cifre prima della virgola.
    Ed ora sto nel mood “perche? perchè? perchè?”
    Solidarizziamo ti prego!

    Rispondi
    1. Anne Zannoni ha detto:
      4 Marzo 2015 alle 13:12

      …ah perfetto! Più i lanci sono lunghi, più vengono meglio :)
      A parte gli scherzi … puoi scegliere se calarti un po’ alla napoletana e chiderti “Pecché pecché” notte e giorno o allenarti discretamente. Sono sicura che sceglierai la seconda, io tifo per te!

      Rispondi

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