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Delinquenti prestati al mondo del running – Seconda puntata

  • 3 minute read

Continuiamo la nostra speciale classifica del premio Infamia nel running. Dopo la prima puntata, il nostro viaggio questa volta ci porta a Vienna, ai campionati Europei di Atletica del 1938. In quell’edizione un’atleta in particolare si distinse per le sue gesta. Si tratta di Dora Ratjen che, gareggiando nel salto in alto femminile, stabilì il nuovo record del mondo saltando un metro e 70 cm. Al ritorno in Germania però, alcune sue compagne di squadra cominciarono a notare qualcosa di strano, cose di poco conto tipo che Dora aveva la barba e faceva la pipì in piedi. Nulla di allarmante insomma. A quel punto però le sue scaltre compagne cominciarono a sospettare che Dora sotto sotto non gliela contasse giusta. E in effetti si scoprì che Dora in realtà si chiamava Heinrich e gareggiava nella categoria femminile sotto mentite spoglie. Una volta richiesto di un commento in merito Heinrich, che un tempo fu Dora, disse che la scelta gli era stata imposta dal regime nazista e non aveva potuto rifiutarsi. In effetti, immagino che opporre un rifiuto al regime nazista non doveva essere proprio semplice. Però farsi beccare per la barba…

Dora Ratjen
Dora Ratjen, chi avrebbe mai potuto sospettare

Il quarto candidato al premio è un runner sudafricano di nome Sergio Motsoeneng il quale nel 1999 giunse ottavo alla Comrades Marathon, un’ultra maratona di 89 km, guadagnando un premio di 1000$. Terminata la gara cominciarono però ad arrivare le prime proteste, c’era chi sosteneva di non essere mai stato superato da Sergio ma le testimonianze non erano tutte concordi, c’era chi invece l’aveva visto transitare regolarmente in più punti della gara. Alla fine si consultarono le immagini e, ad una prima analisi, tutto sembrava a posto. L’atleta appariva in varie foto lungo diversi tratti della corsa. Poi però ci si accorse anche di un’altra cosa. Confrontando le foto l’orologio di Motsoeneng a volte si trovava sul braccio destro, altre volte su quello sinistro. E guardando meglio, nonostante il cappellino calcato per bene sul volto, si poteva distinguere qualche differenza nei lineamenti del viso. C’era quantomeno qualcosa di strano. Alla fine la verità saltò fuori. I Motsoeneng in gara in realtà erano due, il già citato Sergio e suo fratello Fika. I due avevano escogitato un piano “geniale”. Dopo 45′ di corsa, Sergio si infilava in un bagno chimico dove ad attenderlo c’era il fratello. Si toglieva quindi vestiti, cappellino, scarpe e pettorale per dare il tutto al fratello che continuava così la corsa. Il tutto da ripetersi più volte lungo il percorso.
In pratica i fratelli Motsoeneng, quasi identici nell’aspetto, corsero l’ultra maratona a staffetta. Una volta scoperti scattò immediata la squalifica ed il premio di 1000$ fu loro revocato.

Motsoeneng
Un piano geniale tradito dall’orologio

A questo punto sarebbe difficile determinare un unico candidato per il premio in palio, per fortuna mi viene in soccorso Sergio il quale, nel 2010, cacciò un’altra perla di delinquenza. Per espiare le sue precedenti colpe prese infatti nuovamente parte alla Comrades Marathon. La corse tutta, questa volta dal primo all’ultimo metro, e fece addirittura meglio del ’99 arrivando al terzo posto. Purtroppo per lui però la competizione prevedeva il controllo antidoping e lui risultò positivo venendo squalificato una seconda volta e il suo risultato di nuovo cancellato.

Ma stai tranquillo Sergio, un titolo te lo diamo noi, per noi il premio Infamia nel running è tuo. Vai, te lo sei proprio guadagnato!

Hai letto la prima puntata, vero?

(Photo credits Juan Julbe)

2 commenti
  1. marco ha detto:
    3 Agosto 2016 alle 17:45

    “A quel punto però le sue scaltre compagne cominciarono a sospettare che Dora sotto sotto…”, eh sì, il problema era proprio li, sotto sotto…

    Rispondi
  2. Andrea ha detto:
    7 Agosto 2016 alle 19:43

    Ma Sergio è geniale davvero!
    Bisogna tenerlo d’occhio, che altro potrà inventarsi?
    Praticamente l’equivalente nella corsa del mitico Dick Dastardly (sì, proprio quello di Muttley, il cane con la coda rotante e la passione per le medaglie…)!

    Rispondi

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