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La corsa mi ha insegnato a darmi dei limiti, non a superarli

  • 3 minute read

Anni fa, in chissà quale decalogo del runner, avevo letto che le braccia, mentre si correva, dovevano rimanere morbide ed oscillare lungo i fianchi.
E’ una regola che mi è stranamente rimasta impressa, e dico “stranamente” perché in genere i miei neuroni tendono a non registrare queste informazioni.

Eppure quella la ricordo ogni volta che esco di casa e metto il lettore mp3 in play.
Eppure, imperterrita, continuo a tenere le braccia troppo in alto. Mi impegno, giuro, mi sforzo. “Uno-due-tre, ricordati dei gomiti, un po’ più vicini al busto…”
…ma è questione di un attimo: la mia mente comincia a vagare libera e le braccia salgono.
E ci riprovo – davvero – più volte, ma il risultato è sempre lo stesso.

Ascolto il mio corpo

Forse siamo sul serio delle macchine perfettamente collaudate e forse, in realtà, è il mio corpo che mi manda segnali ben definiti, anche se faccio di tutto per scansarli.
Perché io, quel polso che con la coda dell’occhio vedo andare su e giù, non posso proprio permettermi di perderlo di vista.
Il mio GPS viola, ancorato al polso sinistro, non segna solo i chilometri, le calorie consumate e l’obiettivo velocità, no. Segna prima di tutto il limite oltre il quale non posso andare. Già, è un po’ come se parlasse.
Quell’ultimo buco sul cinturino, è il mio segnale di stop. E’ lì che mi devo fermare, perché se cerco di scavalcarlo, rischio di farmi male, molto male.

Fino a quel punto

Si dice che la corsa ci insegni a superare i limiti, a non fermarci al primo ostacolo, a migliorare sempre, giorno dopo giorno, le nostre prestazioni.
Beh, ora sembrerà un tantino bizzarro, ma a me la corsa ha insegnato a pormi dei limiti. Sì, gli stessi che gli altri mirano a superare. Perché io, i limiti non sapevo neppure cosa fossero.
E facevo più sport contemporaneamente solo per consumare ciò che mangiavo, e mi sentivo soddisfatta solo quando mi buttavo a letto stremata, senza neanche più avere la forza di pensare.
Non credevo fosse possibile divertirsi facendo attività fisica, riuscire a cancellare i pensieri negativi, respirare aria pulita, poter sbirciare il mondo e la sua frenesia con le cuffie nelle orecchie, adattando il passo al ritmo della musica.
Per me lo sport era semplicemente qualcosa di necessario. Un dovere. Una procedura triste, faticosa, estenuante. E dovevo farne tanto per bruciare i sapori che al mio corpo, ormai, non facevo sentire neanche più da lontano.
Non so come ho iniziato, non lo ricordo.
Ciò che ricordo è però che sì, non era stato semplice. Pagavo cari anche i primi dieci minuti, fondamentalmente perché oltre alla massa grassa, ero riuscita ad annientare quella magra, per cui era tutto da costruire, nuovamente, da zero. Tutta una salita. Ma si sa, le salite non mi hanno mai spaventato.

Non dovevo distruggermi, ma divertirmi

Io e la corsa siamo diventate nemiche-amiche: mi faceva sudare ogni più piccolo traguardo, ma in cambio sapeva esaltare anche l’impercettibile accenno di euforia, dettagli che avevo imparato, col tempo, a soffocare.
Io e lei, una cosa sola contro l’altra parte di me, che avrebbe voluto esclusivamente distruzione.
E’ stato un processo doloroso capire i miei limiti e accettarli. Smettere di voler vedere quel polso assottigliarsi sempre più, e con lui la mia vita. Ma ce l’abbiamo fatta.
Ecco un’altra cosa che la corsa mi ha insegnato: usare quella forza distruttiva contro ciò che mi stava uccidendo, trasformandola in forza costruttiva. Si trattava sempre di lottare, ma in un’altra direzione.
Il tempo che passavo a cercare il metodo per farmi più male, ora lo passo a macinare chilometri. Non sono tanti, non punto a diventare una maratoneta, ho smesso di gareggiare con me stessa. Ma è buffo che quella che prima era la mia prigione di tempo, ora sia il mio Tempo di Pace, che nessuno potrà mai permettersi di sottrarmi.
E’ così, credetemi: a volte anche i mali peggiori possono essere sconfitti con un buon paio di scarpe ammortizzate ed un bel percorso in mezzo alla natura.
La corsa ci fa giocare con i nostri limiti, o più semplicemente ci pone nella giusta prospettiva, per farci vedere con occhi nuovi ciò che prima non avevamo messo bene a fuoco.
Nessun segreto né formula magica da confessare, basta solo lasciarsi prendere per mano e cominciare ad accelerare.

Marta Marras

3 commenti
  1. felice ha detto:
    11 Luglio 2016 alle 11:50

    Ciao! Seguo il tuo blog è molto interessante.
    La foto di questo articolo mi ha incuriosito, l hai fatta tu ? la fasci cardio l associ all’ orologio ?
    Che orologio è ?

    Rispondi
    1. Marta ha detto:
      25 Luglio 2016 alle 07:50

      Ciao Felice, scusa il ritardo ma ho letto solo ora.
      Sì, la foto l’ho fatta io. Si tratta dell’orologio ONMOVE200 della Geonaute, in vendita da Decathlon. La fascia è già associata. :)
      Buona giornata!

      Rispondi
  2. Marta ha detto:
    25 Luglio 2016 alle 07:31

    Ciao Felice, perdona il ritardo, ho letto solo ora.
    La foto è stata scattata da me, e la fascia è associata all’orologio ONMOVE200 della Geonaute, acquistato da Decathlon. Buona giornata! :)

    Rispondi

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