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La preparazione

  • 4 minute read

C’è una sottile linea, spesso valicabile e valicata, fra l’essere ligi al dovere e l’esserne schiavi. Molti runner corrono rispettando un programma, controllando con scrupolo ogni dettaglio, ogni ripetuta, ogni allenamento particolare. Il runner coscienzioso fa un voto: a se stesso e all’impegno che ha preso per preparare una gara. Non vuole e non può sgarrare perché ha l’impressione che, al momento della verità, tutti i nodi verranno al pettine e l’imprecisione con cui ha seguito il programma sarà punita. Per questo prova vergogna se un giorno non ha rispettato le tabelle, si convince che da quel singolo allenamento non eseguito alla perfezione dipenderà tutto.

Ma siamo davvero macchine così perfette?

Che il corpo umano sia un meccanismo meraviglioso non ci sono dubbi. Che alla sua perfetta preparazione fisica si possa assegnare la totale buona riuscita di una competizione è un’altra questione. La mia opinione è che no, non dipende solo dal fisico. C’è una componente anche più importante ed è quella psicologica. Una gara la prepari nella testa prima che nel fisico. Non c’è una formula magica per arrivare il giorno della gara nelle perfette condizioni. Mille cose possono andare storte: puoi esserti preparato alla perfezione ma poi peschi la carta “Imprevisti” del Monopoli e non è lo zio che ti lascia un’eredità insperata. È un disturbo alimentare, è una febbre, è un impegno dell’ultimo minuto, inderogabile.

Il programma non ti salverà

C’è un modo di dire che amo ripetere: “La mappa non è il territorio”. In senso lato significa che non puoi descrivere la realtà a parole o con dei segni. Puoi approssimarla, ma esattamente come nella realtà troverai cose che la mappa non riportava. Se bastasse preparare il nostro fisico a una gara allenandolo ogni giorno saremmo tutti campioni: basterebbe impegnarsi. Ma il campione, facci caso, è dotato di capacità fisiche ma soprattutto di cervello fino. Sa come affrontare la realtà e gli avversari ma sa soprattutto come reagire quando le cose non funzionano per il verso giusto. Hai pescato la carta degli imprevisti sbagliata, ops, e adesso?

Cosa significa vincere

Un amico mi diceva giorni fa “Tanto non vinco comunque nessuna gara, quindi perché continuo a farle? Perché mi diverto. Questo è il senso: divertirsi”. Ne parlavamo perché ironizzavamo su quelli che prendono maledettamente sul serio ogni gara a cui partecipano: ok prepararsi, ok essere ligi alla tabella, ok metterci tutto l’impegno di questo mondo, ma se alla fine ogni cosa che va storta ti getta nello sconforto la stai prendendo male fratello. Dato che, specie nelle gare di endurance molto partecipate come le mezze o le maratone, le tue probabilità di vincere sono praticamente inesistenti, forse dovresti chiederti cosa significa vincere per te. Escluso che sia “arrivare prima di tutti gli altri”, puoi cercare e trovare tantissimi altri motivi per farlo.

Per battere te stesso

Prendi l’ultimo risultato migliore che hai raggiunto e prova a batterti. Nella maggior parte dei casi questo è l’obiettivo più realistico che puoi porti, anche perché hai il vantaggio di conoscere molto bene il tuo avversario.

Per divertirti

Puoi farlo per il solo gusto di farlo (e non c’è niente di male). Considera anche un fattore non trascurabile: in gara scorre adrenalina a fiumi e non puoi non restarne contagiato. Puoi essere anche l’individuo meno competitivo del mondo ma il tuo orgoglio ti spingerà a cercare di riprendere quello là davanti o quella che ha osato superarti al 9° km. Magari non ce la farai, magari sputerai un polmone ma l’odore della sfida lo sentirai, anche alla più placida corsa per famiglie (le più spietate in assoluto – scherzo ovviamente).

Per allenarti

Puoi anche fare una gara senza avere in mente di vincerla (tanto hai già capito che in molti casi non ne hai la possibilità) ma perché vuoi allenarti per un’altra gara. Molti usano questo sistema perché in allenamento non puoi simulare l’aria che si respira solo nelle competizioni e quindi il solo modo per metterti alla prova nelle condizioni fisiche e soprattutto mentali tipiche della gara è quello di… correrne una!

Sei pronto?

La notte prima della partenza e anche (soprattutto) pochi secondi prima dell’inizio della gara ti porrai questa domanda. Sono pronto? Ho fatto tutto quello che potevo fare? Sì. Ho rispettato le tabelle? Sì. Mi sento bene? Sì.
Eppure resterà sempre una zona d’ombra in cui non vedi bene i dettagli: sono gli imprevisti, è tutto quello che può andare storto. C’è un solo allenamento che ti serve per gestire il passaggio in questa zona: quello psicologico. Che poi si risolve nell’adattarsi al cambiamento delle condizioni. Piove a dirotto e non te l’aspettavi. Fa un caldo torrido e pensavi facesse fresco. Hai male ovunque (fermati se non riesci proprio, gli eroi non sono mai stupidi).
Ogni metro guadagnato è un continuo rimodularsi del tuo assetto mentale. A volte vincere significa anche solo portare a casa il miglior risultato che TU potevi ottenere.
Sei stato male MA hai tagliato il traguardo.
Ti sei infortunato MA sei riuscito ad andare avanti.
Non hai fatto il tempo che speravi MA hai battuto il tuo precedente tempo.
Sei arrivato ultimo MA hai portato con te chi era distrutto dalla fatica: l’hai trascinato e avete tagliato il traguardo assieme.
Nella corsa più importante non vince il più forte ma vince chi si adatta. Lo diceva Darwin e parlava della corsa per la vita. Una corsa che vale più di tutte le altre messe assieme.

(Photo credits David Schap)

15 commenti
  1. Peppe cecere ha detto:
    27 Luglio 2016 alle 16:11

    Gran bel arricolo…

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      28 Luglio 2016 alle 11:15

      Grazie mille Peppe!

      Rispondi
  2. marco ha detto:
    27 Luglio 2016 alle 21:59

    “La mappa non è il territorio”. Abbiamo visto “Ronin”, eh?

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      28 Luglio 2016 alle 11:14

      Eheheh… ;)

      Rispondi
  3. Nicola Marcante ha detto:
    30 Luglio 2016 alle 19:43

    Che bell’articolo!….mi ha fatto rivivere un sacco di emozioni….grazie!

    Rispondi
  4. Nicola Marcante ha detto:
    30 Luglio 2016 alle 19:45

    Che bell’articolo! Mi ha fatto rivivere un sacco di emozioni…grazie!

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      30 Luglio 2016 alle 23:10

      Grazie a te Nicola, mi fa molto piacere :)

      Rispondi
  5. Elisa ha detto:
    4 Ottobre 2016 alle 22:46

    Grazie Martino, uno degli articoli più bello di Runlovers! Sembra scritto per me, sempre scontenta dei miei risultati quando invece è già un miracolo se riesco a trovare il tempo di correre…
    Grazie, davvero! Domenica vivrò meglio la Pisa half Marathon ??????

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      5 Ottobre 2016 alle 09:55

      Grazie Elisa e mille auguri per la tua half! Grandissimo rispetto :)

      Rispondi
  6. John ha detto:
    6 Ottobre 2016 alle 10:27

    Articolo da leggere e rileggere..complimenti!

    Rispondi
  7. John ha detto:
    6 Ottobre 2016 alle 10:29

    articolo da leggere e rileggere…complimenti!

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      6 Ottobre 2016 alle 10:55

      Grazie John!

      Rispondi
  8. cristina ha detto:
    9 Ottobre 2016 alle 04:37

    sapevo che avrei letto e riletto questo articolo al momento giusto! grazie!

    Rispondi
  9. Elisa ha detto:
    20 Novembre 2016 alle 09:00

    Scrivi benissimo e il tuo articolo è pieno di bei consigli. Grazie per averli condivisi!

    Rispondi
  10. Ruggero ha detto:
    8 Dicembre 2018 alle 21:56

    Leggendo il tuo articolo mi ha fatto rivivere la gara di oggi. Appena partito le gambe non hanno risposto come volevo e le salite hanno accentuato la fatica. Non importa il tempo pessimo che ho impiegato ma il fatto solo di essere arrivato fino alla fine mi ha riempito di gioia E’ Sempre bello leggere articoli di così tanto spessore. Grazie!

    Rispondi

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