Il Giro d’Italia si è appena concluso e – dopo tanti giorni di tappe abbastanza noiose – gli ultimi due arrivi in montagna sono stati delle grandissime lezioni di vita, anche per chi il ciclismo non lo ama o non gli interessa.
Anzi, sul fatto che il ciclismo sia una meravigliosa metafora della vita non credo ci siano pochi dubbi: se vuoi arrivare devi fare tantissima fatica; non basta essere il favorito per vincere facile; c’è sempre qualcuno che cerca di “barare” ma tu devi andare avanti per la tua strada.
Queste solamente 3 lezioni, generali, ma non quelle di cui voglio parlarti oggi. Perché, dopo gli ultimi avvenimenti, secondo me c’è molto da riflettere e imparare. Soprattutto da uno sport dove fatica e dedizione sono le chiavi del successo (come, d’altra parte, anche nella vita).
Ma partiamo dall’inizio, anzi, dal primo.
1. La lezione di Nibali
Vincenzo Nibali era partito con tutti i favori del pronostico e – chiunque avesse voluto scommettere – avrebbe messo una cifra su di lui, certo che qualcosina gli sarebbe tornato in tasca. Così è stato: ha vinto. Ma non con la sicurezza di chi si mette in testa a una corsa e ci rimane fino all’ultima tappa.
Infatti, dopo le prime montagne, Nibali appariva opaco; la crono dell’Alpe di Siusi doveva essere uno dei suoi momenti di gloria mentre – probabilmente – è stato il momento in cui ha toccato il fondo. Si sentivano voci sul suo ritiro dal Giro ma, lui, no. Non ha voluto perché avrebbe significato mollare e disonorare quello che stava facendo.
Come ci insegnano molte vicende, toccare il fondo a volte aiuta: da lì puoi solo migliorare. E così ha fatto il messinese. Aiutato dalla sua squadra ha compiuto due imprese epiche, guadagnando la seconda posizione, prima, e la maglia rosa poi. Non poteva esserci conclusione migliore. Onore al merito, al carattere e alla caparbietà di un campione che – da vero uomo – non ha mollato.
2. La lezione di Scarponi
Michele Scarponi è un compagno di squadra di Nibali e, se il suo capitano ha vinto il Giro, è indubbiamente merito anche suo. Si è sacrificato tantissimo, fino a fermarsi per aspettare il suo capitano e portarlo all’arrivo, dandogli un passo velocissimo per chilometri.
Non è necessario arrivare primi per essere dei grandi uomini, quello che però bisogna necessariamente avere è un cuore enorme e la capacità di mettersi in secondo piano. E giustamente, le prime parole di Nibali quando ha saputo di aver guadagnato la maglia rosa sono state per Scarponi e gli altri suoi compagni di squadra.
3. La lezione di Chaves
Soprannominato colibrì, questo ragazzo nato nel 1990 ci ha dato una grandissima lezione di vita: saper perdere ed essere felici perché si sa di aver dato il massimo, senza cercare alcuna scusa.
Le sue parole sono meravigliose e dovrebbero entrare di diritto nei programmi ministeriali di insegnamento in ogni scuola, di ogni grado.
Un esempio meraviglioso che arriva anche dai suoi genitori che, per primi, sono andati a complimentarsi con Nibali, appena tagliato il traguardo. Non importa se signori si nasce o si diventa; basta esserlo. E tutti loro lo sono.