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Affrontare la lunga (e l’ultra) distanza

  • 2 minute read

La lunghezza è una questione soggettiva – lo sappiamo – ma, quando si parla di corsa, la “lunga distanza” è quasi misurabile. Esiste infatti il “Lungo”: l’allenamento, superiore ai 30 Km in preparazione alla maratona, quasi fosse un’antonomasia di cosa significa percorrere molta strada e, secondo me, è il punto di partenza per considerare la lunga distanza. Ho usato “punto di partenza” perché c’è chi corre anche 200 Km ma, anche qui, tutto è relativo. Tutto tranne il punto di partenza.

Sì, perché fino alla mezza maratona le distanze sono percorribili, affrontabili, quasi umane. Oltre, invece, vanno sempre trattate con rispetto e grande preparazione. Sono distanze che ti assorbono e provano sul piano energetico, muscolare e – dulcis in fundo – mentale.

Non vorrei parlare di “resilienza” oggi ma di come cambino le prospettive e i punti di vista quando si percorrono lunghe distanze. Quindi, tranquillo, non mi sentirai dire quanto importante sia l’aspetto mentale, anche se penso lo sia tantissimo.

La definizione dell’obiettivo

Se parliamo di “ultra” abbiamo una definizione molto precisa: qualunque corsa più lunga di una maratona. Quindi anche un percorso di 42.196 metri può essere considerato un’ultramaratona ma diciamo che, nell’immaginario collettivo, le distanze che incutono più rispetto sono quelle al di sopra dei 100 chilometri.

Nel triathlon è un po’ la stessa cosa ma cambia sia la definizione che la percezione e, in questo caso coincidono. Infatti l’Ironman 70.3 (o triathlon medio) è considerato fattibile mentre, l’Ironman full distance viene definito dalla federazione “Super Lungo”. SUPER, capito?!

Più si sale con le distanze e più cambiano gli scopi e gli obiettivi, infatti diventa sempre più una sfida e già il raggiungimento del traguardo – la medaglia da finisher tanto agognata – è un risultato che rende felici. Nonostante il tempo. Chissenefrega del tempo.

La preparazione

Non è un gioco da ragazzi e un essere umano non si “improvvisa” maratoneta, ultrarunner o ironman. Serve tantissima preparazione, parecchi mesi e una definizione chiara degli obiettivi e, se parti da zero, tante tappe intermedie che creino quel bagaglio di esperienza che ti permette di affrontare meglio il “grande appuntamento”.

Personalmente ritengo ci sia un altro elemento che diventa più importante con l’aumentare della distanza: l’allenatore.

Già allenare autonomamente le medie distanze non è semplice ma, comunque, è fattibile ma affrontare la preparazione di una gara lunga secondo me è praticamente impossibile.
E non mi sto riferendo solamente alla parte atletica o alla creazione delle tabelle di allenamento ma – soprattutto – ad avere una persona che ci accompagni, ci segua, ci guidi.

Il risultato

Il risultato principale – al di là di quello inevitabile, cronometrico – è riuscire a completare l’impresa, arrivare al traguardo e godersi il viaggio.
E non sto parlando della gara ma di tutto il percorso che ti accompagna, le difficoltà, le gioie o le sconfitte che si affrontano di giorno in giorno. Perché, più il viaggio è lungo e più è bello.

1 commento
  1. Stefano ha detto:
    27 Ottobre 2017 alle 09:23

    Il lungo stesso è già un viaggio :)

    Rispondi

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