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Enjoy? Enjoy proprio un bel niente

  • 3 minute read

Di racconti di maratone ne abbiamo letti tanti e ognuno ha una particolarità. C’è chi parla di tutta la gara, puntigliosamente e senza trascurare nemmeno un dettaglio. C’è chi racconta la preparazione e chi ne parla solo attraverso le emozioni vissute. 
Ma un racconto di una maratona dal 37° km in poi non l’avevamo ancora letto. Questo di Andrea Alesso parte proprio da lì: quasi dalla fine. 


È il km 37. Sembra passata una vita da quando è finito il 36, ma è sempre il km 37. Dio solo sa quando finirà, gli altri sono andati, questo resta. Mi guardo in giro cercando supporto.

Arriva Gianluca Vacchi. Sta ballando, mi guarda e mi dice:”enjoy”.

Lo guardo, l’orologio segna sempre 37, lo riguardo, gli dico:”Gianlú, enjoy un cazzo” (cit.).

Dal momento in cui decidi di correre una maratona non c’è niente di “enjoy”. La preparazione è fatta di alzatacce, di freddo, di dolori, di noia, di multe, di tanti soldi spesi. Ho mangiato tante cose sane, perché fanno bene se devi correre, salvo poi scoprire che con la pizza più lurida andavo il doppio. A Roma non piove mai, così dicono, oggi sì, oggi sono solo al km 37 senza Anna a cui rompere le palle e con la pioggia che insiste a romperle a me. Se continua a piovere sarò solo anche quando arrivo, i pupi sono piccoli e non si devono ammalare, li vedrò dopo. Ora devo solo arrivare a 40 dove c’è il ristoro e cammino, giuro solo il tempo di bere e riparto, ma devo camminare. Davanti a me dei non morti si trascinano fino all’oasi, li supero pensando che non è “enjoy” tutto questo, è volersi male. Arriva il traguardo, alzo le mani, dovrei aver vinto, dovrei avercela fatta, ma non sono felice. Accetto la medaglia e voglio andare da loro, ma uscire a destra è impossibile per cui devo farmi altri 6 km per tornare a casa, piove, ho freddo, il cartellone che ha fatto mia moglie è tutto rovinato, so quanto amore ci ha messo e sono fiero di averla, ma tutto questo non è “enjoy”.
Oggi ancora le gambe che urlano, mentre mi allacciavo le scarpe.

Ripenso al senso di tutto questo è mi viene in mente che la domenica all’alba io vedo cose che in tanti si perdono.

Ripenso alle risate con un ubriaco che mi fa i complimenti per la maglietta xbionic che secondo lui è di Italia 90. Penso al braccialetto runlovers che ho regalato a una persona con un cuore davvero grande e a chi il cuore ce l’ha un po’ matto e ci deve stare attento, ma che mi fa sempre un post che mi emoziona prima della maratona. A chi è tutto spaccato ma la medaglia la vuole e se la prende, a chi si spacca tutta e prima o poi però se la prenderà anche lei la medaglia, a chi non può esserci fisicamente, ma è sulla spalla sinistra a rompere le palle. A chi fa un miliardo di km al mese e ai tanti che mi vogliono bene e anche se non mi hanno mai visto sono in ansia per me, al mio amore grande che mi aspetta con i vestiti sul calorifero e la pasta pronta. E mi sa che forse ha ragione Gianluca Vacchi, tutto questo alla fine è “enjoy”.

Andrea Alesso

(Photo credits Martin Reisch)

5 commenti
  1. marco ha detto:
    6 Aprile 2017 alle 14:46

    Tutto vero, tutto giusto, tutto profondamente condivisibile…tranne tirare in ballo quel tizio li….se ne può tranquillamente farne a meno.

    Rispondi
  2. Stefano ha detto:
    6 Aprile 2017 alle 15:07

    Andrea ha un cuore grandissimo, lo dimostra non solo in questo racconto ma in ogni cosa che fa… e non vedo l’ora di una pizza kebab con lui! Enjoy!

    Rispondi
  3. Daniele ha detto:
    7 Aprile 2017 alle 06:56

    Bellissimo e commovente…

    Rispondi
  4. Antonio Patta ha detto:
    7 Aprile 2017 alle 09:13

    Avevo già letto il racconto su Runlovers, l’ho riletto ora ora con vero piacere. È sempre bellissimo. Complimenti davvero per tutto.

    Rispondi
  5. Luca Ferretti ha detto:
    7 Aprile 2017 alle 13:34

    Ero a Roma anche io (pettorale 104) e non sai quanto è vero quello che scrivi. Complimenti

    Rispondi

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