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Tipi di runner: i Posers!

  • 5 minute read

Come vedi, quella “s” finale ci dice chiaramente che i posers sono due e distinti: la poser e il poser. Hanno certi comportamenti e certe abitudini comuni, ma altre che sono opposte (complementari, direbbero i maligni, ma tu maligno non sei, giusto?). In entrambi i casi va fatta una premessa: differentemente da molti altri esemplari profondamente tipizzati, quella dei poser è una categoria spesso trasversale. Ciò detto…

…cominciamo con la poser, che si manifesta in due tipiche forme: la ragazza dal fisico ragguardevole che esce dal letargo invernale della palestra per fare un po’ di cardio; la donna più matura, dal fisico sempre ragguardevole, che usa la corsa per lasciare il letargo in cui è stata costretta da una serie di agenti esterni (il compagno bradipo, i figli, il lavoro, le colleghe che aborriscono lo sport in favore dei gruppi di lettura, etc.).

La prima corre all’alba e la seconda, di regola, nelle ore in cui è sicura di incrociare il maggior numero di runner, ma quale che sia la forma e l’ora dell’apparizione, alcuni tratti sono comuni: tenuta ton sur ton in nuances dei cromatismi più in voga, canottierine tagliate sotto il seno o aperte sulla schiena fino alla zona lombare, pantaloncini minimali o gonnellina-fitness-running. Nel 99% dei casi corre con gli auricolari, ma: se è una poser post-palestra usa il cellulare, se è una poser più matura ha di regola un Garmin color acquamarina (e non dirglielo, che è azzurro!). La poser post-palestra non fa nulla per nascondere le doti che la natura le ha concesso e lei ha giustamente coltivato; solitamente è giovane e ha capelli lunghi, non suda mai e ha lo sguardo di una regina dei ghiacci, ogni cosa in lei è studiata per mettersi in mostra ma se un altro runner la nota ecco che subentra quell’espressione di altezzoso fastidio che farebbe sentire un pezzente anche l’incrocio tra Clooney e il principe William. La poser più matura ha abbigliamento tecnico ma succinto all’estremo del reato (almeno in certi stati USA), solitamente “va” parecchio (nel senso che è veloce, oppure fa lunghissimi, oppure fa lunghissimi e li fa pure veloci), ha i capelli legati a coda e agli sguardi ammirati della controparte maschile risponde con il raggio della morte che incide nelle carni le parole “bello mio lascia stare”.

Quale che sia la sottotipologia, la poser si scatta selfie ma nessuno sa quando: potrebbe farlo in piazza San Marco a Venezia nel pomeriggio di ferragosto e tutti giurerebbero che non abbia mai preso in mano il cellulare. In ogni caso i selfie finiscono regolarmente su Twitter, Facebook, Instagram, Snapchat, e sono di due tipologie specifiche: la foto a figura intera con addominali tirati e viso sorridente, oppure la foto vedo/non vedo dove spesso è il viso l’unica cosa a non vedersi.

In ogni caso la poser è vanesia, esibizionista, ma non bisogna dirglielo né farglielo notare. Perché un conto è far di tutto per essere notate, ma un altro conto è essere notate. In questo caso si arroccherà sulle posizioni di un femminismo e di una difesa dei diritti che, pur sacrosante e anzi doverose, poco o nulla hanno in comune col semplice fatto che “se ti vesti per farti guardare, e poi qualcuno ti guarda, bè ti vuoi anche lamentare?”.

[Nota: si parla di guardare, di notare, magari anche di osservare più a lungo ma sempre entro certi limiti, e non si parla affatto di qualsiasi comportamento che si scosti anche solo di un minimo dal rispetto e dal buon gusto.]

Ed eccoci al poser, che esce per lo stesso motivo della poser, cioè farsi guardare. In quanto maschio, è solitamente semplice e dichiarato al limite del grottesco: svolazzini o pantaloncini in microfibra aderenti, calzino tecnico a metà polpaccio solo se ha gambe alla Bubka (lo sai chi è, vero?), scarpa trendy ultimo modello, occhiale da sole, talvolta cappellino, e… Una canottiera? Una maglietta? Dai, non scherziamo. Ha un fisico ragguardevole che coltiva in palestra e che esibisce appena può, anche rischiando l’ustione di terzo grado a due incognite o l’assideramento, e se correre a torso nudo a Venice Beach è perfettamente normale, va detto che passare sudato, lucido e vascolarizzato accanto alle nonnine sul sagrato della chiesa la domenica mattina denota una certa carenza di buon gusto.

Il poser si scatta selfie e quando lo fa tutti lo vedono ma nessuno dice nulla, al più qualche moglie getta l’occhio e qualche marito si immola (tipo “che ne dici se andiamo all’IKEA?”) pur di distrarre la consorte. Ma il poser ha una missione specifica oltre a quella di farsi ammirare: farsi rimbalzare dalla poser. Se infatti il poser e la poser possono interagire in molteplici occasioni, ciò però non accade mai durante la corsa (a meno che, ovviamente, già non si conoscano). E il motivo è semplice: il poser potrebbe rivelarsi davvero fastidioso e terribilmente insistente, e la poser rischierebbe di veder corrisposti nel modo peggiore gli sforzi che ha indirizzato a esibire se stessa. Insomma queste due categorie gemelle possono anche integrarsi, ma solo a posteriori. Se invece si incrociano la scena sarà invariabilmente la seguente: appena si riconoscono, anche in distanza, il passo si fa più agile e l’appoggio così di avampiede che nemmeno gli stambecchi; la falcata rallenta e si allunga; l’intero gesto podistico diviene plastico al limite dell’irreale come in un rallenty del Samsung, come in Matrix; il poser contrae i tricipiti e smazza il pacchetto da 8 degli addominali; la poser si sistema i capelli e solleva il mento; il poser atteggia il viso a uno sguardo languido da Briatore e la poser socchiude gli occhi in una maschera che fa apparire dolce anche Nicole Kidman; il poser ammicca e fa un sorriso e la poser scruta a bordo-strada l’agitarsi dei fili d’erba. A incrocio avvenuto, lui incespica nel tentativo di correre in avanti col busto girato indietro, e lei rimbalza d’avampiede e lenta e al rallenty scivola via.

E poi, su Facebook, li vedrai compiacenti e rassicurati prodigarsi di like e sciocchezzuole sui reciproci post con le reciproche “pose”. E tu, probabilmente, assisterai impotente, appena appena invidioso, a questo strano rito di corteggiamento a distanza…

Età media: 18-43
Genere: 50% maschile – 50%femminile
Velocità: varia
Distanza preferita: focale
Socievolezza: non applicabile
Sopportabilità (1..10): scarsa
Domande tipiche: nessuna.

Sui social, però, i commenti reciproci mireranno invariabilmente a tutto ciò che è marginale, come il calzino di lei (belli, sono compressivi?) o l’occhiale di lui (ma non è troppo pesante?)…

5 commenti
  1. Cristina Lussiana ha detto:
    24 Luglio 2017 alle 11:47

    mi ricorda un sacco questo divertentissimo libro:
    https://www.amazon.it/Cose-Runners-Maurizio-Bona-Thehand/dp/1326261843
    una galleria di ritratti, uno più azzeccato dell’altro!

    Rispondi
    1. Andrea Masotti ha detto:
      24 Luglio 2017 alle 18:31

      Non lo conoscevo, Cristina. Mi incuriosisce ma ci darò un occhio (o, meglio, una lettura), quando questa carrellata sarà conclusa. Così eviterò ogni possibile plagio! :) Ciao e continua a girare il mondo!!!

      Rispondi
  2. Frà ha detto:
    24 Luglio 2017 alle 17:54

    “il passo si fa più agile e l’appoggio così di avampiede che nemmeno gli stambecchi; la falcata rallenta e si allunga; l’intero gesto podistico diviene plastico al limite dell’irreale come in un rallenty del Samsung, come in Matrix”… :D Assolutamente vero, in quel caso specifico comincia a salire di un bel pò l’ansia…
    Da poco ho capito che concentrarsi su di sé piuttosto che avere il pensiero a farsi guardare, aiuta moltissimo a scaricare pesi inutili… corro meglio, per me e con me stesso.

    Rispondi
    1. Andrea Masotti ha detto:
      24 Luglio 2017 alle 18:32

      E fai bene, Fra: se non sei un poser/una poser, vale la pena non diventarlo. E poi bastano le vetrine dei negozi a farci capire quanto non siamo come a volte pensiamo (e spesso speriamo) di essere (runneristicamente parlando, s’intende!)

      Rispondi
  3. Stefank ha detto:
    2 Ottobre 2018 alle 15:55

    Qualche volte lo faccio anch’io il fenomeno

    Rispondi

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