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Perché Sara Dossena perde tempo con il triathlon?

  • 2 minute read

Partiamo dall’inizio e cioè dal colpo di cannone che ha dato il via all’edizione 2017 della Maratona di New York. Le prime a partire sono state le atlete top e prima di tutte, per metà gara, c’è stata Sara Dossena che, con il suo completino fucsia e delle calze a compressione a dir poco ipnotiche, ha catalizzato l’attenzione di tutti. Alla fine Sara è arrivata sesta – anche se vale come un quinto posto a pari merito – con il tempo finale di 2:29:39, sempre regolare e con una corsa bellissima, rilassata, anche quando si girava a salutare e a sorridere al pubblico mentre correva a 3’30″/Km. Impossibile anche solo da immaginare per un “atleta qualunque”.

Nell’ambiente si sapeva che sarebbe andata forte, era tutto l’anno che si preparava per questo evento, e io l’avevo incontrata al triathlon di Chia (su distanza 70.3) e l’avevo vista sfrecciare come uno sputnik a Central Park prima della 10K di New York a giugno.

Lei, lo dico in tutta onestà, è stata l’unico motivo per cui ho guardato la diretta su RaiSport: non ero particolarmente interessato a guardare la testa della corsa, ero molto più impegnato a fare refresh sull’app ufficiale per seguire i tempi dei miei amici che stavano correndo la “loro” NYC Marathon.

Quando la gara femminile stava finendo, ho sentito uno dei due commentatori (Giorgio Rondelli o Franco Bragagna, entrambi figure storiche dell’atletica italiana per la tecnica e il commento) dire: “perché Sara Dossena continua a perdere tempo con duathlon e triathlon?“.

Immaginami che strabuzzo gli occhi con l’espressione da “WTF” e mi scappa un “ma che diavolo state dicendo?”. Come se il triathlon fosse uno sport “minore”, quasi una perdita di tempo. Mentre, se Sara è lì, è anche grazie al fatto che non si è allenata solo come un’atleta di fondo ma come una triatleta.

Se leggi il post di un mese fa, capisci che non si è allenata come una fondista tradizionale e l’ha fatto per un motivo molto preciso, con consapevolezza.

Quindi iniziamo a farci delle domande se, su un piatto della bilancia abbiamo dei campionati mondiali di atletica andati malissimo e, sull’altro, una “triathleta” che ha il record stagionale sui 10.000 e un sesto posto alla Maratona di New York.

E queste domande dovrebbe farsele soprattutto la FIDAL che politicamente e tecnicamente ha un approccio troppo “tradizionale” (sono eufemistico, lo so) e rimandano le “colpe” delle disfatte sempre a fattori esterni anziché far partire un processo di ristrutturazione che parta dal basso. Forse dovrebbero suonare il campanello della FITri e chiedere qualche consiglio. Anzi, senza forse.

Perché nella multidisciplinarità c’è una preparazione meno impattante e altrettanto efficiente e, se la consideri una perdita di tempo, forse dovresti rivedere la tua posizione anziché togliere valore a una prestazione atletica di livello altissimo.

Intanto, ciò che conta davvero è ringraziare Sara perché ha portato l’Italia lì, sempre in testa, a New York.

E pure per le sue parole:

Non mollate mai durante i periodi difficili perché i sogni si possono veramente realizzare con la pazienza e la determinazione … È proprio vero che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

 

12 commenti
  1. Paola ha detto:
    6 Novembre 2017 alle 17:44

    Sai che invece io l’ho sentita diversamente?
    A me è parso che quella frase fosse stata introdotta da “qualcuno si starà domandando…” (o qualcosa del genere).
    E infatti, in chiusura, hanno sottolineato di nuovo “ecco perché “perdere tempo” con…” a rimarcare che era servito.
    Moviola? [Ahahah]

    Rispondi
  2. Antonio Favaro ' ha detto:
    6 Novembre 2017 alle 22:17

    Penso che il ns amico sconosciuto abbia ragione. Da ex atleta penso che una persona che si alleni su tre specialità può rendere tantissimo anche in una. Forse in tal caso, la corsa rappresenta per la Dossena il gold standard. Meravigliosa e Straordinaria.

    Rispondi
  3. francesco ha detto:
    6 Novembre 2017 alle 23:00

    diciamo la verità. quei due lì non ci capiscono una mazza

    Rispondi
    1. Paolo Moretti ha detto:
      13 Novembre 2017 alle 22:02

      Concordo pienamente

      Rispondi
  4. marco ha detto:
    7 Novembre 2017 alle 10:30

    Allora, intanto l’espressione corretta è stata “perché SD continua, tra virgolette, a perdere tempo con il triathlon o il duathlon?” e quindi quel “tra virgolette” sottintendeva chiaramente una forzatura fittizia, magari infelice, a sottolineare una situazione (l’allenarsi per le tre/due discipline) che poteva (e sicuramente lo faceva) danneggiare una preparazione ottimale per una maratona: credo siano riflessioni ovvie e scontate ma a quanto pare…ora qui son tutti tecnici preparatori (un po’ come sulla Gazzetta dello Sport/portale dove commentano 10 milioni di allenatori incompresi) ma è OVVIO e SCONTATO che disperdere (o impiegare, che qui se non usi i termini giusti…) energie nella bici e nel nuoto sottraendolo all’allenamento della corsa e soprattutto al riposo e al recupero danneggia e comunque non ottimizza una preparazione per una 42km, checchè ne pensiate e ne diciate, è un fatto e non una opinione e quindi non in discussione.
    SD ha fatto una gara magnifica e (pur non essendoci la controprova) sono convinto che se si fosse dedicata solo alla lunga distanza da, diciamo 2 anni, avrebbe senza alcun dubbio fatto ancora meglio, in tempi e piazzamenti; detto questo, anche giocare a boccette o a tamburello non è “perdere tempo” se ti appassiona e ti coinvolge e non lo è a maggior ragione nemmeno per il triathlon ma, per favore, non raccontiamo balle e soprattutto non forniamo falsi alibi ad una disciplina che, sissignore, numeri alla mano è uno sport minore (per numeri, ho scritto, per numeri) e che per bella e interessante che sia NON è propedeutica ne preparatoria alla 42 km, se SD era li a NY a fare quella bellissima gara è solo perché ha una genetica dotatissima (e quindi malgrado il triathlon), genetica che sarà sfruttata al 100% solo ed esclusivamente quando lei deciderà – se deciderà – di dedicarsi ad un solo obiettivo che ovviamente non può essere il triathlon: se continui a praticare tre discipline non saprai mai quanto forte saresti potuto andare su una singola, anche questo è un fatto e quindi non in discussione.
    Infine, suggerisco di non passare alle denunce penali ogni qual volta il triathlon viene appena meno che osannato, gli atleti del decathlon non se li fila nessuno eppure non sembra si incazzino poi così tanto…Per Francesco: ok, dicci tu come stanno le cose, facci capire che a noi piace imparare, diciamola ‘sta verità.

    Rispondi
    1. francesco ha detto:
      7 Novembre 2017 alle 11:44

      la verità è che un telecronista, tra l’altro non so quanto sportivo praticante, che durante la maratona di Roma ha chiamato, deridendoli, “tapascioni” coloro che correvano chiudendo la gara in 3 ore non solo non capisce una mazza, ma forse è peggio. contento della risposta?

      Rispondi
      1. marco ha detto:
        7 Novembre 2017 alle 19:03

        Su questo sono d’accordo, i telecronisti RAI in molte altre occasioni (mi riferisco alle 42 km/21km) hanno sempre discriminato qualunque corridore appena sotto la soglia di top runner, spesso con battute e termini tristi e poco consoni.

        Rispondi
  5. Enzo ha detto:
    7 Novembre 2017 alle 14:53

    se a Sara piace la corsa (infatti da li arriva), andare in bici pure (e le riesce bene) e perchè non una nuotata (sport nel quale eccelle di meno, ma immagino solo per il suo fisico minuto) non vedo perchè si dovrebbe concentrare solo s una disciplina. Come non ci sono controporove nel caso si fosse allenata da due anni per la maratona, così non si può dire il contrario.
    Facciamole fare quello che vuole e che continui a farlo cosaì, divertendosi, solo così riesci ad assorbire le fatiche degli allenamenti. Quest’anno ci ha sopreso, quest’inverno spero farà ancora i cross, e poi, che corra,vada in bici o nuoti, resterà comunque una splendida atleta.Bella per Sara!!!

    Rispondi
  6. Salvo ha detto:
    8 Novembre 2017 alle 00:14

    Come si evince dalla dichiarazione di SD sopra la foto lei ha voluto consapevolmente questo tipo di allenamento in preparazione della maratona. Qui tutti l’ammirano e poi si sostiene che l’allenamento del triatleta non è efficace come lo sarebbe stato un allenamento specifico per la corsa… allora diciamo che la programmazione di Sara è tirata a caso! Ma stiamo scherzando?! Ha detto in sintesi il suo programma e ne ha spiegato i benefici ma chi non vuole capire non capisce. Sono diversi i programmi per la maratona che si basano (con efficacia) sul metodo del triatleta beneficiando in termini di allenamento cardiovascolare senza eccessivamente caricare le articolazioni e i tendini, cosa di cui SD in passato ha sofferto (vedi metodi first). Io stesso ho portato a termine la mia prima maratona con questo programma. Rileggete quello che c’è scritto nell’intervista suddetta e cercate di capire e a rivedere le vostre convinzioni ma soprattutto non rendete la corsa che più mi ha emozionato ed inorgoglito come italiano qualcosa che con il vostro metodo avrebbe ottenuto migliori risultati.

    Rispondi
    1. marco ha detto:
      8 Novembre 2017 alle 12:41

      Nessuno ha scritto che la preparazione di SD è tirata a caso, te lo sei inventato tu; possono esistere diversi programmi per la maratona basati sul metodo del triatleta, come scrivi tu, ma quanto ad efficacia se ne può parlare visto che, come ho avuto modo di dire, la controprova (ossia lo stesso atleta allenato solo con la corsa) non esiste.
      SD può dire quello che vuole, non sarebbe assolutamente il primo caso (ma neppure il 1000° se per questo) di “ignoranza” tecnica, è pieno di atleti di alto livello (per non dire degli allenatori) che sottovalutano incredibilmente l’importanza del riposo e del recupero e se ti alleni in tre discipline sottrai inevitabilmente tempo al riposo ed al recupero, oltre che energie all’allenamento. Con buona pace tua e di SD.

      Rispondi
      1. Sandro Siviero ha detto:
        8 Novembre 2017 alle 18:43

        Sara Dossena è allenata dall’ottimo Maurizio Brassini e quindi non si può certo parlare di “ignoranza tecnica”. Inoltre non c’è alcuna logica nell’associare alla presenza di tre discipline una sottovalutazione del riposo o del recupero. Anzi, proprio la presenza di discipline diverse permette di aumentare i volumi senza necessariamente aumentare i carichi. Mi spiego: fare un doppio allenamento di corsa (come avviene comunemente per gli atleti “pro”) è molto più stressante a livello fisico che farne uno di corsa e uno in bici e questo è dimostrato e documentato.

        Rispondi
        1. Lorenzo ha detto:
          10 Novembre 2017 alle 11:16

          Anche i tecnici della corsa iniziano a porsi qualche dubbio metodologico….
          http://www.atleticalive.it/48684/sara-dossena-e-lexploit-di-ny-triathlon-o-specializzazione-cose-piu-efficace/
          Banalmente, osservando che la Dossena ha fatto sostanzialmente gli stessi tempi di chi è un runner pro ci si chiede: sono scarsi questi? E’ un fenomeno la Dossena? O forse forse la sua metodologia di allenamento è più efficace e quindi l’ha portata, in “poco tempo”, agli stessi risultati?

          Rispondi

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