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Running with Chris Cornell

  • 2 minute read

Di playlist così vorremmo farne il meno possibile: non per la playlist in sé (che spacca come poche) ma per il motivo, e cioè il fatto che Chris Cornell è morto meno di una settimana fa, forse suicida.

Avremmo voluto farla in un altro momento e senza altra ragione che quella di celebrare un artista e i diversi gruppi di cui è stato leader (Soundgarden sopra tutti, ma anche Audioslave e Temple of the Dog) e invece. Invece restiamo con la sabbia del suo ricordo nelle mani e la sua straordinaria voce nelle centinaia di incisioni che ci ha lasciato. Una voce potente, educata, capace di diversi registri ed espressioni. Spesso dolorosa, sempre inconfondibile. Una delle voci in assoluto più belle, piena, rotonda e perfetta del rock di tutti i tempi.

La voce di più generazioni: di quella in cui lui era nato, sola e senza guida dei giovani di Seattle che però trovarono nella musica grunge l’espressione del loro dolore e poi quella della maturità. Il grande rammarico con cui Chris ci ha lasciati è che era davvero giovane: anagraficamente e artisticamente. Non era uno di quelli che aveva detto tutto quello che aveva da dire 20 anni fa e che continuava a cantare per pagare gli alimenti alle 4 ex-mogli (ne aveva una sola di ex, infatti). Era uno che la musica la faceva ancora e benissimo e che era nel pieno di una tournée apprezzatissima con i suoi Soundgarden.

Chris non era forse uno di quelli famosissimi. Forse i TG della sera non ne hanno nemmeno parlato. Non so, non ho controllato e non li guardo comunque da tempo. Però Chris era un amico per moltissimi: l’avevamo conosciuto da giovani e la sua straordinaria voce era un po’ la nostra, se avessimo saputo dire le cose come le sapeva dire lui. Ma le ha dette lui per noi. Non abbiamo avuto la sua vita, non abbiamo forse sofferto come lui. Ma abbiamo provato in forma diversa il suo dolore. Lui l’ha cantato e ne ha tirato fuori delle canzoni così potenti da definire un decennio intero, come Black Hole Sun, per dire solo la più bella.

Non ci eravamo mai persi Chris. Io ti riascoltavo spessissimo: quando la giornata finiva ed ero un po’ stanco facevo partire “Burden in my hand” o “Pretty nose” e mi ricordavo perché il rock è quella cosa miracolosa che è.

A volte si dice un po’ a sproposito che è stato come perdere un amico ma per te sento di poterlo dire: non ci siamo mai conosciuti ma perderti è stato un po’ come perdere un amico che non avevo mai visto ma che era mio amico. Ciao Chris.

(Photo credits Josh Jensen)

9 commenti
  1. Pietro ha detto:
    24 Maggio 2017 alle 09:41

    Bellissima selezione! Grazie Martino!

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      24 Maggio 2017 alle 09:46

      Grazie a te Pietro! Grande Chris, ci mancherà tantissimo.

      Rispondi
  2. Elisa ha detto:
    24 Maggio 2017 alle 09:42

    Io VI ADORO.
    Adoro anche Chris. Da quando è morto ho ascoltato solo lui in cuffia per correre. Li sto chiamando i km per Chris.
    Apprezzo tanto che tu abbia scritto “forse suicida”. Non ci voglio credere. Era un’anima sofferta, dolce e grandissima. Ho condiviso con lui, proprio come con un amico, attraverso le sue canzoni, momenti belli e momenti brutti della mia vita e la sua voce mi ha accompagnata, sostenuta, a volte buttata a terra.
    Continuerà a cantare nei nostri cuori, anche grazie a questa playlist…
    Grazie ragazzi, siete splendidi.

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      24 Maggio 2017 alle 09:49

      Grazie a te Elisa, davvero. Non mi pareva proprio il caso di dire con certezza come è morto perché forse non lo sapremo mai. Non sapremo se era premeditato, se è stata una fatalità indotta dai farmaci o un incidente vero e proprio. Quello che sappiamo è purtroppo che non c’è più ma che ci resta la sua straordinaria musica e la sua energia pazzesca.

      Rispondi
  3. discoloimpenitente ha detto:
    24 Maggio 2017 alle 12:52

    Ho profondamente amato Chris Cornell sin dai suoi esordi e lo vidi finalmente nel lontano 1993 o giù di li (non ricordo più l’anno) allo stadio delle Alpi come gruppo spalla ai Guns’N Roses, era l’anno in cui suonavano in giro per il mondo le perle di un album pietra miliare della storia del rock, tale era Badmotorfinger. Lui aveva la gloria ed il peso della band tutto sulle sue spalle ma sapeva come reggerli. Sapeva come gestire il distacco con un pubblico divoratore di talenti ma sapeva come tenerci tutti per le palle semplicemente piegandosi sullo strumento. Beh, lo vidi cantare con la sua potenza vocale unica, a petto nudo con una cascata di capelli sul petto scolpito, lo sguardo penetrante dei suoi occhi azzurri e la sua Gibson nera che lanciava bordate al rock più glamour dei Guns. Cazzo dissi, questo è il mio idolo. Ebbene così è stato e così sarà perché adesso, la sua assenza, la potenza delle sue composizioni e del suo sguardo assumeranno il valore di un oggetto prezioso, come un ricordo con un significato profondo, da conservare gelosamente sulla mensola a fianco delle foto dei nostri figli.

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      24 Maggio 2017 alle 16:27

      Che bel ricordo che ne hai tratteggiato Achille, mi hai emozionato. Purtroppo non l’ho mai visto dal vivo e l’ho pure scoperto con un certo ritardo (a memoria verso il 1997-98) però da allora è sempre stato un fedele compagno di vita.

      Rispondi
      1. discoloimpenitente ha detto:
        25 Maggio 2017 alle 11:14

        Grazie Martino
        credimi l’emozione è viva anche per me.

        Rispondi
  4. Roger Marco ha detto:
    24 Maggio 2017 alle 22:53

    Grazie per queste parole, danno un pò sfogo ai miei pensieri. Continuo ad ascoltare ripetutamente “I Nearly Forgot…” un pò stupidamente, ancora incredulo, ancora a chiedermi “perchè ?”. Guardo la sua figlioletta nel video e continuo a non capire. Lui era uno dei pochissimi, veramente, che con la sua musica entrava nel subconscio; magari non lo ascoltavi per mesi ma poi tornavi sempre lì, a quella musica e a quella voce potente come ad avere una necessità fisica di non potere farne a meno. L’unica “spiegazione” potrebbe essere la depressione, che so essere tremenda e avvinghiante fino a stritolarti. Molti, tanti, troppi non ne sono usciti anche se circondati da persone che li amavano. Lo stato interiore soggettivo diventa una dimensione inconciliabile con la realtà. Se in uno do “quei momenti” sei solo, in una camera d’albergo, non ti salva nessuno. Mai sapremo. Ciao Chris, mi mancherai come nessun altro musicista, più di tutti; non chiedermi perchè, non lo so. È cosi e basta.

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      25 Maggio 2017 alle 10:19

      Esatto, potevi non ascoltarlo per mesi e poi BOOM, dovevi tornare a trovarlo. Ma ci torneremo, sempre più spesso. Grazie Roger per le tue parole :)

      Rispondi

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