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Yiannis Kouros, il dio della corsa

  • 4 minute read

Gli uomini e gli dei sono cose diverse. Vale la pena ricordarlo perché l’uomo di cui si parla qui è noto come il “dio della corsa”. Yiannis Kouros non è un ultrarunner. Per lui bisogna usare l’articolo determinativo: lui è “L’Ultrarunner”. Nessuno ha osato come lui, nessuno ha raggiunto i limiti della resistenza umana come lui.
Per lui:

La resistenza non si riferisce a qualcosa di fisico ma a qualcosa di spirituale.

In queste sue parole si trova un modo per capire le sue gesta atletiche fuori dal normale e anche oltre lo straordinario: corpo e anima. Yiannis Kouros è un uomo che ha sempre inteso la corsa come un’esplorazione solitaria ed eroica dei confini della sua anima.
Racconta che in una delle sue prime ultramaratone a un certo punto si è percepito distintamente in un luogo diverso dal suo corpo. Lui era in alto sopra se stesso e si vedeva – o vedeva il suo corpo, sarebbe meglio dire – che correva sotto di lui.

Spesso quando si dice “superare i propri limiti” si intende quelli fisici. Kouros ha invece sempre inteso questi confini in maniera diversa. Dove normalmente si intende il superarli come un fine, lui vede un mezzo: quello che gli permette di andare oltre il proprio corpo per raggiungere un’altra dimensione, quella spirituale. Dove si trova questa dimensione? Lo dice lui stesso:

Il tuo corpo non può sopportare di farti correre per 24, 48 ore. Addirittura per 6 giorni di fila. Nessuno completa gare del genere con il proprio corpo: ci vuole solo la mente.

Usando il potere della sua mente ha osato l’inosabile e l’inosato: correre per 24 ore di fila, correre per più giorni, correre per 1000 km, correre per 1000 miglia (esatto: miglia, cioè 1609 km) e in tutte queste distanze detiene ancora il record mondiale (303 km e 506 m in 24 ore, 473 km e 495 m in 48, 1036 km e 800 m in 6 giorni, 1000 chilometri su pista in 5 giorni, 16 ore e 17 minuti, 1000 miglia su strada in 10 giorni, 10 ore, 30 minuti e 36 secondi). Nuovi record che non definiscono solo nuove conquiste fisiche dell’uomo ma sono incursioni in territori inesplorati, così oltre il limite fisico da sconfinare in quello spirituale.

“Quando tutti gli altri si fermano io continuo a correre”

La sua filosofia sta tutta in questa semplice frase, detta da un uomo di grande umiltà ma che ama le parole e le usa con misura. Non solo quando parla ma anche quando compone le poesie che scrive dall’età di 12 anni. E quando suona e compone musica.

Una figura strana di sportivo: così fisico eppure altrettanto spirituale. Impegnato in imprese epiche ma anche dedito alla cura della mente e all’amore per la sua Grecia.
Un paese amato che ha dovuto abbandonare per 10 anni dal 1990 al 2000 per trasferirsi a vivere in Australia in aperta polemica con il comitato olimpico greco che non lo sosteneva.
Un luogo geografico nel quale non si riconosce perché ha in mente un’idea mitica di Grecia: quella classica, quella degli eroi e dei poeti, quella di Fidippide, un uomo al quale ha dedicato molte riflessioni e tantissima strada.

Nelle sue interviste ricorre spesso la parola “Eccesso”. Non inteso come una forzatura dei limiti e del vivere sano ma come una direzione ben precisa. Eccedere per Kouros significa rendere onore a questi uomini del passato che hanno vissuto per un ideale più grande di loro: per salvare la patria dall’attacco persiano o per cantarne le lodi con la poesia.

Nel suo rapporto con la storia si capisce qual è la sua dimensione temporale. Lui non si misura con il tempo presente se non nei limiti cronometrici che stabilisce sulla strada. Il suo pensiero si espande in un tempo storico molto più dilatato.
Lui è un uomo – straordinario ma umano senza dubbio – che ragiona in una dimensione molto più dilatata in senso storico. Non qui e ora ma in un certo punto del tempo e dello spazio che lui raggiunge correndo.

Un aneddoto più di tutti racconta Kouros e il suo rapporto con il tempo: la seconda volta che vinse la Sydney to Melbourne Ultramarathon (che vinse per 5 volte, nel 1985, 87, 88, 89 e 90) migliorando il record storico di 28 ore (ventotto ore) i giornalisti dissero all’organizzazione che così non era più divertente e che lui era troppo forte. Quindi fecero un piccolo “intrigo” – come lui stesso lo chiama: lo fecero partire 12 ore dopo gli altri concorrenti.

Potevo anche arrivare 11 ore e 59 minuti dopo e avrei vinto comunque, solo che non avrei vinto.

Come andò a finire? Partì 12 ore dopo, riprese dopo 300 km il gruppo di testa e ovviamente, vinse.

Forse il più grande alleato di Kouros è il tempo: nella sua dimensione a cavallo fra corpo e mente, fra realtà e spirito lui riesce a distorcerlo, piegandolo e dominandolo.
In questa sua dimensione temporale ha corso, ha vinto e ci ha riportato le sue poesie e i racconti delle sue gesta davvero eroiche. Divine, anzi.

2 commenti
  1. Sofi ha detto:
    26 Novembre 2020 alle 15:59

    Lui è un atleta straordinario ma ugualmente straordinario è chi lo racconta. Grazie mille, è molto piacevole leggere questi articoli di così tanta qualità!

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      27 Novembre 2020 alle 08:09

      Grazie Sofi, è stato altrettanto un piacere leggere il tuo messaggio! Grazie davvero :)

      Rispondi

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