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Il personal best

  • 2 minute read

Correre significa velocità, correre significa andare verso qualcosa più speditamente di quanto si faccia di solito. Ogni giorno cammini ma quando corri fai una cosa in particolare e – se non te l’ha ordinato il medico – la fai per tua volontà. Non perché serva, o almeno non a qualche scopo preciso e immediato. Lo fai per mille motivi, spesso molto personali, altre volte per ragioni che non vuoi nemmeno confessare.

Ma c’è una cosa che molti appuntano alla maglia tecnica o alla bacheca di Facebook: il personal best.
È il migliore tempo che tu abbia mai fatto, la tua gara più veloce, il tuo riferimento personale in termini di velocità. In un certo senso è la fotografia di uno stato di grazia e come tutte le foto belle ti piace riguardarla spesso. E farla vedere.

Velocità vs bellezza

Ma è sempre il più veloce il tempo più bello?
Forse è la domanda che si pone chi non è un missile (perché mi stai guardando?). Il PB è un numero che concentra molte cose: uno stato d’animo, uno stato fisico e, alla fine, anche uno mentale. Come ti sentivi quando l’hai fatto, a cosa avevi pensato mentre lo facevi ecc.

Ma se il PB è una fotografia, qual è il film di quello stato di grazia? È l’intera corsa, compreso ciò che l’ha preceduta e ciò che è seguito. Quindi propongo di definire il PB in maniera più estensiva, come il film di una corsa che ci ha lasciato un particolare ricordo.
Può non essere stata quella più veloce e nemmeno quella in cui eravamo più in forma. Può essere stata la prima corsa che hai fatto dopo un infortunio di 3 mesi. C’è un PB più bello di quello? Riiniziare a fare quello che ami, dopo essere stato costretto a non farlo più? Difficile immaginare qualcosa di meglio.

Nelle foto finish vieni sempre male

Spesso poi il PB – quello che misura un tempo e una prestazione – è stato ottenuto a patto di sforzi importanti. Letteralmente il massimo sforzo che potevi esprimere e hai espresso. Invece quello che definisco il BPB – il Beautiful Personal Best – non è necessariamente il tuo tempo più veloce ma quello più bello. E va dall’inizio alla fine della tua corsa. E anche dopo, perché ricorderai quel paesaggio, quella brezza, quella particolare leggerezza del cuore.

Tuo, solo tuo

Non puoi riassumerlo in un numero da condividere sui social. Nemmeno una foto rende l’idea perché quello che ricordi è un intero film.

Siccome non lo puoi condividere resterà per sempre come qualcosa di molto più personale – davvero un “personal” best. Chi l’ha provato può capire di cosa parli ma tutte le sfumature e i piccoli frammenti di memoria te li puoi tenere solo per te. È molto liberatorio che in un mondo in cui tutto è condiviso e spesso mistificato e criticato e aggredito, ci sia qualcosa che non puoi spiegare né con un post, né con una foto. Te lo tieni per te e ci ritorni quando hai voglia di pensare che nella vita ci sono tante cose belle e che la velocità è un numero e basta.

(Photo by Tim Marshall on Unsplash)

4 commenti
  1. Max ha detto:
    8 Ottobre 2018 alle 21:53

    Bellissima e quanto mai attuale per me.
    Proprio oggi ragionavo su quanto sia opportuno partecipare tra meno di due settimane ad una mezza maratona, nella quale le mie attuali condizioni di preparazione mi faranno sicuramente terminare con un tempo molto lontano dal PB.
    Ma è la gara della mia città natale e sarà la prima volta che vi partecipo, e se non partecipo ora dovrò poi attendere un anno ancora… e allora leggo le tue righe e penso che voglio correrla… e so che sarà una esperienza molto intensa,ed il tempo finale la cosa meno importante.

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      8 Ottobre 2018 alle 23:04

      Felice di averti fatto prendere una decisione, in qualsiasi senso tu la prenderai alla fine ;)

      Rispondi
  2. Antonio ha detto:
    14 Ottobre 2018 alle 18:27

    Grazie Martino,
    mi hai fatto riflettere sul mio PB e ho scoperto che per me è quello che ho corso i primi di settembre a
    a Portofino dopo 3 mesi di sofferenze per un infortunio che stava per farmi appendere le scarpe al chiodo.
    Dopo anni passati a guardare i cronometri adesso la cosa più bella è poter correre senza sentire dolore.

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      16 Ottobre 2018 alle 08:36

      Eccolo! Grazie a te Antonio e bentornato alle corse :)

      Rispondi

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