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Oggi non corro: oggi cammino

  • 2 minute read

Camminare è una cosa che faccio ogni giorno, forse una delle cose che mi piace più fare.
Quando non corro perché sono a riposo mi permette comunque di muovermi e di fare una certa attività fisica, anche se a bassa intensità. Almeno ho l’impressione o l’illusione di non essere stato fermo neanche quel giorno. Anche se in termini fisici non ho fatto granché, in termini psicologici ho messo a tacere quella parte del cervello che mi pungola a non stare mai fermo.

Camminare è una forma di meditazione

Non cammino solo per spostarmi da una parte all’altra della città o per coprire i tragitti che potrei altrimenti percorrere in bici o in macchina ma anche per vagare senza meta. C’è insomma il cammino con una funzione (spostarsi da-a) e quello puramente meditativo, che non ha una meta né una durata precisa.

Quest’ultimo è quello che preferisco perché unisce alla dimensione fisica anche quella metafisica. In genere lo faccio dopo cena (dovrei procurarmi un cane così susciterei meno sospetti 🤔) quando le case e gli alberi e le strade si riappropriano della città ormai vuota di persone. C’è una particolare aria in quei momenti, che sia inverno o estate: tutti sono dentro casa e si vedono solo le luci dei soggiorni o delle camere da letto. Si intravede qualcuno che parla al telefono, qualcun altro che si prepara per andare a letto. In molte case si vede la luce sempre diversa prodotta dal televisore. Mi piace immaginare che storie contengano quelle case, mi piace immaginare la vita che fanno quelle famiglie. Sono storie che durano il tempo di passare sotto quelle finestre, poi la finestra dopo me ne racconta un’altra.

Non c’è voyeurismo in questo mio modo di guardare dentro le case: è un brevissimo sguardo e basta. Mi basta ad avere una certa impressione per poi costruirci attorno una storiella che dura pochi secondi. Un po’ come quelle che ti immagini quando in metropolitana l’attenzione si posa su qualcuno seduto di fronte a te e inizi a immaginare che lavoro fa, dove va, quanti anni ha. Non indovinandone una, normalmente.

Ma non conta molto, no?

Camminare serve anche per uscire da se stessi e per ricordare al corpo che ha un peso, una gravità. Ce lo dimentichiamo stando seduti in ufficio o in auto. Ce lo ricordiamo quando corriamo ma quando camminiamo è uguale ma facendo meno fatica.

Quando sto seduto molte ore sento che il corpo mi vuole ricordare che è fatto per muoversi. Non ne può più di stare fermo. Stare seduti è innaturale a ben pensarci. E allora esci a correre o a camminare.

E camminando e guardando le finestre illuminate o quel passante o quella in bici pensi un po’ alle loro storie e ti dimentichi un po’ di te stesso.

Forse mi piace tanto camminare perché guardo quello che c’è fuori di me e mi dimentico di me stesso. Almeno per un po’.

Oggi non corro. Oggi cammino e mi immagino storie.

6 commenti
  1. Umberto Domma ha detto:
    2 Maggio 2018 alle 16:18

    Oltre agli innumerevoli, e sottolineo innumerevoli, benefici psicofisici, per me, il camminare è diventato irrinunciabile. Mi rilassa, mi diverte e nello stesso tempo mi coinvolge con tutto quello che mi sta attorno come natura, persone, palazzi, monumenti e tant’altro. È diventato talmente essenziale che anche il giorno successivo ad una gara (cito la mia esperienza quindi 10, 13, mezza), magari in un’altra città, senza accorgermene faccio oltre i venti Km sempre tranquillo, sereno e, soprattutto, felice da apprezzare la luce, il profumo e quanto di bello ci sia magari in una giornata dove splende il sole. Finalmente belle sensazioni con una semplice e innocente passeggiata.

    Rispondi
  2. Patrizio ha detto:
    2 Maggio 2018 alle 16:26

    Articolo bellisimo! Condivido ogni parola.

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      2 Maggio 2018 alle 16:35

      Grazie Patrizio!

      Rispondi
  3. Silvia Sacchetti ha detto:
    3 Maggio 2018 alle 22:35

    Io ho quasi smesso di correre. Cammino però 2 ore al giorno. Non sarà così allenante ma il metabolismo e l’intestino stanno ringraziando. :-) Scherzi a parte, ringrazia il cervello. Mentre cammino ascolto podcast di lavoro e audiolibri. Al termine delle due ore ho nutrito testa e corpo.
    Impagabile.

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      4 Maggio 2018 alle 10:13

      Nell’impossibilità di correre va benissimo camminare. E poi due ore non sono mica poche! Ogni giorno? È un ottimo allenamento :)

      Rispondi
  4. marta ha detto:
    14 Gennaio 2019 alle 11:55

    Condivido tutto. Adesso corro poco (un paio di ore la settimana) e mi piacerebbe camminare molto di più. Anche sono io quella che quando puo parcorre la città da sola di notte guardando dentro le case, immaginando storie ma lasciando andare anche i miei pensieri più intimi.

    Il cane mi sarebbe oggi di aiuto nel caso di strade troppo buie ;-) ma alla fine corromperebbe
    l´obiettivo delle mie passeggiate. Daiiii fermatiiiii!

    Rispondi

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