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Scalando il muro delle due ore

  • 3 minute read

Ieri a Berlino Eliud Kipchoge ha fatto un’impresa: non “L’impresa” che è quella che aveva già tentato a maggio 2017 a Monza con il Breaking2 – ossia cercare di correre una maratona stando sotto le due ore – ma qualcosa di altrettanto pazzesco: fissare a 2h 1 minuto e 39 secondi il nuovo record del mondo in maratona.

Per capire la portata della sua impresa bisogna tener conto del precedente record: era di Dennis Kimetto sullo stesso percorso ed era pari a 2h 2 minuti e 57 secondi. Significa correre più veloci del collega di un minuto e 18 secondi. Sembrano pochi in una gara di endurance come la maratona? Sono una montagna perché, specie avvicinandosi agli ultimi metri, avere un margine di vantaggio del genere è qualcosa di mostruoso, perché lo fai alla fine, quando a tenerti in piedi e a far correre le gambe sono rimaste solo la tua mente e la tua volontà.

In costante, inesorabile progressione

La sua impresa è ancora più incredibile se si pensa a che preparazione tecnica e psicologica abbia richiesto. Di certo su di lui Nike ha puntato moltissimo e, di conseguenza, non gli ha fatto mancare niente. Però sulle strade di Berlino c’era lui. Qualche dettaglio sulla gara di ieri spiega ancora meglio perché si è trattato di un evento eccezionale suggellato da un risultato stratosferico. Se si osserva la progressione che Kipchoge ha avuto si nota che ha fatto i primi 10 in 29:01, i secondi in 28:55, terzi in 28:49 e quarti in 28:47. Stanco? Non ancora. Dopo aver mangiato secondi a ogni passaggio ai 10k, se si analizzano solo gli ultimi 10 k (dai 32 ai 42) si vide che ha fatto registrare un pazzesco 28:33. Per riuscirci ha corso a una media di 2 min e 53 secondi al km. Che, nel mio caso fanno più del doppio della mia velocità media. Cioè Kipchoge corre al doppio della mia velocità e di quella della maggioranza dei runner.

Un uomo solo al comando

La sua affermazione è importante sia a livello personale che più generale. Il record di Monza non era infatti omologabile ed era stato criticato perché ottenuto con una Tesla che gli “apriva” l’aria assieme a una cuspide di pacer e infine era stato ottenuto in condizioni ideali e quasi da laboratorio. La vittoria di Berlino è invece stata ottenuta in una gara ufficiale – anche se sul percorso notoriamente più veloce del mondo, dove non a caso sono stati fatti quasi tutti i record del mondo – e con le sole proprie forze. Lo dimostra anche il fatto che Kipchoge ha avuto per buona parte del percorso le consuete lepri (ossia dei pacer che gli davano il ritmo) e li ha poco alla volta letteralmente “bruciati”. Alcuni commentatori hanno osservato giustamente che, non standogli letteralmente dietro, le sue lepri rischiavano di dargli un ritmo troppo lento, frenandolo. Quindi sul fatto che l’abbia corsa e vinta con le sole proprie forze non c’è dubbio.

Due ore

Il muro resiste ma la sua sommità è sempre più vicina. Ci si potrebbe chiedere se conquistarlo non sia diventata una corsa folle oltre i limiti umani, fino a esporre chi ci prova a sollecitazioni folli. A dividere l’essere umano da quel limite restano solo 1 minuto e 39 secondi. Tantissimi in maratona ma forse non una montagna impossibile. Kipchoge è un atleta eccezionale e vederlo tagliare il traguardo fresco e sorridente mentre correva ancora per andare ad abbracciare il suo allenatore fa inevitabilmente pensare che quella  manciata di secondi ce l’avesse ancora nelle gambe. Un po’ tutti abbiamo sognato che, forse non ieri a Berlino, forse non con le gambe di Kipchoge ma quelle due ore un essere umano se le andrà a prendere prima o poi. Forse prima che poi.

 

 

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