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Un sogno chiamato New York City Marathon

  • 4 minute read

Per chi corre su lunga distanza è forse la domanda più scontata, quella che sicuramente ci si è sentiti rivolgere già mille volte e che si sentirà ancora tante: e la Maratona di New York l’hai fatta?

Da qualche settimana, a questa domanda, rispondo: la correrò il prossimo 4 novembre!

Rispondo senza nascondere la felicità, anche se poi mi torna in mente il fatto che, a meno di due mesi dalla gara, mi sento ancora incredibilmente impreparato. Non che in queste settimane mi sia seduto sugli allori e abbia evitato gli allenamenti che Charlene immancabile mi ha proposto, anzi. Mi sono allenato con impegno e seguendo al meglio i chilometri da fare ed il passo a cui farli, e dal punto di vista della preparazione fisica non posso che essere soddisfatto. L’estate è stata davvero molto calda (e non è ancora finita) e correre è spesso stato difficile, ma grazie anche alla compagnia di tanti amici con cui ho avuto la fortuna di condividere qualche alba (o qualche tramonto) sono riuscito a portare a casa diverse lunghe e lunghissime distanze a passo decisamente soddisfacente. A metà agosto, insieme ad un gruppo di altri matti conosciuti su RunLovers Club (sei iscritto, vero?) – Davide, Francesco, Gigi, Giovanni e Marco – abbiamo impostato la sveglia alle 5.30 e siamo usciti, in pseudo-fila indiana, a correre sul lungomare che da Porto Torres va verso Castelsardo, con 30 gradi già all’alba e un’umidità pazzesca, per fare trentadue chilometri senza guardare al tempo, solo per “mettere un po’ di distanza sulle gambe”. Una cosa contro ogni logica podistica a così tanta distanza dalla gara, ma che dal punto di vista psicologico – almeno per me – ha fatto tantissimo, perché è servita per capire che il fisico e la testa sono ancora in grado di stare in movimento per tanto tempo. La settimana successiva è stata la volta della mia prima partecipazione alla gara “Dal mare alla montagna” che si svolge da quasi un ventennio a Villanova Monteleone, un paese che, come si può ben capire dal titolo della gara, ha la sua origine sul mare e termina in montagna. Diciotto chilometri di tornanti in salita con il mare una volta a destra ed una a sinistra, e il paese che sembrava sempre più distante nonostante si continuasse a correre, una cosa da pazzi. E, probabilmente anche per questo, una corsa bellissima, forse la gara che mi ha stupito di più, sia dal punto paesaggistico che da quello di partecipazione del pubblico. Sono arrivato in cima col solo desiderio di tagliare il traguardo il prima possibile e chiedendomi cento volte al secondo perché mai ogni volta ci ricaschi, ad iscrivermi a queste gare tostissime (anche Gigi e Paolo, che ho convinto a venire con me, erano dello stesso parere  e hanno più volte espresso la volontà di pestarmi una volta arrivati), però vedere che tutti gli abitanti di Villanova facevano il tifo per noi è stato davvero bello, così come fantastica è stata la festa per le premiazioni a cui ha partecipato praticamente tutto il paese. Quasi sicuramente la rifarò il prossimo anno, magari con più coscienza di cosa mi aspetti rispetto a questa volta. Da quella gara in poi sono iniziate le sessioni di allenamento programmate. Lunghi, ripetute, doppie corse in una sola giornata. Insomma, le solite cose che preparare una gara come la Maratona comporta. Ho cercato come di consueto di incastrare nella mia tabella alcune delle gare che ci saranno nel prossimo autunno in Sardegna, a partire dalla prima Mezza Maratona stagionale, la seconda edizione della Alghero Half Marathon, dove quest’anno avrò il grande onore di fare da pacer accompagnando chi vuole terminare la corsa in un’ora e quarantacinque (ma se riusciamo in un’ora, quarantanove e cinquantanove è meglio), e poi quasi sicuramente cercherò di capire per bene quale sia il mio reale potenziale alla Mezza Maratona di Assemini di metà ottobre, tre settimane prima di partire per gli USA. Credo sia una cosa che ho detto anche per tutte le altre, ma forse stavolta è quella che calza più di tutte: quella di New York non è una Maratona qualsiasi, inutile che ci si giri intorno. Eppure, sembrerà strano, per la New York City Marathon non ho nessun obiettivo di tempo. È probabilmente la Maratona più desiderata dai runners di tutto il mondo (anche se, devo essere sincero, l’alone di leggenda che circonda la Maratona di Boston forse la rende impareggiabile) e nonostante tutto la mia sola ambizione è quella di terminarla divertendomi e godendomi il percorso e le persone il più possibile. Certo, orientativamente ho un tempo in cui penso di poterla terminare, visto che mi sto allenando seguendo il piano che ho utilizzato per la mia ultima Maratona e che era stato studiato per avere un tempo di gara poco sotto le tre ore e dieci, ma so anche bene che la Maratona della Grande Mela non si presta granché per andare alla ricerca di un miglioramento del proprio crono. Ho letto, in queste settimane, una moltitudine di articoli e storie di maratoneti che hanno preso parte, negli scorsi anni, a questa gara. Tutti raccontano di una esperienza incredibile, prima ancora che dal lato sportivo, da quello umano. La partecipazione del pubblico e la spinta emotiva che le centinaia di migliaia di spettatori riescono a dare pare siano qualcosa che non si trova da nessun’altra parte. Io lo spero davvero, perché è proprio questo che mi piacerebbe vedere: persone felici di vedere la propria città vissuta per un evento sportivo, ed io vorrei arrivare al traguardo con quella stessa felicità con la quale ora rispondo alla domanda “e quella di New York?”.

– E allora questa Grande Mela? La mangiamo?
– Vediamo Charlene, vediamo. Per ora proviamo a correrla!

[CONTINUA]

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