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Centodieci anni di Giro

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È notte in piazzale Loreto, ma questo non ferma i 127 ciclisti assiepati sulla linea di partenza.
Tutti con la propria bicicletta, le due borracce (una di acqua e una di vino), gli attrezzi per la bici, i tubolari di ricambio intorno allo sterno, il cambio. Tutti attenti al segnale di partenza lanciato da Armando Cougnet, tutti pronti a percorrere i 397 km che allora separavano Milano da Bologna.
Pionieri di uno sport che oggi come allora è fatica e sudore.

13 maggio 1909, partenza della prima tappa del primo Giro d’Italia.
Otto tappe, arrivo finale sempre a Milano, il 30 maggio, dopo 2.448 km complessivi. Montepremi totale di 25.000 lire, all’epoca una cifra in grado di fare la differenza.
A vincere il primo giro d’Italia, centodieci anni fa, è Luigi Ganna, la foto ce lo consegna baffuto (come la moda dell’epoca imponeva): varesino, 25 anni, già vincitore della Milano-Sanremo, uno dei primi professionisti del pedale, uno che viveva di bici e chilometri da macinare in mezzo alla polvere, su strade ancora da inventare.

Ganna era, insieme a Eberardo Pavesi (poi Direttore Sportivo della Legnano di Bartali e scopritore di Coppi) e Carlo Galetti, poi fondatore dell’omonima azienda di biciclette, uno dei “tre moschettieri” della Bianchi. Ma, con un ‘coup de theatre’ Ganna era passato, proprio nel 1909, alla squadra dell’Atala, fondata l’anno prima da Angelo Gatti, ex dirigente della Bianchi e così chiamata in omaggio alla madre del Gatti, che si chiamava appunto Atala.

E proprio indossando la maglia raffigurante il marchio blu e rosso che Ganna ha la meglio sui pochi corridori rimasti, meno di cinquanta. E con 25 punti totali, vince il primo Giro d’Italia sull’ex compagno di squadra Galetti e su Giovanni Rossignoli. Una fatica così immane che le prime parole che Ganna pronunciò al cronista, al termine del Giro, furono abbastanza eloquenti: “me brusa tant”l cü!“.

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