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E se non ne hai voglia?

  • 4 minute read

Recentemente mi è stato chiesto come fare a convincersi a correre quando non se ne ha nessuna voglia. Chi mi ha fatto questa domanda sapeva esattamente quanto bene le facesse farlo eppure non sapeva risolversi a farlo. Allora ho indossato il mio miglior completo da Risponditore della Posta del Runner, ho preso penna e calamaio, un foglio bianco, li ho messi da parte e le ho risposto digitando sul mio computer. Ovvio, chi scrive ormai più a mano?

Perché lo faccio?

Mentre rispondevo cercando di essere il più persuasivo possibile ho realizzato una cosa che spiega perché molte persone corrono, o almeno perché lo faccio io (ma non credo di essere il solo a pensarla così).
Ma prima devo dirti cosa le ho risposto, no?
Le ho detto che anche io a volte non ho voglia di correre. Ebbene sì, lo ammetto. Non sempre ho voglia di farlo. Però anche nella corsa ci vuole mestiere: non solo per correre in sé ma, prima ancora, per convincersi a farlo. Dopo anni che lo faccio posso dire che il mio tasso di rinunce è prossimo allo zero. Se decido che domani corro, domani corro e se non lo faccio non dipende da me ma dalla caldaia rotta e dal tecnico che devo aspettare o dall’invasione di cavallette.

Come ci sono riuscito?

In una maniera molto semplice, e la chiamo “Teoria dello zuccherino”. Parte dal presupposto che correre non sia necessariamente un’attività piacevole: si suda, si fa fatica, poi sei tutto indolenzito. No, diciamocelo: l’atto in sé di correre non batte molto facilmente lo starsene sul divano con un sacchetto di patatine a guardare Netflix. Eppure sono riuscito a preferirlo. Come? pensando a cosa avrei fatto durante la corsa e a come mi sarei sentito dopo. Lo zuccherino insomma è come ti senti dopo. Niente di più semplice.
Per riuscirci prova a dividere l’atto della corsa in 3 parti: il prima, il durante e il dopo.

Prima

Hai avuto una giornata pesante al lavoro o ne hai una di fronte (nel caso tu corra al mattino presto): niente di meglio che scaricarsi con una sana corsa che ti allontana fisicamente e mentalmente dai problemi. O che ti prepara con una massiccia dose di endorfine a sopportare numerose rotture di maglioni.
I motivi per vedere la corsa come uno sfogo davvero non ci mancano nella vita moderna, quindi possiamo metterli a buon frutto. Usandoli come energia negativa che diventa positiva!

Durante

Quello che sto per dire non vale per tutti, lo premetto. Se stai seguendo una tabella di allenamento particolarmente rigida è meglio che ti ci attieni senza distrazioni. Se invece intendi la corsa come me in maniera meditativa, sfruttala per fare altro. Io amo ascoltare podcast. Quando li ascolto mi sento più intelligente, anche se – ahimè – è solo un’illusione. Se insomma non ho voglia di correre mi basta pensare che ascolterò un podcast e imparerò qualcosa di nuovo e mi viene voglia di farlo, subito. Mentre si corre il sangue affluisce ai muscoli per ossigenarli meglio e quel che resta in circolo nel cervello viene speso magicamente su pochi, importanti pensieri. È per questo, detto molto semplicemente, che correndo si pensa meglio: in realtà si pensa a poche cose e in maniera più proficua, perché il cervello – ah, che macchina meravigliosa – risparmia ossigeno e sangue per le sole cose davvero importanti. Quindi quando corri sei più concentrato e non hai altro da fare che correre. E ascoltare. Infatti la qualità dell’ascolto che puoi esprimere è massima e quindi anche la quantità di informazioni che riesci a trattenere e poi rielaborare. Poi impari cose nuove che non riusciresti altrimenti a imparare perché lavori o devi cucinare o guardare X Factor. Ottimizzare è la parola d’ordine! L’uomo non è multitasking ma, credimi, correre e ascoltare podcast è fattibilissimo.

Dopo

Questa è la parte che piace di più a tutti. La gioia della doccia dopo aver corso. La soddisfazione di aver fatto una cosa dall’inizio alla fine. Quel senso di spossatezza che sa tanto di vittoria, perché ce l’hai fatta. Quella cosa lì. Spesso io corro perché voglio sentirmi esattamente così e la corsa non mi hai MAI deluso. Mi ha sempre fatto sentire 85enne al punto giusto dopo averla fatta. Garantito. Anche questo è un pensiero che mi motiva molto a correre: il pensare come starò dopo. C’è questa cosa non sempre piacevole che devo fare per un’oretta MA POI STARÒ BENISSIMO. È davvero così semplice.

Un diverso rapporto con il tempo

E arriviamo alla rivelazione: correre mi ha fatto capire che posso avere una diversa relazione con il tempo, che posso, in un certo senso, dominarlo. Nella vita quotidiana il mio tempo (ma anche il tuo, il suo, il nostro) è spesso influenzato dagli altri e la gestione del nostro tempo in forma “egoistica” è difficile se non impossibile. Ci pare di non disporne affatto. Ci sentiamo in colpa se lo sprechiamo andando a guardare il fiume che scorre vicino a casa. Siamo ossessionati dalla produttività. Ma correre è ormai socialmente accettato e anche se facendolo non produciamo altro che benessere per noi non c’è problema. Finalmente uno che corre non è più strano: è solo uno che corre e che ci tiene a stare bene e in forma. Punto.
E quando corriamo siamo nel puro presente e pensiamo. E dopo abbiamo la ricompensa di avere fatto una cosa per intero e di averne tratto beneficio. Solo “facendo cose” abbiamo questa sensazione così appagante ma la corsa ha anche un altro vantaggio: il suo esito è certo ed è sempre uguale. Dopo essertici dedicato sai già che starai bene. Quanto rassicurante è questo pensiero? E in quante altre occasioni ti capita? Forse solo facendo la torta di mele che è buonissima ma che potrebbe non sempre riuscirti bene.
Scherzi a parte: io corro per dominare il tempo e per riappropiarmene. La vita è tua e solo tu dovresti decidere come impegnarla e metterla a frutto. Spesso non accade. Quando corri succede sempre. Mi pare un buon motivo per dire che vale sempre la pena di farsi una corsa.

(Photo credits Ian Espinosa)

6 commenti
  1. francesco ha detto:
    21 Novembre 2017 alle 10:01

    io ho passato un mesetto circa senza voglia. è successo quando ho realizzato, verso il 20 ottobre, che non sarei riuscito a correre la (mia prima) maratona, che avrebbe dovuto essere Reggio Emilia il 10 dicembre. però di allenarmi, con fatica, non ho smesso. o meglio, di correre col solo fine di correre. poi domenica scorsa ho fatto un collinare, meglio di come lo avevo fatto 2 anni fa. ecco, la voglia mi è ritornata

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      21 Novembre 2017 alle 10:56

      Esatto! Non è detto che quando viene meno l’obiettivo che ti sei dato venga meno anche la voglia di correre. Può essere che hai un obiettivo meno definito e più distante nel tempo, come stare sempre meglio e costruire passo dopo passo una vita più sana :)

      Rispondi
  2. Antonino ha detto:
    17 Novembre 2019 alle 14:39

    Mammamia che bell’articolo. Complimenti.

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      17 Novembre 2019 alle 23:57

      Grazie Antonino!

      Rispondi
  3. Vincenzo Di Luca ha detto:
    21 Maggio 2020 alle 09:49

    Leggo sempre i tuoi articoli, caro Martino e ormai non posso più farne a meno. Come la corsa. Mi sono avvicinato da poco, e questa quarantena ci ha fermato tutti. Ma ora che ho ricominciato, saltare una corsa, mi rende nervoso, intrattabile, ho bisogno di “sxaricare”,”stare bene” grazie Martino. Continua a scrivere e a correre

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      21 Maggio 2020 alle 10:52

      Grazie mille Vincenzo! Certo che coniinuo, a patto che anche tu non ti fermi ;)

      Rispondi

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