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Il giro del mondo in 559 giorni

  • 3 minute read

Che a Cassie De Pecol piacesse viaggiare non era un mistero. Americana di origine, a 18 anni decise di fare il suo primo anno di collage un po’ fuori casa: andò in Nicaragua e in Costa Rica. A 21 anni fece il suo primo viaggio a modo suo: per “a modo suo” intendo una cosa un po’ più complessa e strutturata di un comune viaggio. Partì dagli USA con 2000 dollari e rimase in giro per 24 mesi, visitando 24 stati diversi. Come si fece bastare così pochi soldi per così tanto tempo? Adattandosi a dormire in luoghi di fortuna, trovando ospitalità o lavorando. Del resto fin da subito le è stato chiaro il tipo di viaggio che voleva fare: non di certo quello turistico in cui si cercano il riposo e le comodità domestiche. Per lei viaggiare vuol dire soprattutto entrare in contatto con le culture locali e mescolarsi agli indigeni. Viaggio è conoscenza, comprensione e condivisione.

Una sola idea in testa

Tornata a casa Cassie era pronta a mettere la testa a posto: inizia a lavorare in una grande multinazionale “9-5”, cioè “dalle 9 alle 5”. Orario d’ufficio, ferie, permessi per malattia ecc.

Facile prevedere che non potesse durare.

“Pensavo ‘Cosa posso fare? Che cosa darebbe un senso alla mia vita? Come posso rendere la mia vita qualcosa capace di coniugare la felicità, la carriera, la passione e l’emozione? Cosa posso fare dell’unica vita che ho?’. Volevo creare qualcosa che avesse importanza per me e che aiutasse anche altre persone. Ripensai a un’idea che avevo avuto al liceo: viaggiare in ogni paese del mondo. Quindi mi sono detta ‘Beh, proviamoci’ e ho iniziato a pianificarlo”.

Per affrontarlo meglio e per dargli un senso più profondo della “semplice” ricerca di un record del mondo, Cassie ha deciso di farlo in qualità di ambasciatrice di pace dell’International Institute of Peace through Tourism, un ente che promuove il turismo come forma di conoscenza e cooperazione fra gli stati per sensibilizzare all’uso razionale e rispetto delle risorse naturali e al rispetto delle culture locali.

196

“Spedizione 196” è il nome che Cassie ha dato all’impresa. “196” come gli stati riconosciuti che occupano le terre emerse. Il record da battere era di 3 anni. Ne ha impiegati meno, stabilendo il nuovo record del mondo e anche il primo detenuto da una donna: un anno e 193 giorni.

Visto che parliamo di numeri è ora il caso di fare una semplice operazione: 559 giorni per visitare 196 paesi significa che in ogni paese Cassie ha trascorso in media 2,85 giorni. Quello che potrebbe sembrare un bellissimo e avventuroso viaggio è infatti stato spesso tutto fuorché piacevole e confortevole. La stanchezza l’ha messa a dura prova in continuazione ed è anche il caso di ricordare quante decine dei paesi visitati siano tutt’ora o siano stati in passato interessati da carestie e guerre. Non l’ambiente ideale per viaggiare per una donna sola. Invece proprio questa condizione – dice Cassie – le ha spesso permesso di essere percepita come inoffensiva e di essere accolta dagli sconosciuti. Le difficoltà fisiche e mentali sono state insomma spesso superate grazie al calore umano. Anche quello dimostratole dai 16.000 studenti che ha incontrato lungo il viaggio e a cui ha parlato, diffondendo i valori della tolleranza e del dialogo.

Non solo viaggiatrice

Ma perché – come se non bastasse quello che ha fatto – ti parlo di Cassie? Perché lei è anche una triatleta e Ironman, come puoi vedere dal suo seguitissimo profilo Instagram. Durante il suo viaggio inoltre ha corso in più tappe possibili, generalmente per un’ora o due al mattino. Non è sempre stato facile, anche perché spesso si trovava a farlo in luoghi molto violenti. Al riguardo però ha dei consigli: non correre con le cuffie, nascondere il cellulare nel reggiseno ed essere fiduciose in sé stesse. C’è chi potrebbe considerarlo un atteggiamento avventato ma nel suo caso ha sempre funzionato.

La donna più veloce del mondo – almeno nel viaggiare in tutto il mondo – è anche una runner e dal running ha imparato ad apprezzare gli aspetti meditativi e la possibilità che ti dà di esplorare realtà sconosciute con occhi capaci di accogliere le sottili sfumature della diversità. Perché il mondo è ricco, ricchissimo e diverso. E chi meglio di lei può dirlo?

2 commenti
  1. Dark ha detto:
    8 Febbraio 2019 alle 20:27

    Bell’articolo.
    Bel ritmo sciolto che porta avanti.
    Piaciuto

    Rispondi
    1. Martino Pietropoli ha detto:
      9 Febbraio 2019 alle 12:25

      Grazie Dark!

      Rispondi

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