• Allenamento & performance
    • Correre
    • Iniziare a correre
    • Consigli
    • Tecnica
    • Programmi di Allenamento
    • Offroad
    • Recensioni
    • Scarpe
    • Training
  • Benessere
    • Azioni
    • Alimentazione
    • Let’s go outdoor
    • Meditazione
    • Walking e hiking
  • Contaminazioni
    • Cultura
    • Lifestyle
    • Cose Preziose
    • Playlist
    • Oggi non corro
  • Lovers
    • Editoriali
    • Corsi e Ricorsi
  • News
  • Podcast
Runlovers Runlovers
  • Allenamento & performance
  • Benessere
  • Contaminazioni
  • Playlist

Running with Massive Attack

  • 2 minute read

Erano i primi anni ’90. Erano gli anni d’oro del brit pop. Erano anche gli anni del trip hop, un genere musicale completamente diverso dai successi di classifica degli Oasis o dei Blur. In realtà il trip hop non nasce in contrapposizione con il sound pop dei cugini londinesi o manciuriani. Anzi: non erano nemmeno cugini, non c’era proprio nessun grado di parentela. Se una qualche familiarità doveva esistere nelle sonorità trip hop bisognava piuttosto ricercarla nell’hip hop (da cui deriva il nome, declinato però in “trip”, quindi viaggio, mentale in questo caso). C’era la stessa radice elettronica, lo stesso lavoro di dj che si erano formati sui grandi classici ma che si erano poi evoluti trovando suoni più adatti alla propria sensibilità.

Nel trip hop si possono infatti trovare schemi e ripetitività tipiche dell’hip hop ma il risultato è completamente diverso. Semplificando moltissimo, il trip hop è un genere musicale che pochissimi critici e intenditori di musica direbbero mai di non apprezzare. Perché è cool, perché è una delle espressioni musicalmente e intellettualmente più interessanti di quegli anni e soprattutto perché aveva un’origine genuina e pura. Era nato nei club di Bristol, era fatto da gente che amava la musica e non voleva farci una montagna di soldi e soprattutto aveva innovato la scena musicale trovando uno stile unico, raffinato, profondo, cupo e meditativo quando serviva. Il trip hop non erano canzonette. Dovevi ascoltarlo e apprezzarlo e dedicarci molta attenzione perché ogni traccia era costruita con precisione maniacale e tocco artigianale.

C’era chi lo faceva con pochissimi mezzi come i Portishead – che usavano molte tracce o riff presi in giro e le rimiscelavano facendoci cose nuove e incredibili – e poi c’erano loro: i Massive Attack.

Si dice che il governo inglese non fosse felice che il loro “Blue Lines” uscisse proprio durante la prima Guerra del Golfo. Quel nome “Massive Attack” non suonava bene, era troppo belligerante. O forse era infastidito dal fatto che loro, come sempre durante la loro carriera, non si fossero mai dimostrati timidi nell’appoggiare campagne di sensibilizzazione civile e fossero l’esatto opposto di quanto il loro nome suggerisse. Non c’era niente di militare e violento nel loro nome. La loro era solo pura potenza sonora e non si esprimeva nemmeno con suoni violenti ma con la perfezione dell’eleganza. In quelle tracce costruite con così tanta sapienza non si poteva che leggere una calma potenza. E non solo: c’era anche la delicatezza di tracce come “Protection” o “Teardrop”, dei classici ormai immortali.

I Massive Attack sono diventati famosi a loro modo e compatibilmente con il genere che suonano. Li si potrebbe pure definire pop(olari). Se non fosse che hanno sempre saputo mantenere una certa lontananza dalla musica compiaciuta. I Massive Attack non vogliono farti star bene. Se ti devono far viaggiare con la mente lo fanno mettendola alla prova, facendola andare nei suoi luoghi più nascosti ma rivelandone allo stesso tempo la potenza. Per questo riascoltarli anche dopo più di 20 anni restituisce la stessa forza, precisione e bellezza che avevano e hanno sempre avuto.

(Photo by Mike Meyers on Unsplash)

 

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Runlovers
© Runlovers | All rights reserved | Privacy Policy
 
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 2001.

Inserisci la chiave di ricerca e premi invio.

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}