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Bisogna essere pronti

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In questo periodo di difficoltà e di gare posticipate a chissaquando c’è un atteggiamento abbastanza diffuso fra chi corre. C’è chi si interroga sul fatto che abbia senso o meno pianificare comunque una gara e prepararsi di conseguenza. Qualcuno dice, vagamente sconsolato ma con piglio polemico, che non ha senso preparare una maratona perché tanto non si sa quando la si correrà mai. Osservazione comprensibile che mi ha fatto pensare però a una cosa diversa, e cioè: ma corriamo per preparare gare o per correre?

Gli obiettivi e i programmi per raggiungerli

Ci sono programmi che hanno un fine preciso: prepararti a una certa distanza. Corri per una 10k, per una mezza, per una maratona. Ogni competizione ha la sua tabella, ogni tabella – unitamente, come spesso ripetiamo, all’alimentazione e al riposo/recupero – serve a preparare il tuo fisico a un certo tipo di gara.
Di certo questo tipo di programmi sono in crisi in questi mesi: non sai bene per cosa prepararti e non ti resta che impegnarti mentalmente a una gara virtuale sulla distanza che preferisci o che consideri sfidante per te.
Ma non ci sono solo programmi con un fine così preciso. Non esistono solo tabelle funzionali a un certo chilometraggio. Esistono programmi più “esistenziali”, o almeno mi piace chiamarli così: non hanno una data di scadenza, non si esauriscono un giorno preciso (quello della gara) ma durano anni, se non decenni.
Il più semplice è: “Correre ogni settimana, 3/4 volte alla settimana”. Finito. Non ci sono tempi, non ci sono andature. C’è solo l’impegno a farlo e una motivazione di fondo che è ancora più radicata di quella che ha una gara come fine, perché non prepara a niente in particolare ma serve solo a farti sentire meglio dal punto di vista esistenziale: come una persona che prende impegni (con se stesso) e li rispetta. Non ci sono pioggia o neve o caldo o piccoli acciacchi che tengano: hai un impegno, lo rispetti.
Nella vita ci sono i progetti (le gare) e poi ci sonoi grandi temi esistenziali, tipo il benessere. I progetti ci servono a costruire e fortificare la nostra visione riguardo ai grandi temi di fondo, alle cose a cui vale la pena ispirare la nostra vita.
Vuoi vederla in altro modo? Il benessere, il lavoro, i rapporti umani sono dei superprogetti: non hanno una data di scadenza, durano tantissimo (a volte una vita intera), non hanno tabelle precise, richiedono il massimo impegno da parte tua e una motivazione incredibile.

Le virtual race

Puoi essere entrambe le cose

Una cosa interessante e molto utile di questo approccio è che ti prepara a (quasi) tutto nella vita. Non avendo un fine preciso, per sua natura, non dà forma a una preparazione specifica a qualcosa ma prepara a tutto.
Se ti alleni per una maratona ti prepari a quel tipo di distanza in particolare. Se ti alleni e basta ti prepari a qualsiasi cosa (e a niente in particolare, dirà qualcuno – ed è verissimo). Ma alla fine si tratta di scegliere fra due atteggiamenti: l’essere focalizzati e saper fare bene una cosa (e una sola) o l’essere più elastici e farne bene diverse.
I vantaggi del secondo approccio sono evidenti: facendo così ti alleni a tutto e costruisci il carattere. Nel primo caso sei più specifico e alleni una caratteristica particolare.
I due poi non si escludono a vicenda: allenarsi per una maratona significa calibrare in un particolare modo una modalità di allenamento che altrimenti sarebbe più generica.

Il vero obiettivo

Ha senso allenarsi comunque? Certo che sì: ha senso perché farlo per una gara aiuta a costruire una caratteristica del fisico e della personalità (la resistenza, nel caso della maratona), farlo in modo più generico costruisce invece il carattere. In altri termini: prepararsi a una maratona significa definire meglio un tratto del tuo carattere, prepararsi a tutto definisce invece il tuo carattere, in senso più ampio.

Sarebbe un po’ deprimente pensare che, siccome non ci sono gare in vista, allora non ha neanche senso prepararsi a nessuna gara in genere. È un po’ come dire che il senso di quello che fai viene dalla cosa in sé, mentre il senso alle cose glielo dai tu. La maratona ti definisce, certamente, ma il senso alla maratona e alla vita glielo puoi dare solo tu.

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