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New Balance Fresh Foam Hierro v5, Il fascino intramontabile di Boston

  • 3 minute read

Tirando fuori le nuove Hierro 5 di New Balance dalla scatola ho avuto due pensieri:
“che fighe”, perché l’estetica della scarpa è veramente curata, quasi da sembrare una scarpa da mettere anche la sera per bere una birra e non solo per l’allenamento. Niente colori fluo, niente tamarrate da spiaggia di Riccione, ma colori ben matchati assieme e un fascino vagamente old school che richiama il patrimonio culturale del brand del Massachussets e le loro prime “scarpe da ginnastica”.

“Non saranno troppo pesanti?” è l’altro pensiero.
Perché le Hierro 5 si presentano come scarpe strutturate, con un peso alla mano di 359 grammi e una forma larga, voluminosa. Oltretutto di solito corro con scarpe con pochissimo drop e tendenzialmente poco strutturate.
Ma mai giudicare una scarpa senza averci corso su almeno un centinaio di chilometri.

@Daniele Molineris

La parte alta: comodità e protezione

La forma è appunto molto comoda, permette spazio anche a chi ha dei piedi voluminosi e un arco plantare poco pronunciato, o piedi piatti, come i miei di non sentire pressioni. La scarpa, in soldoni, è comodissima una volta calzata perché le dita dei piedi trovano spazio senza essere compresse e anche dopo un paio di ore non affatica il piede.
Giusto per la cronaca, le ho messe mentre stavo guarendo dalla frattura del mignolino, correndoci all’inizio solo su fondi morbidi, e a paragone con altre calzature, il dolore da impatto col terreno era molto minore.

@Daniele Molineris

La tomaia anche è uno dei migliori aspetti di questa calzatura, perché la costruzione senza cuciture, insieme al linguettone risulta molto comoda. Il materiale non sembra leggerissimo, il che è un bene in vista della durata nell’utilizzo in montagna, ma dall’altra potrebbe creare problemi col caldo. Per risolvere questo aspetto la tomaia presenta dei forellini, per migliorarne la traspirazione.
Unica pecca che ho trovato, se così si può dire, è la chiusura, in quanto sempre per via dello spessore della lingua, non sono mai riuscito a stringere la scarpa come faccio di solito prima di affrontare le discese “a tutta”. Ovviamente non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca, quindi, tra comodità e precisione di calzata questo modello di New Balance protende per la prima, il che ha senso, essendo una scarpa studiata per macinare tanti chilometri e non per gare corte, nervose e veloci.

@Daniele Molineris

Intersuola e suola

La conferma di tutto ciò è l’intersuola in schiuma Fresh Foam X che ammortizza parecchio senza andare a precludere la reattività del comparto suola/battistrada. Io appoggio di avampiede quindi non posso giudicare l’ammortizzamento durante una corsa con appoggio arretrato, anche se suppongo sia il massimo in termini di resa della scarpa. Il drop di 8 mm non si sente anche con una cadenza maggiore di passo e così è il peso, molto più percepibile “alla mano” che sul piede.
Per quanto riguarda il battistrada l’azienda americana si è affidata al Vibram Megagrip che è una mescola affidabile anche in situazioni di bagnato, seppure, ricordiamolo, il disegno dei tappi è ampio e consiglierei questa scarpa per lunghe percorrrenze su trail sterrati, collinari e morbidi e non per una skyrace su terreno sempre sassoso e sconnesso.

@Daniele Molineris

In conclusione una scarpa che mi ha stupito per l’aspetto e per la comodità dimostrata nell’utilizzo prolungato.
Devo però confessare un peccato, e spero non me ne vorrà New Balance. La parte posteriore del battistrada presentava un’appendice che presuppongo servisse a stabilizzare la corsa, per chi atterra di tallone. Dopo due giorni l’ho tagliato via col taglierino, non perchè la tecnologia non mi convincesse, ma perchè sono un fissato dell’estetica.

@Daniele Molineris
2 commenti
  1. andrea ha detto:
    24 Gennaio 2020 alle 13:54

    ma a cosa servirà lo spoilerino sul retro ?

    Rispondi
    1. Francesco "Paco" Gentilucci ha detto:
      25 Gennaio 2020 alle 11:33

      direi appunto per stabilizzare la corsa aumentando la superfice di appoggio per chi rulla con il tallone, rendendo la transizione più fluida. Esistono anche altre aziende che utilizzano una tecnlogia simile, penso ad esempio alle Altra Lone Peak (vecchia versione, le nuove non credo).
      Tengo a precisare che, come dicevo nell’articolo, io l’ho tagliato via come sempre ho tagliato via qualsiasi appendice simile ma perchè trovo le scarpe bellissime e senza mi piacciono di più, oltre al fatto che correndo in avampiede non sfrutterei questa tecnologia, ma è stata una mia scelta assolutamente arbitraria dettata dall’estetica e presuppongo anche piuttosto sciocca, se pensiamo che dietro ci saranno stati sicuramente studi nella decisione di produrle così.

      Rispondi

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