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La pratica di attività come la corsa all’aria aperta offre benefici fisici e mentali.
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Le persone tendono a preferire certi ambienti naturali che offrono sicurezza e risorse.
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L’ambiente naturale aiuta a ridurre lo stress, migliorare l’attenzione e favorire il benessere psicologico.
Una delle più trascurate fortune che la corsa ti riserva è che la si pratica all’aria aperta. È un fatto noto e pertanto scontato, a tal punto che non si bada neanche che faccia bene non solo in quanto attività fisica in sé ma proprio perché la si pratica all’aria aperta. Come influisce quindi la natura sulla mente e perché se ne traggono così tanti benefici?
La spiegazione è contenuta in un libro intitolato “La mente estesa” che parla di molto altro ma che ha come tema centrale le potenzialità della mente e soprattutto quanto poco le usiamo – e quanto è semplice usarla di più. Fra queste c’è anche il beneficio che dà svolgere attività all’aperto: non solo la corsa ma anche una semplice passeggiata.
Perché dopo aver trascorso un po’ di tempo immersi nella natura ci si sente oggettivamente meglio? Dire “Perché la natura fa bene” è un po’ riduttivo. Eccoti quindi alcune spiegazioni.
Non ci piace proprio tutta la natura
Partiamo da una constatazione che forse sembrerebbe contraddire quanto detto sino a ora: non è che ci piaccia tutta la natura, indistintamente. “Ci piacciono le ampie distese erbose, punteggiate da gruppi di alberi con i rami protesi e che si trovano in prossimità di una fonte d’acqua. Ci piace la possibilità di vedere a lunghe distanze, in molte direzioni, da una posizione protetta e sopraelevata”. Ci sono ambienti che anzi ci sembrano minacciosi, e ci sembrano tali per un riflesso ancestrale, dato che “per sopravvivere, gli esseri umani hanno sviluppato preferenze forti e condivise per determinati tipi di spazi naturali, quelli che ci paiono sicuri e ricchi di risorse”.
Ci sono insomma spazi naturali nei quali indugiamo e dove ci piace stare e altri che consideriamo minacciosi e pericolosi, perché probabilmente i nostri antenati li consideravamo allo stesso modo.
Perché sentiamo il bisogno di vivere nella natura
Quando siamo stressati l’istinto ci porta a frequentare scenari naturali. Si tratta di quella che è definita “‘autoregolazione ambientale’, cioè un processo di rinnovamento psicologico che il nostro cervello non può realizzare per conto proprio”. Abbiamo insomma bisogno dell’ambiente naturale per riequilibrare il nostro cervello, perché autonomamente non può riuscirci.
La città non fornisce ambienti altrettanto efficaci da questo punto di vista, perché “camminare in un ambiente urbano, con le sue superfici dure, i movimenti bruschi e improvvisi, i rumori forti e acuti, richiede l’attenzione volontaria. L’attenzione passiva, al contrario, non implica alcuno sforzo: diffusa e sfocata, fluttua da un oggetto all’altro, da un argomento all’altro.”
La città è talmente piena di stimoli visivi e sonori da mettere il cervello in una condizione di continua allerta. Non solo: la città esprime anche un’idea di scarsità: sembra che tutti stiano cercando di sopravvivere in qualche modo, quindi ci si sente anche inconsciamente in competizione con tutti i suoi abitanti. La natura invece esprime un’idea di abbondanza e varietà: in questa condizione la mente non è in allerta e non pensa a dover trovare il modo di sopravvivere.
Come se non bastasse, ci muoviamo nella città guardando i nostri cellulari che, per forma e dimensioni, sono un’altra espressione di qualcosa di piccolo e definito. La natura, al contrario, è infinita, o almeno è percepita come tale. Osservandola e vivendola il livello di stress si abbassa perché la mente contempla le infinite possibilità che offre.
“Il tempo che dedichiamo a osservare quei nostri piccoli monitor ci porta a pensare “in piccolo”, anche se ciò espande e ingrandisce, in ogni individuo, il senso di sé.”
Il beneficio è evidente
Una passeggiata in un parco di un’ora, un’ora e mezza produce risultati facilmente misurabili che si manifestano nella diminuzione del livello di stress, nel ripristino dell’equilibrio mentale e nel miglioramento della capacità di focalizzare e mantenere l’attenzione. Infatti “entro venti-sessanta secondi dall’esposizione alla natura, la nostra frequenza cardiaca rallenta, la pressione sanguigna scende, la respirazione diventa più regolare e la nostra attività cerebrale si riduce. Anche i nostri movimenti oculari cambiano: osserviamo più a lungo gli scorci naturali rispetto a quelli edificati, spostando anche la nostra attenzione con minor frequenza.”
La natura è molto più varia di quanto si pensi ma lo è all’interno di una struttura organica e coerente. Se osservi un parco e i suoi alberi ti puoi facilmente rendere conto di quanti colori e forme vi siano. Lo sono però in modo coerente (gli alberi e le loro foglie presentano variazioni cromatiche, non accostamenti fastidiosi per l’occhio). Questa varietà è proprio quella che la mente cerca: ne è stimolata e non sopraffatta come avviene dall’eccesso di stimoli visivi e sonori della città.
La vita all’aria aperta acquista insomma una prospettiva diversa: grazie alle sue capacità terapeutiche è un’attività che dovremmo praticare il più possibile, anche perché ha origini antichissime. Ne manifestiamo ancora gli effetti nel nostro codice genetico e chi corre ha il vantaggio di farlo nella natura con cadenza regolare. Quindi sei già avanti :)




