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L’allenamento a moduli: divertimento e preparazione, tutto insieme

  • 2 minute read

Soprattutto all’inizio, quando si comincia ad allenarsi con un po’ di metodo, ci si scontra con due scogli notevoli: la noia dei lenti e la difficoltà degli allenamenti di qualità.

Le uscite a passo lento sono belle perché sono meditative e facili però, a volte, il ritmo blando può diventare alienante e far perdere la “gioia infantile” che tutti troviamo nella corsa con i capelli al vento.
Ehm… Sempre che tu non sia come me che, di capelli, non vedo l’ombra da anni.

Dall’altro lato troviamo gli allenamenti di qualità – ripetute, fartlek, allunghi et similia – che, per la loro difficoltà, ti fanno odiare di aver scelto la corsa come sport.
Non fraintendermi: gli allenamenti di qualità possono anche essere molto divertenti. Ti danno una considerevole scossa adrenalinica e ti diverti pure, anche se magari i tuoi polmoni sono rimasti qualche decina di metri più indietro.

Quindi sorge una domanda: è proprio necessario dividere gli allenamenti in maniera così rigorosa?
E la risposta è no, ma anche sì. Cioè, tanto per essere chiaro: la risposta è “dipende”.

Se sei un runner esperto che ha la necessità di fare lavori specifici, di una certa durata e con un certo metodo, è meglio rimanere sulla divisione netta tra i diversi allenamenti perché puoi preparati in modo più puntuale.
Ma se sei un principiante che ha già iniziato a correre da un po’ e non sei particolarmente focalizzato sulla prestazione, allora non è necessario.

Ma come si fa?

Come funziona? Impariamo dagli altri sport

Nel nuoto e, soprattutto, nel ciclismo (santi triatleti) è abbastanza comune dividere gli allenamenti in moduli che uniscano lavori di fondo con altri in cui ci si avvicina alla soglia.

Quindi perché non fare la stessa cosa nella corsa?

Chiaramente, per motivi di tempo, preparazione ed energie, non è possibile “unire” un allenamento di fondo completo con quello di qualità ma è possibile mischiarli in moduli in modo da trarre efficacia da entrambi.

Il concetto è molto semplice: al termine di un primo periodo di fondo lento, si inseriscono delle ripetizioni in cui si alterna un passo veloce con un recupero fatto a medio-lento. Al termine delle ripetizioni si inserisce un secondo periodo di fondo lento.

Ti faccio un esempio:

  • 20’ fondo lento
  • 2’ ritmo sostenuto
  • 4’ recupero medio-lento
  • 2’ ritmo sostenuto
  • 4’ recupero medio-lento
  • 2’ ritmo sostenuto
  • 4’ recupero medio-lento
  • 20’ fondo lento

Ovviamente questo è solo un esempio indicativo e la definizione dei moduli va a caratterizzare l’efficacia del lavoro. In questo caso, l’allenamento ti permette di lavorare su delle variazioni divertenti ma rimane comunque – nella sua base – un lento perché 6’ di ritmo sostenuto non ne cambiano la sostanza. Ma abbiamo comunque inserito anche un piccolo mattoncino per migliorare la nostra qualità.

Nei prossimi giorni ti proporrò altri schemi che invece vadano a lavorare su altri aspetti e che sono – credimi – molto divertenti.

(Credits immagine principale: ridofranz on DepositPhotos.com)

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