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Come si correva nell’antichità e perché si chiama stadio

  • 2 minute read

In questa puntata di Curiosità vogliamo essere generosi: non una ma ben due curiosità, anche se collegate fra di loro. Ti ha mai svegliato di notte il dubbio di come si corresse nelle Olimpiadi Antiche? O anche se si corresse? Dubbio lecito, perché non è scontato che la corsa fosse una disciplina olimpica (lo era, non temere).

Un po’ di storia (pochissima)

I prossimi giochi olimpici moderni (o Olimpiadi, per brevità) saranno i 33esimi e si terranno a Parigi. Lo dico perché ne sentiamo parlare da sempre e potremmo pensare che siano sempre esistiti. In un certo senso sì, ma non nella forma e con le discipline che conosciamo, senza trascurare che sempre nuove ne vengono aggiunte a ogni edizione. Sai quante edizioni dei Giochi Antichi vennero celebrate? Ben 292, esattamente dal 776 AC al 393 DC, con qualche interruzione, anche se in genere i conflitti in corso venivano sospesi proprio in concomitanza con il loro svolgimento.

Contrariamente all’edizione moderna, i giochi di un tempo non erano precisamente internazionali: all’inizio infatti potevano parteciparvi solo atleti greci, anche se poi l’accesso venne permesso anche alle provincie annesse, per poi internazionalizzarsi definitivamente con l’espansione dell’Impero Romano, tanto che alcune edizioni si tennero pure a Roma. Non meraviglia che la partecipazione non fosse estesa a ogni angolo del mondo (allora conosciuto): al tempo viaggiare verso la sede in cui si svolgevano era decisamente più difficile di oggi.

Le discipline principali

Quali erano le gare dei giochi antichi? Molte meno di oggi ma con molte somiglianze con quelle di oggi. C’erano innanzitutto le gare di corsa: lo stadion, una corsa su rettilineo di 192,28 metri, il diaulos – un doppio stadion di circa 380 metri e il dolichos – ossia una gara di resistenza di circa 4.800 metri.

C’erano poi la lotta libera e il pugilato e c’era pure il pentathlon (salto in lungo, lancio del giavellotto, lancio del disco, corsa, lotta), le gare equestri, il Pancrazio (un misto di lotta e pugilato) e infine la nostra preferita, anche perché la più strana, almeno agli occhi moderni, e cioè l’oplitodromia. Cosa si celava dietro questo nome così strano? Una corsa armata, o meglio: una corsa in cui gli atleti gareggiavano indossando armatura, spada e scudo. Si trattava di una competizione di forza più che di resistenza, e si correva completando due e, più avanti, quattro giri di stadion bardati con circa 20 kg di attrezzatura.

E la seconda curiosità?

In parte te l’ho già detta, o l’hai già letta, magari senza accorgertene. Come si chiamava infatti l’antenato dei 100 metri moderni? “Stadion”, esatto. Prendeva il nome dall’edificio in cui si svolgeva, poi divenuto “stadium” nell’Antica Roma e infine “stadio” in italiano. Curioso che oggi allo stadio ci si riferisca più per le competizioni di altro genere che vi si svolgono, come le partite di calcio o rugby, e meno per l’atletica, anche perché non sempre strutture  del genere hanno anche una pista.

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